Danilo Interlenghi,
un anno senza la sua matita
IL RICORDO dell’artista marchigiano,“elegante moschettiere della caricatura”, attraverso le testimonianze di Lucio Del Gobbo, Rita e Bruno Blarasin, Marco Martellini, Melanton, Michele Rossi. E di quanti in passato ne esaltarono la straordinaria capacità di “ritrarre la personalità” di politici, sportivi e personaggi delle spettacolo, “con l’acutezza di un eccellente psicologo”

Danilo Interlenghi
di Alessandro Feliziani
Un anno fa ci lasciava Danilo Interlenghi, il “numero uno della caricatura personale in Italia”, come lo aveva definito sul finire degli anni ’70 l’allora quasi ottuagenario Maestro di questo genere artistico, Enrico Gianeri (Gec). Da appena un mese aveva compiuto 98 anni, trascorsi quasi tutti con la matita in mano. Quella matita che dalla sua Fermo lo aveva fatto conoscere anche oltre i confini nazionali, come artista e – per chi ha avuto la fortuna di entrare personalmente in contatto con lui – anche come uomo, mite, affabile e sempre disponibile.
Interlenghi non assumeva mai atteggiamenti di superiorità. Era uno che “non se la tirava” – insomma – nonostante i continui riconoscimenti ed attestati di stima ricevuti in tutta la sua carriera. Nel novembre del 1979 ricevette, inaspettata, una lettera del giornalista Antonio Ghirelli, all’epoca capo ufficio stampa del Quirinale, il quale gli trasmetteva il “più vivo apprezzamento” del presidente della Repubblica, Sandro Pertini, per una caricatura – “che lo aveva molto divertito” – in cui Interlenghi aveva ritratto il capo dello Stato in abbigliamento da montagna e con le sue immancabili pipe, una in bocca ed un’altra in mano.

Tre famose caricature: Eduardo De Filippo, Sandro Pertini e Giuseppe Verdi
Interlenghi caricaturista non nasce per caso, anche se i suoi esordi sono su alcune riviste goliardiche negli anni ’40. La predisposizione per la matita – e per la penna (per anni, infatti, svolse anche l’attività di giornalista per la carta stampata) – la scopre giovanissimo, tanto da “rinnegare” il diploma di perito chimico per conseguire quello dell’Accademia di Belle Arti di Modena, che gli permetterà di ottenere l’abilitazione ad insegnare disegno e storia dell’arte nei licei.
Il giornalista maceratese Nello Biondi, che negli anni ’50 condivise con Interlenghi l’attività di cronista sportivo nel settore motoristico, nel 1980 gli dedicò un ampio profilo sulla rivista “L’arte nelle Marche” in cui ricordava come il suo amico Danilo si fosse costruito artisticamente “con metodo, mattone su mattone, con perizia e tecnica”. “Le sue caricature – scriveva Biondi – non sono mai ‘mordi e fuggi’ e del personaggio che ritrae egli studia soprattutto l’animo, dopo averlo attentamente scrutato”.
L’attività di giornalista per Il Messaggero consente ad Interlenghi di proporre alcune sue caricature alla direzione del quotidiano che le utilizza per illustrare le pagine, soprattutto quelle degli spettacoli. Quelle caricature vengono notate da molti altri direttori di giornali, che chiedono ad Interlenghi di collaborare anche con le loro testate. Quotidiani e periodici, sportivi e di attualità, iniziano così a pubblicare con sempre maggiore frequenza le opere del caricaturista marchigiano.

