Gli otto anni di Giorgio a Macerata:
«Quattro omicidi le sfide più dure,
ora mi dedicherò all’insegnamento»

INTERVISTA - Da oggi il procuratore è in congedo. «Ce l’ho messa tutta per dare il buon esempio. Ho vissuto male il periodo del delitto di Pamela e del raid di Traini per l’enorme pressione che c’era ma ho cercato di mantenere la freddezza. In provincia c’è il problema droga, non basta la repressione. Macerata? Una città vivibile, a misura d'uomo con uno splendido centro storico da rivitalizzare. Tornerò per lo Sferisterio. Il mio sostituto? Dopo il bando di concorso serviranno almeno 6-9 mesi»
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Il procuratore Giovanni Giorgio

 

di Gianluca Ginella

Ha preso in mano la procura di Macerata l’11 aprile del 2013 Giovanni Giorgio e fino a ieri ha diretto l’ufficio prima di andare in congedo, con due anni di anticipo (si dedicherà all’insegnamento del diritto penale all’università Lum di Bari). Giorgio a Macerata è arrivato a 58 anni, era stato sostituto procuratore alla Dda, consigliere alla Corte d’appello di Bari, procuratore al tribunale di Camerino (oggi chiuso). Sin da subito aveva parlato di avviare un rapporto di collaborazione con le istituzioni e di confronto con i colleghi. In procura ha salutato in questi giorni ogni persona che ha collaborato con lui in questi anni. Tante le manifestazioni di stima che ha ricevuto nei giorni scorsi in vista del suo congedo da Macerata.

 

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Saluto al procuratore da parte dei dipendenti

 

Nel suo periodo alla guida della procura, quali sono stati i successi che ricorda e quali le sfide più dure che ha dovuto affrontare?

«Indubbiamente i processi conseguenti ad omicidi volontari purtroppo ce ne sono stati diversi: da quello relativo all’omicidio di Pamela Mastropietro, a quello della giovane pakistana, Azka Riaz, a quello di Pietro Sarchiè, tutti conclusisi con sentenze di condanne molto pesanti (ergastolo nei confronti dei responsabili) confermate anche nei gradi superiori, a testimonianza del fatto che il lavoro svolto da me, dai miei sostituti e dalle forze di polizia coinvolte nelle indagini è stato buono, se è stato riconosciuto valido negli altri gradi di giudizio. Infine ci siamo occupati dell’omicidio di Rosina Carsetti, che è in fase di indagini al momento (proprio questa mattina è stato arrestato anche il marito della donna, ndr)».

Macerata e la provincia in questi otto anni come sono cambiate?

«Premetto che – per quel che ho potuto constatare – la città è vivibile, dotata di buoni servizi e di una splendida università. Ho fruito anche dei servizi sanitari della città e li ho trovati di buon livello. Splendidi gli spettacoli allo Sferisterio, con tutte le connesse manifestazioni culturali. Rimane la piaga del consumo diffuso delle sostanze stupefacenti, rispetto a cui l’azione repressiva penale – certamente da portare con continuità ed impegno quotidiani, come accaduto – credo – negli ultimi anni – da sola non basta. Occorre una riflessione sui pregi ed i difetti della normativa vigente: ma trattasi di un’analisi che trascende ovviamente le vicende maceratesi e deve essere sviluppata a livello politico, come al momento non sta accadendo. Si contrappongono slogan, ma non ponderate riflessioni».

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Il procuratore Giovanni Giorgio nel corso del sopralluogo

Qual è stata l’indagine o le indagini più complesse?

«E’ stata sicuramente quella riguardante la morte di Pamela. Ma anche quelle riguardanti l’uccisione di Pietro Sarchiè e di Rosina Carsetti sono state molto impegnative: ma era nostro dovere lavorare giorno e notte -senza tregua – per raccogliere le prove ed ho ritenuto sempre di dover condurre le indagini in prima persona, perché un “capo” – ossia chi dirigeva come me un ufficio – doveva dare l’esempio, come mi hanno insegnato i miei maestri in seno alla magistratura». 

