Arena e Musicultura: con Mogol
doppio patto di collaborazione

GLI INCONTRI D'AUTUNNO con il compositore e paroliere. Gianni Bella in cartellone allo Sferisterio? Ricotta: «Proposta da valutare». Sciapichetti: «Un giorno vedremo forse gli allievi di due grandi scuole insieme sul palco dell'Arena». La Regione invia 15 giovani autori per la loro formazione al Centro Toscolano di Rapetti. Maestro Giulio: «Leopardi? Sarebbe entrato anch'egli nella hit parade»

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Mogol con l’assessore regionale Loretta Bravi

 

di Maurizio Verdenelli (foto di Fabio Falcioni)

Un ‘patto’ tra Macerata e ‘Maestro Giulio’ nel nome della musica pop d’autore. “Si puo’ fare” ribadisce l’assessore Narciso Ricotta, ‘l’uomo forte’ della giunta Carancini al termine dell’incontro ‘d’autunno’ proposto ieri sera al ‘Claudiani’ da Angelo Sciapichetti per il circolo Aldo Moro. Il patto, di collaborazione, è volto in duplice direzione: stagione lirica e, indicata dallo stesso Sciapichetti, Musicultura che in un breve arco di tempo ha perso un conduttore-tutore come Fabrizio Frizzi e il padre fondatore Piero Cesanelli.

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L”intervento di Narciso Ricotta

Lui, ‘Maestro Giulio’ -come affettuosamente lo chiama l’assessora regionale Loretta Bravi- ha formato con Lucio Battisti la coppia più celebre della storia della Canzone italiana. «Sono un autore, non un paroliere» ha spiegato Giulio Rapetti ‘Mogol’ (non solo in arte, ora pure all’anagrafe’). In Umbria, dopo Acquasparta, nel 1992 ha fondato nel Ternano il Centro europeo Toscolano, una ‘cittadella’ «che devo ancora completamente pagare». La scuola di Mogol ha ‘laureato’ finora 100 artisti e quest’anno la Regione Marche le ha affidato 15 allievi pronti per una strada affascinante ma resa piena d’insidie «dovute ai grandi network, alle radio che producono dischi e ai vari talent». «Spero molto nella nuova direttiva europea che finalmente tassa i potenti giganti del web. A Strasburgo da neopresidente Siae, ho assistito all’assemblea che pur con 273 incredibili ‘no’, ha varato quella preziosa disposizione che incredibilmente stenta ad avere spazio e comunicazione».

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Mogol è stato protagonista ieri sera degli “Incontri d’autunno”

Da Strasburgo a Macerata. Mogol c’era stato il 5 dicembre 1998, a tre mesi appena dalla morte di Battisti e dopo aver scritto in memoria dell’amico scomparso, ‘Arcobaleno’ -ha ricordato Giovanni Di Geronimo che lo aveva intervistato al Cinema Italia davanti a 400 studenti della media Mestica. Ha detto Mogol: «Lo Sferisterio è un grande teatro nazionale all’aperto. L’ouverture Capinera composta da Gianni Bella, che ha già incontrato il favore del pubblico, ed elogiata già da Gustav Kuhn (un mito nella galleria dei Grandi in Arena ndr) potrebbe trovare posto molto bene in cartellone, con l’accordo della direzione artistica». Ricotta: «E’ una proposta da prendere in esame molto volentieri». L’altro progetto ideale lanciato ieri sera non poteva essere se non nel segno e nel nome di Giacomo Leopardi, che fu incipit e testimonial stesso di Musicultura. «Il Giovane Favoloso sarebbe stato con Dante e Shakespeare un ‘paroliere’ perfetto: musicalità, metrica, sentimento, sintesi. Ugo Foscolo? No, lui no» parola di Maestro Giulio recitando un sonetto del Poeta di Zante volto a chiarire all’attonito uditorio del ‘Claudiani’ che l’autore dei Sepolcri non sarebbe mai entrato in ‘hit parade’.