Alcune copertine disegnate negli anni ’70 da Interlenghi per “Il Settimanale”
La popolarità di Danilo Interlenghi esplode negli anni ’70 con le sue copertine de “Il Settimanale” edito fino al 1981 da Rusconi. Nel 1975 vince a Tolentino la prima edizione del “Premio Mari” nell’ambito dell’ottava Biennale internazionale dell’umorismo nell’arte”, dove aveva presentato in concorso la caricatura dell’attrice Lea Massari. Due anni dopo è invitato ad esporre a “Cartoon 77” rassegna mondiale della caricatura a Berlino Ovest e, a distanza di giorni, al Salone internazionale di Bordighera ottiene l’ambito “Premio ENIT” per la sua caricatura dello scrittore Alberto Moravia. Franco Carraro, appena eletto presidente del CONI, affida ad Interlenghi le illustrazioni dell’Agenda del Totocalcio e molte delle sue caricature di calciatori ed allenatori (famosa la caricatura di Bearzot) figurano ora nel Museo permanente della nazionale a Coverciano.
Intanto aumentano le pubblicazioni delle opere del Maestro fermano sui più diffusi organi di stampa. Molte di queste collaborazioni proseguiranno per tutto il ‘900 e i primi anni del nuovo secolo: L’Espresso, Panorama, Corriere dello Sport, Guerin Sportivo, Autosprint, Radiocorriere Tv e anche la RAI. “Il segreto di Interlenghi – scriveva in quegli anni il critico d’arte Carlo Melloni – è l’estrema varietà dei soggetti trattati: politici italiani e stranieri, attori, cantanti, personaggi dello spettacolo e della TV, campioni di tutti gli sport.
Il critico d’arte Lucio Del Gobbo – intervistato giorni fa per questo servizio – ha detto che “la lunga esperienza giornalistica di Danilo Interlenghi lo aveva reso ancor più profondo conoscitore di storie e di qualità umane. Dei suoi personaggi egli è sempre riuscito a esprimere il carattere e l’interiorità con l’acutezza di un eccellente psicologo”. Peraltro, ha osservato Del Gobbo, “nelle opere di Danilo Interlenghi, c’è un aspetto che incuriosisce, contribuendo a un’impressione di pregevole coerente unitarietà stilistica: la quasi totalità dei volti è atteggiata a sorriso. Un riflesso del suo carattere, di una cordialità innata. La sua satira è buona, per maggior parte benevola, espressiva di ammirazione e simpatia; il che avvalora la sua origine di marchigiano dell’entroterra, moderato e sornione, sagace, più interessato a esprimere ottimismo che inquietudine”. Del Gobbo ha definito le caricature di Interlenghi “ritratti affettuosi, ove la pratica e l’attitudine del disegno risultano esaltate nella precisione del tratto e nell’uso di una rara fedeltà fisiognomica”.
Già più di quarant’anni fa, Cesare Caselli, sulla rivista Michelangelo scriveva: “Interlenghi mai punta sul drammatico, sul deforme, sul mostruoso: la sua è una giostra gaia di volti nei quali ognuno ama ritrovarsi, scoprendo un aspetto nuovo e simpatico di sé stesso”.

Danilo Interlenghi con Melanton e Santilli sul palco del Premio Galantara a Montelupone
Anche il salentino Antonio Mele (nome d’arte Melanton), disegnatore satirico e caricaturista, collaboratore di Repubblica, il quale è stato a lungo direttore artistico della Biennale dell’umorismo di Tolentino e poi – insieme a Fabio Santilli – fino a poco tempo fa direttore del Centro Studi Galantara di Montelupone, ricorda oggi Interlenghi come “uno dei maggiori caricaturisti italiani e, come in tutti i più grandi maestri, il suo tratto è inconfondibile. Per lo stile estremamente personale, le opere di Interlenghi non avrebbero avuto bisogno della firma, in quanto si potevano riconoscere al primo sguardo. Più che per la somiglianza, le caricature di Interlenghi – sottolinea ancora Melanton – si impongono per la capacità dell’artista di far esaltare la personalità del soggetto ritratto”. Proprio per questa sua eccezionale maestria, degna della tradizione dei grandi caricaturisti di un ormai lontano passato, il Centro Studi Galantara di Montelupone, di Interlenghi era socio onorario, cinque anni gli conferì il ‘Premio d’onore alla carriera’. Un premio – raffigurato in una scultura ispirata a L’Asino, il famoso giornale satirico fondato alla fine dell’Ottocento da Galantara – che in un cento senso può essere oggi considerato un segno della riconoscenza generazionale verso il Maestro.
Quella statuina – che fu ritirata dalla figlia Luciana, anche lei pittrice ed illustratrice – venne realizzata, infatti, su disegno di Marco Martellini, caricaturista marchigiano che deve la sua passione proprio ad Interlenghi. “Ero un ragazzo – ricorda oggi Martellini – quando incominciai ad ammirare le caricature di Interlenghi pubblicate sul Guerrin Sportivo ed altri giornali. Io vivevo ad Ascoli Piceno e non immaginavo che quell’artista che tanto mi piaceva e che avevo eletto a mio idolo fosse di una città vicino alla mia. Lo scoprii proprio nella sua Fermo quando nel 1987 mio padre mi accompagnò a vedere una mostra di caricature a Palazzo dei Priori. La ‘scoperta’ fu di maggior stimolo per me che iniziavo a fare i primi disegni. Lo incontrai la prima volta di persona solo dieci anni più tardi, in occasione della Biennale dell’umorismo di Tolentino alla quale partecipai con la caricatura di Napoleone, che mi valse il Premio Mari, lo stesso premio che Interlenghi aveva ottenuto ventidue anni prima. In quella occasione fu molto cordiale, si complimentò con me e mi incoraggiò a proseguire in questa che oggi è la mia professione. Negli anni successivi l’ho incontrato ancora, a Fermo, a Grottammare e, una delle ultime volte, al Castello della Rancia di Tolentino dove, in occasione della mostra “La tentazione comica”, entrambi eravamo presenti con alcune nostre opere. Sempre sorridente, cordiale con tutti, riusciva a trasmettere in ogni occasione allegria e gentilezza, gli stessi sentimenti che si possono leggere nelle sue caricature. È stato e resta per me un maestro di eleganza grafica. Ho sempre ammirato la sua capacità di cogliere la giusta posizione del soggetto da ritrarre nella caricatura. Nelle sue opere, vere e proprie composizioni pittoriche, la postura del personaggio risulta sempre molto espressiva. Il suo approccio alla fisiognomica prende spunto da situazioni reali del personaggio e la chiave delle sue caricature sta nell’espressione della bocca, nella smorfia”.

