«La mia casa quasi distrutta,
intorno una città polverizzata»
Beirut: lo choc di un ex studente Unicam

TRAGEDIA - Fouad Farhat, farmacista, dopo la laurea nell'ateneo camerte è tornato nella capitale del Libano, colpita ieri da un'esplosione devastante: «Le finestre di casa erano sul letto, i mobili spaccati. Come un terremoto con epicentro al suolo. I beni di prima necessità iniziano a scarseggiare, la popolazione, quella in grado ancora di farlo, sta iniziando a fare scorte di viveri. Un litro di latte costa quasi 40 dollari». Nel Paese anche il marchigiano Davide Amurri, responsabile di una ong: «Negli occhi di mia moglie ho visto riaffiorare il terrore della guerra civile» FOTO/VIDEO
- caricamento letture
Print Friendly, PDF & Email
La capitale del Libano devastata dopo l'esplosione

 

montaggio-beirut

Fouad Farhat e Davide Amurri, intorno le case e le strade di Beirut distrutte

 

di Francesca Marsili

«Il mio appartamento è andato parzialmente distrutto, come esploso, nonostante si trovi dall’altra parte della città. Le finestre sono state divelte e sbalzate sul letto spaccando i mobili attorno». E ancora: «Abbiamo sentito un boato e poi uno fortissimo spostamento d’aria, come un grande terremoto e poi le grida di tutto il palazzo mentre i vetri delle finestre andavano in pezzi». Entrambi a Beirut, sono le voci rispettivamente di Fouad Farhat, ex studente dell’Università di Camerino, farmacista, e Davide Amurri originario di Petritoli cooperante di una ong a raccontare la doppia, potentissima e devastante esplosione che ieri pomeriggio ha raso al suolo il porto e tre quarti della capitale libanese provocando morte e distruzione.

Fouad-Farhat

Fouad Farhat

Uno scenario definito apocalittico, un 11 Settembre per la popolazione libanese con un bilancio ancora provvisorio che conta oltre cento morti, quattromila feriti e trecentomila sfollati. Fouad Farhat è libanese, ha 29 anni e nel 2016 dopo essersi laureato in Farmacia all’Università di Camerino è ritornato al suo Paese. Ieri pomeriggio, al momento della deflagrazione era al lavoro a Kfarkela nella farmacia di famiglia, ad un’ora di distanza da Beirut dove ha il suo appartamento. «Una scossa fortissima, come fosse un terremoto con epicentro al suolo. Poi le prime notizie. Inizialmente parlavano di un attentato poi smentita. Sono corso a vedere le condizioni del mio appartamento, era come esploso – racconta il giovane che dice di aver ricevuto tanti messaggi di solidarietà dagli amici italiani- Le finestre erano sul letto, i mobili spaccati e spostati dall’onda d’urto, oggetti andati in frantumi. Intorno a me una città polverizzata».

esplosione-beirut-casa-Fouad-Farhat1-325x244

Una stanza della casa del giovane farmacista laureato Unicam

Anche Farhat parla del suo Paese col dolore nel cuore descrivendolo sull’orlo del collasso economico. L’appellativo di “Svizzera del Medio Oriente” come veniva chiamata negli anni ’70 è soltanto un ricordo lontano. Mentre al telefono ci descrive la situazione è al lavoro in farmacia. Interrompe il racconto per servire un cliente al quale dice che i farmaci richiesti non ci sono. «I beni di prima necessità iniziano a scarseggiare, la popolazione, quella in grado di ancora di farlo sta iniziando a fare scorte di viveri. Un litro di latte costa quasi 40 dollari, un pacco di pannolini 50, nella mia farmacia la lista di coloro che non hanno i soldi per acquistare medicinali si allunga ogni giorno ed i fornitori ora, vogliono essere pagati ogni settimana – continua con rammarico- Tutti i servizi si base sono allo sfascio. Le principali vie e le piazze restano al buio per mancanza di energia elettrica. Non c’è lavoro, molti miei amici se ne sono andati dal Libano e anche io che sono un fortunato sto pensando di vendere la farmacia e tornare in Italia perché qui ogni mattina c’è una notizia peggiore del giorno precedente e nessuna prospettiva».

davide-amurriDavide Amurri responsabile di Avsi, ong che dal 2013 in Libano si occupa di progetti educativi ieri pomeriggio era al lavoro da casa, a causa di un nuovo secondo lockdown per il riacutizzarsi del numero di infezioni da Covid-19. «Il palazzo ha iniziato a vibrare, erano circa le 17 ore italiana. Subito abbiamo pensato fosse un terremoto perché poco tempo prima ce n’era stato uno in Turchia distintamente avvertito anche qui a Beirut. Dopo 3-4 secondi un rumore sordo, boato ed uno spostamento d’aria molto forte. Li ho capito che non era una scossa sismica ma qualcosa di ben più grave – racconta il cooperante a cronache maceratesi- Siamo subito corsi a ripararci dietro le colonne portanti della stanza. Da quel momento solo urla di gente del palazzo e rumore di vetri che esplodevano nonostante la il nostro appartamento disti in linea d’aria 3 km dal luogo dell’esplosione». Una nuvola densa che è rapidamente è passata dal rosa al nero, un immagine negli occhi di chi c’era che ha evocato quelle delle bombe di Hiroshima e Nagasaki. Gli ospedali sono al collasso e molti feriti sono stati operati nei parcheggi con la luce del telefonino. Un’emergenza nell’emergenza.

esplosione-beirut-casa-Fouad-Farhat

La casa di Fouad Farhat dopo l’esplosione

Il disastro di Beirut arriva in un momento in cui il popolo libanese vive dall’ottobre scorso una profonda crisi economica e sociale dove oltre il cinquanta per cento della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. «Siamo tutti sotto choc, mia moglie è libanese e nei suoi occhi ieri, ho visto riaffiorare il terrore della guerra civile che le ha strappato tanti affetti– prosegue il cooperante Amurri che non nasconde la sua preoccupazione – fino a sette, otto mesi fa, la nostra missione in Libano era indirizzata ad aiutare i profughi siriani in Libano, ora è la gente libanese ad essere vittima di una crisi economica disastrosa e preoccupante, a cui il Covid 19 ha dato una pesante mazzata. Non esiste più la classe media, ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. La tragedia di ieri avvenuta in un porto strategico, di un Paese che importa l’ottanta per cento dei beni di prima necessita nelle condizioni finanziarie in cui versa fa temere una crisi umanitaria senza precedenti. Ancora di più ora dobbiamo portare supporto a questa popolazione».

 

esplosione-beirut-e1596652947343-650x514

La strada di Beirut sotto casa di Fouad Farhat

esplosione-beirut1-e1596652983262-650x457



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page




Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X