Mogol_IncontriDAutunno_FF-16-325x217Oltre a Leopardi, un altro ‘autore’ in particolare accomuna nell’apprezzamento la Scuola di Mogol a Musicultura: Simone Cristicchi ‘promosso’ a pieni voti dal palco dell’Arena. «La comunicazione è tutto. Tu puoi essere il nuovo Battisti ma se la radio non ti passa, per motivi propri commerciali, il tuo motivo, sei tagliato fuori! La triste realtà è questa: anche Lucio avrebbe grossi problemi adesso. Mantengo in ogni caso la più completa fiducia nel gusto popolare: la gente non sbaglia, e mantiene vivo il ricordo delle emozioni personali». Ancora: «In questo senso, ammetto molta importanza a tre serate che Rai1 dedicherà a maggio alla mia scuola, in video saremo io e 15 allievi. Martedì 19 prossimo in programma ho un incontro con l’ad Salini». Il Nobel a Bob Dylan? «Meritato. Attenzione però: meritato perché lui ha imposto un modo nuovo di cantare. A livello planetario. Resta comunque il fatto strano che si …acquista il titolo di poeta solo con il ‘timbro’ delle Accademie». Un gesto nell’aria a sottolineare la più antica delle imposizioni lobbistiche nel mondo individualissimo della creatività umana. «Il genio? Uno su 10/12 milioni di persone. Ma tutti abbiamo un talento. Da coltivare, attivando con lo studio gli automatismi. Tuttavia l’autorialità introdotta dai social è una illusione. Più precisamente una fiera di presunzione, ignoranza e stupidaggini».

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Angelo Sciapichetti

Come ha iniziato? gli ha chiesto il giornalista Emanuele Maffei. «Praticamente per soldi. Guadagnavo 42mila lire al mese con un precedente lavoro. Non ascoltavo musica, giocavo piuttosto a calcio, mia grande passione. Poi ho scoperto che facendo le versioni italiane delle canzoni più famose, guadagnavo cinquemila lire ogni volta. Ed ogni volta erano due/tre volte al giorno. Che facevano 10/15mila al giorno. Faccia lei il conto. Poi ebbi un certo successo rielaborando i passi meno comprensibili nella traduzione italiana. E risultavano in conclusione brani quasi migliori. Ebbi la soddisfazione di sentire David Bowie cantare in italiano, e i Dik Dik avere successo con ‘Senza luce, mia libera versione di ‘White share of pale’ dei Procol Harum». Pensa alla Morte, Giulio Rapetti? «Sempre. Convinto che l’Inferno sia qui, sulla terra». Un ricordo con Battisti? «Uno solo?! Va bene. Andavano in Fiat 600 a Como, lui con la chitarra a fianco del guidatore, io dietro. In 18′ abbiamo composto ‘Io penso a te’. E’ stata la prima volta che ho scritto in contemporanea un testo, non dopo aver ascoltato la musica». Non solo canzoni pop, ultimamente vero? «Si, tengo molto al mio volumetto di aforismi che ho donato a papa Francesco». Qualcuno di questi? «Volentieri. Tutte le religioni hanno dignità di religione. Gesù non era Figlio di Dio? Forse, non c’è dubbio comunque che lo sia diventato…». Ancora: «La puzza sotto il naso? La propria per chi la mostra». Un ricordo di Fred Bongusto? «Interprete meraviglioso. Scrissi per lui due canzoni». Censure subite? “Hanno tentato di cambiare ‘giornata uggiosa’. Quell’aggettivo sembrava ai discografici desueto. Ho tenuto duro: ora è popolare pure tra i patiti del rock…”.
Mogol_IncontriDAutunno_FF-5-325x217In apertura Sciapichetti (subito ricordando il ferimento in Iraq dei militari italiani) aveva chiarito il senso di quell’invito da parte di un circolo che ha connotato gli Incontri d’autunno con la cifra del ‘dibattito’ politico e della formazione: «A Mogol dobbiamo in realtà la formazione di generazioni di giovani». Poi l’auspicio pubblico: «Chissà se da questo incontro, dopo il progetto regionale con la Scuola di Mogol, non possa nascere una fruttuosa collaborazione anche con Musicultura?». E dopo il ‘Benvenuto di Macerata’ da parte di Ricotta, quello delle Marche a sottolineare il titolo dell’incontro, da parte di Loretta Bravi: «Pensieri e parole. Una canzone di enorme successo per Maestro Giulio, anni fa e… chiasmo attuale per una certa politica. Tante parole, pochi pensieri». Il remake del brano di Battisti-Mogol entrerà nell’hit parade delle elezioni amministrative prossime venture?

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Mogol con Loretta Bravi

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Loretta Bravi

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Narciso Ricotta

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Giovanni Di Geronimo e Mogol a Macerata il 5 dicembre del 1998

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5 dicembre 1998, la giornata maceratese di Mogol: nelle foto con Giovanni Di Geronimo prima al cinema Italia poi all’università


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