Danilo Interleghi alla Quadreria Blarasin di Macerata
Arnaldo Giuliani, giornalista di origini civitanovesi, scomparso venti anni fa dopo essere stato inviato speciale del Corriere della Sera, nonché direttore del Corriere Adriatico, una volta scrisse di Interlenghi: “usa la matita come Aramis, che era il più elegante dei moschettieri, e ‘ghiribizza’ i suoi ‘a fondo’ mettendo a nudo i personaggi che prende di mira con irrispettoso amore”. Nella grandezza artistica di Danilo Interlenghi sta anche l’estrema umiltà della persona. Nonostante la sua notorietà e i suoi successi, in Italia e all’estero, è sempre rimasto vicino alla sua Fermo e alle Marche, in particolare a tutto il vasto comprensorio piceno. Michele Rossi, che dal 1996 al 2006 ha organizzato la rassegna “Acquaviva nei fumetti”, ricorda Danilo Interlenghi sempre pronto e disponibile a partecipare con una sua opera o ad aderire alla proposta di una mostra, come quella che lo stesso Rossi promosse ed organizzò a Grottammare nel 1988. “Interleghi realizzò appositamente per quella occasione due caricature di altrettanti personaggi famosi di Grottammare, Papa Sisto V e lo scultore Pericle Fazzini, così come aderì molto volentieri anche per un omaggio a Ugo Tognazzi, promosso nell’ambito della rassegna ‘Humor Art’ alla Sala Kursaal”. Testimoni della grande affabilità di Interlenghi e dell’amicizia che sapeva istaurare con tutti coloro che lo avvicinavano, sono anche Bruno e Rita Blarasin, titolari dell’omonima Quadreria in corso Cavour a Macerata. “Nel 2005 – ricorda la signora Rita – organizzammo una mostra del pittore e caricaturista maceratese Virgì Bonifazi, che era scomparso pochi anni prima. Interlenghi con grande disponibilità realizzò appositamente una caricatura di Virgì che utilizzammo per il manifesto e per la copertina del catalogo, curato da Alvaro Valentini”. “Danilo – aggiunge Bruno Blarasin – ci gratificò infine con la sua presenza all’inaugurazione della mostra, intervenendo insieme a sua moglie e ad altri artisti marchigiani”. Insomma, Danilo Interlenghi è stato un maestro nell’arte caricaturale e nella vita. Il prossimo anno, cade il centenario della sua nascita (6 gennaio 1921) e le Marche non possono lasciarsi sfuggire l’occasione di onorarlo con una mostra antologica che ripercorra la lunga ed onorata carriera dell’artista.

Danilo Interlenghi con in mano il Premio Galantara alla carriera ricevuto nel 2015

Danilo Interlenghi con il suo “erede” marchigiano Marco Martellini