Compianto su Cristo morto,
la pala del Signorelli in sei frammenti

MATELICA - L’opera risale al 1736, dipinta per la chiesa di Sant'Agostino. Ora tre di questi piccoli “quadri” sono esposti ai Musei Capitolini fino al 12 gennaio. L’ultima riscoperta è la “Vergine dolente”. Il frammento più grande, cioè la “Crocifissione”, si trova alla National Gallery di Washington

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Chiesa_santagostino

La chiesa di Sant’Agostino a Matelica

 

di Ugo Bellesi

Negli anni 1504/1505 il celebre artista Luca Signorelli aveva dipinto, per la chiesa di Sant’Agostino di Matelica, una splendida pala d’altare intitolata “Compianto su Cristo morto”. Nel 1736 si decise di rimodernare la chiesa che ospitava l’opera, e questa fu affidata in custodia ad un abitante del posto. Purtroppo la pala d’altare ben presto, per essere meglio commercializzata, venne divisa in diversi quadri. Il più grande dei quali, della larghezza di un metro – come riferisce Fabio Isman, dopo un’accurata ricerca, su un quotidiano romano – era costituito dalla parte centrale dell’opera e cioè la “Crocifissione”. Questa porzione del dipinto ebbe vari proprietari finché l’antiquario Alessandro Contini Bonaccorsi (forte di una expertise di Roberto Longhi) nel 1948 la vendette (insieme ad altri 27 quadri) al miliardario americano Samuel Kress che infine la cedette alla National Galley di Washington. Sono invece finiti in Inghilterra altri due frammenti (di cui uno conservato alla National Gallery). In Italia, e precisamente a Bologna, sono rimasti altri due quadri, raffiguranti, rispettivamente, Gesù Cristo e una Pia Donna. Entrambi sono esposti attualmente ai Musei Capitolini e vi rimarranno fino al 12 gennaio, in occasione della mostra “Luca Signorelli e Roma, oblio e riscoperte”. E una delle ultime riscoperte, fatta dallo studioso Andrea G. De Marchi, riguarda un frammento di pochi centimetri ma molto significativo dell’opera matelicese di Luca Signorelli e cioè la “Vergine dolente”. Si tratta di un volto dolcissimo anche se straziato dal dolore. Il De Marchi ha potuto accertare l’appartenenza della “Vergine dolente” alla pala d’altare di Matelica verificando un analogo dipinto, fatto dal Signorelli un anno prima, e che ora è conservato a Cortona.


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