“Appassionata” è sublime,
Quarta e Redaelli fermano il tempo
MACERATA - Il duo violino e piano offre un concerto di rara bellezza e tensione emotiva. Un viaggio nel profondo dell'animo umano attraverso un turbinio di sentimenti. Pubblico ammutolito e poi estasiato, necessari due bis per fermare gli applausi

Massimo Quarta e Stefania Redaelli
di Marco Ribechi
Un teatro ammutolito, timoroso persino di interrompere la magia del suono con un colpo di tosse. Un tempo sospeso tra il suono di una corda di violino, toccata con maestria, e il colpo di un martelletto nella cassa armonica di un pianoforte. Il concerto presentato da Massimo Quarta (violino) e Stefania Redaelli (pianoforte) nel teatro Lauro Rossi di Macerata ha fatto comprendere ai presenti in sala un’ulteriore sfaccettatura della parola sublime. La rassegna Appassionata continua a non sbagliare un colpo portando spettacoli di altissimo livello nei teatri delle Marche. Musica pura, accessibile a tutti, senza intellettualismi o artificiosità, sincera, che arriva dritta al cuore. Ieri oltre un’ora e mezza non di musica, ma di esperienza metafisica in cui l’esistenza è rimasta in bilico, in attesa di scoprire dove il suono può condurre l’animo umano. E dire che, per la maggior parte degli ascoltatori non esperti, i nomi dei compositori presentati scaturivano ben pochi ricordi o conoscenze. Francis Poulenc, nella sua Sonata per violino e pianoforte op 119, Sergej Prokof’ev con le Cinque Melodie per violino e pianoforte op 35 bis, Béla Bartók con la Sonata n.1 per violino e pianoforte op.21 BB84 SZ75.

Massimo Quarta
Tre autori a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, spettatori e protagonisti di un’epoca di grandi sconvolgimenti e tragedie. Poulenc, compositore e pianista francese, si caratterizza per l’eleganza e la leggerezza del suo stile, spesso a torto definito superficiale. Infatti la sua musica, pur animata da brio e vivacità, è capace di creare profonde riflessioni. È appunto il caso della sonata per violino e pianoforte che si apre con un Allegro con fuoco per terminare con un Presto tragico. Sia il fuoco che il tragico sono ben evidenti nell’esecuzione magistrale del Lauro Rossi, dimostrando tutto l’ecletticismo che il compositore non aveva mai desiderato celare. Completata nel 1943 la sonata fu dedicata a Federico García Lorca, ucciso durante la guerra civile. Nei brani di Prokof’ev invece a dominare è il crescente impeto che nasce dalle prime due melodie, più intime e meditative, per esplodere nell’Animato e nell’Allegretto caratterizzati da stati gioiosi e sereni misti a toni più drammatici.

Stefania Redaelli
Infine la sonata di Bartók è forse quella che più ha stupito ed emozionato i presenti, se è dato comparare tre esecuzioni eccellenti e allo stesso modo altamente espressive. Un modo di suonare e far dialogare gli strumenti altamente caratteristico, suonati più col cuore che con la testa, come pennellate frenetiche isolate che nel complesso compongono un’immagine meravigliosa. Aspre le dissonanze, forti i cambiamenti emotivi, magnifico il risultato. Al termine dell’esecuzione, di cui i due musicisti sono sembrati visibilmente soddisfatti, il pubblico, che non smetteva più di applaudire, ha chiesto ed ottenuto non uno ma due bis: gli ultimi brani eseguiti sono stati presi dal repertorio delle Sette canzoni popolari di De Falla, in particolare Nana e L’asturiana. Un concerto di rara bellezza e coinvolgimento emotivo, più da intendere come un sincero regalo che come uno spettacolo vero e proprio. Appassionata ritorna il 16 gennaio con il pianista francese Bertrand Chamayou che eseguirà brani di Schumann, Ravel e Saint-Saëns. Per info e biglietti consultare il sito.
(*** foto di Alfredo Tabocchini)