Pamela e Traini hanno richiamato un’attenzione mondiale sulla città, come ha vissuto quel periodo e la pressione mediatica?

«Male perché la pressione è stata enorme, visto l’interessamento addirittura di mezzi di informazione internazionali. Ho cercato di mantenere la freddezza necessaria per garantire una buona attività investigativa, evitando di essere frettoloso, perché la gatta frettolosa fa i figli ciechi».

Ha aperto le porte della procura agli studenti di Unimc. A chi vuole intraprendere la carriera di magistrato e a chi sta iniziando, quali consigli vorrebbe dare?

«Di studiare tanto sin dall’università, perché così sarà più facile superare il concorso per entrare in magistratura che è tuttora molto impegnativo».

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Il procuratore Giovanni Giorgio e l’avvocato Giancarlo Giulianelli durante il processo a Luca Traini

Adesso chi guiderà la procura? C’è già una indicazione su chi potrebbe essere il suo sostituto? 

«Dovrà essere bandito il concorso: credo che ci vorranno almeno sei – nove mesi per la designazione del nuovo procuratore».

Ora che va in congedo, di cosa si occuperà?

«Vado in pensione anticipatamente di due anni, perché mi è stata offerta la possibilità – dalla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Lum- Jean Monnet – Emanuele De Gennaro, con sede nelle province di Bari e Barletta, Andria, Trani – di insegnare diritto penale a chi intende conseguire la laurea triennale. Ho nel mio passato – non recente – esperienze di brevi corsi di insegnamento di diritto penale nelle Scuole di specializzazione per le professioni legali dell’Università di Bari e della stessa Lum. Quindi, nella terza fase della mia vita – ho accolto con piacere l’invito a stare insieme ai giovani, per di più in un’università, sita nella provincia di Bari, dove vivo».

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Il luogotente Domenico Spinali del Reparto operativo di Macerata e l’appuntato Maurizio Iannone durante le indagini per l’omicidio di Rosina Carsetti

Il suo rapporto con Macerata? Tornerà a far visita alla città e alla provincia?

«Ritengo Macerata una città vivibile, a misura d’uomo con uno splendido centro storico (purtroppo da rivitalizzare). Tornerò certamente in estate, per poter godere dello Sferisterio e delle manifestazioni culturali, di altissimo livello, collaterali».

C’è un messaggio che vuole rivolgere, persone che vuole ringraziare…

«Voglio ringraziare tutto il personale amministrativo e di polizia ed i miei sostituti procuratori, che mi hanno prestato collaborazione quotidiana. Come ho scritto in lettere loro dedicate, sono orgoglioso di essere stato il capitano di una splendida squadra. Non ho motivo di nascondere che sono un grande appassionato di calcio. Nel 2012 per un grave infortunio al tendine di Achille della gamba destra ho abbandonato la mia modestissima carriera calcistica. Ho quindi pensato di poter essere il capitano della squadra-giustizia della Procura di Macerata e come tale – tenuto quotidianamente a dare l’esempio -. Io ce l’ho messa tutta».

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Il consulente Luca Russo è stato uno dei tanti che sono passati in procura in questi giorni per un saluto al procuratore Giovanni Giorgio

Non sta a me giudicare il mio lavoro. In ultimo voglio salutare Cronache Maceratesi che ha svolto un’importante attività quotidiana di informazione, peraltro in modo puntuale, come ho potuto constatare negli otto anni di mia presenza di Macerata. Ma – per obiettività – anche i due quotidiani locali cartacei – sono stati molto attenti rispetto alla attività del nostro tribunale».

Ho ritenuto doveroso garantire per quanto possibile la trasparenza dell’attività del mio ufficio, nei limiti -ovviamente – del segreto investigativo, perché i cittadini hanno diritto di sapere quel che fanno gli organi di giustizia e peraltro i giornali hanno diritto di criticare l’operato dei giudici, perché la libertà di stampa è il sale di ogni democrazia».

 

 

Macerata: insediato il nuovo Procuratore Giovanni Giorgio



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