Dalla fonte dei Trocchi a Elcito
alle querce de “Lu Tribbiu” a Pollenza:
ecco i luoghi stregati nel Maceratese

VIAGGIO nel folklore con Silvia Alessandrini Calisti, autrice del libro "Marche Stregate, viaggio nella stregoneria popolare marchigiana"
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Silvia Alessandrini Calisti

 

Come incontrare una strega in provincia di Macerata? In passato sarebbe stato molto semplice. «Come testimoniato dalle diverse fonti consultate e confermato dai testimoni, le streghe si potevano incontrare generalmente di venerdì: quello era il loro giorno. Secondo la tradizione popolare, ci si poteva imbattere nelle streghe nei crocicchi, gli incroci delle strade, luoghi simbolo dell’incertezza e del dubbio». A documentarlo è la maceratese Silvia Alessandrini Calistri, autrice del libro “Marche Stregate, viaggio nella stregoneria popolare marchigiana” edito da Giaconi. A quattro anni dall’uscita di Sani e Liberi, la maternità nella tradizione marchigiana (sec XVI-XX), sempre edito da Giaconi, l’autrice maceratese torna a parlare di storia e folklore locale con un altro saggio, stavolta occupandosi di stregoneria popolare. Marche stregate sarà disponibile in tutte le librerie e nello shop online della casa editrice (dove è già in preordine) da giovedì 10 dicembre. Ed è proprio l’autrice a percorrere, per Cronache Maceratesi, un viaggio nei luoghi stregati della provincia di Macerata. «In particolare – racconta – i viandanti che si trovavano loro malgrado in giro di notte o i curiosi che avessero avuto il coraggio di voler vedere le streghe da vicino, le avrebbero di certo incontrate presso un trivio o un quadrivio, dove passavano in corteo a mezzanotte. Per poter vedere, però, queste processioni senza rischiare la vita era necessario fermarsi all’incrocio appoggiando sotto la gola un forcone di legno e restare immobili senza proferire parola: se ci si fosse infatti lasciata sfuggire anche solo un’esclamazione, le streghe avrebbero assalito con ferocia il malcapitato, graffiandolo, sputandogli addosso, percuotendolo, gridandogli contro “morto impiccato!” e riempiendolo di insulti. In particolare, per fare qualche esempio solo nel maceratese, qui si credeva che, lasciando un bicchiere d’acqua di notte sul davanzale della finestra, le streghe sarebbero andate a ballarci sopra.

MarcheStregate-Copertina

La copertina del libro

A Belforte del Chienti invece, le streghe si incontravano sotto il ponte vicino a Villa Le Case.
Altri posti dove era facile trovarsi a faccia a faccia con le fattucchiere erano le sponde dei fiumi o dei ruscelli e le fonti, dove solevano radunarsi, di notte, per lavare i panni e sbatterli sulle pietre.
Sono molte le fonti a cui nei secoli è stata attribuita la triste fama di rappresentare raduno di streghe, come ad esempio a Macerata, in contrada Corneto, dove si trovava la “Fonte Ciarambella” altrimenti nota anche col nome di Pozzo delle Streghe. A Civitanova invece la “Fonte Cioppa” è sempre stata teatro di temibili incontri. Ad Ussita la “Fonte delle Streghe” è ancora esistente e, se pure semi nascosta, e continua ad alimentare leggende e fantasie. Nel piccolo paese di Elcito, ai piedi del Monte San Vicino, si è ripetuta per secoli la leggenda delle lavandaie stregoniche, che si credeva si incontrassero alla “Fonte dei Trocchi”, non lontana dal paese. Anche le querce erano alberi prediletti dalle streghe. Sono molte le testimonianze che raccontano di avvistamenti avvenuti proprio nei pressi di questa tipologia di piante, sia in Regione, sia oltre i suoi confini, che corrispondevano sempre a maestosi esemplari, spesso situati vicino ai crocevia delle strade, entrati nelle fantasie popolari come protagonisti di leggende da brivido. Brutti incontri si facevano anche alla Fonte di Montalto di Cessapalombo, dove molte sono le storie che ancora oggi ci raccontano le gesta delle temibili megere che rendevano insicuri questi luoghi. Tra le più note nella provincia di Macerata c’era la “Cerqua de le sdreghe” di Corridonia, che si trovava nei pressi della confluenza tra Fiastra e Chienti, in contrada Fontelepre, nel quadrivio formato dall’incrocio delle due strade Corridonia – Passo del Bidollo (Colbuccaro – Sforzacosta) e Vallescura – Piani Rossi (Corridonia, Petriolo e Abbadia di Fiastra). Chi passava di qui si faceva il segno della croce per scongiurare tristi incontri. Una dei testimoni intervistati per il libro, ha raccontato poi che ci si poteva imbattere nelle streghe nella zona de “Lu Tribbiu” a Pollenza, dove le megere erano solite appollaiarsi sulle querce che costeggiavano il viale della chiesa di Santa Maria in Sylvis. Qui le si potevano sentire strillare e miagolare, e talvolta lanciavano ingiurie e sputi sui passanti». Nel libro sono poi segnalati molti altri luoghi “stregati” in tutta la Regione. Il testo è infatti un approfondito studio sulla stregoneria popolare marchigiana, che muove dal generale al particolare della scena locale, nel quale si ripercorrono storia, suggestioni, leggende, superstizioni che hanno caratterizzato il territorio e che hanno avuto da sempre le donne come protagoniste principali.
Una narrazione che passa dai processi per stregoneria, fatture e malefici restituiti dagli archivi locali, alle credenze diffuse in tutta la regione, ripercorrendo luoghi stregati e ricordando aneddoti, paure e stratagemmi utilizzati da sempre per difendersi dagli attacchi delle fattucchiere.
Tra delazioni, torture, metamorfosi e formule magiche si delinea così un racconto che attraversa quasi sette secoli, inseguendo le tracce di quelle che nel dialetto marchigiano venivano chiamate sdreghe, donne a cui vennero attribuite le azioni peggiori a danno della comunità e che rappresentarono spesso un capro espiatorio ideale per sfogare timori, sensi di colpa, sofferenze e scontento. Attraverso un’analisi accurata, densa di suggestioni, l’autrice restituisce così a queste donne un’identità, a volte concreta, altre evanescente, ma sempre ben presente nella coscienza collettiva, dall’antichità più remota fino ai nostri giorni.

CHI E’ SILVIA ALESSANDRINI CALISTI – Silvia Alessandrini Calisti ha una laurea quadriennale in lettere moderne e una specialistica in Archivistica e Biblioteconomia. Per diversi anni libera professionista nel settore bibliotecario, ha collaborato anche con l’Università degli Studi di Macerata e di Roma 3. Dal 2010 è passata al settore della comunicazione digitale e al web marketing territoriale; ha fondato poi mammemarchigiane.it, portale di interesse regionale rivolto alle famiglie (Golden Media Marche 2015; Premio Impresa Donna 2016). Collabora con l’associazione Osservatorio di Genere, per cui si occupa di comunicazione e tematiche legate al femminile nella tradizione marchigiana. Scrive anche per «Vitamine Vaganti», rivista ufficiale dell’associazione Toponomastica Femminile. Appassionata di folklore locale e microstoria, per Giaconi Editore ha già pubblicato il libro Sani e Liberi, la maternità nella tradizione marchigiana (sec. XVI-XX).

(Redazione Cm)



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