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Dallo scontro con Umberto Eco
all’amicizia con Carlo d’Inghilterra:
Vanni Leopardi, Giacomo nel cuore

IL RICORDO di Maurizio Verdenelli - La "Bustina di Minerva" che fece infuriare tutta la famiglia nobiliare, la settimana passata a Recanati dal principe di Galles, la quasi discesa in campo con i Verdi (AUDIO del suo intervento integrale all'assemblea di Montecatini nel 1999) e la battaglia che il conte e sua madre Anna hanno portato avanti per tutta la vita affinché al grande poeta venisse «restituito ciò che gli era stato negato in vita»
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L'inaugurazione dell'Orto dell'Infinito, il discorso di Vanni Leopardi
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Il presidente Mattarella e sua figlia Laura con Vanni e Olimpia Leopardi e i figli di Olimpia: Ettore, Diana e Gregorio Rufini Leopardi. Lo scorso 26 settembre la visita del Capo dello Stato a Casa Leopardi

di Maurizio Verdenelli

«Vedi, Vanni: i grandi non vanno mai guardati dal buco della serratura ma studiati, e basta». Il conte Leopardi non avrebbe mai dimenticato quelle parole con cui Umberto Eco lo aveva rasserenato definitivamente. «Me l’ero presa, come tutti in famiglia a cominciare naturalmente da mia madre, per quella “Bustina di Minerva” (celebre rubrica de l’Espresso, ndr) nella quale Umberto Eco aveva fatto riferimento all’amicizia tra Giacomo ed Antonio Ranieri». Non bastava Eco, ma pure Carlo Verdone in prima serata su Raiuno aveva avuto qualche tempo prima la ‘malaugurata idea’ di lanciare, nella maschera del ‘perbenista’, riverberi di quel gossip storico e letterario. Tanto da ‘attirarsi’ la minaccia di una querela dal comune di Recanati (in prima fila l’ex sindaco Gigio Flamini) poi sventata da un’intervista riparatrice concessa dallo stesso Verdone, a chi scrive. Che, sulle modalità della morte di Giacomo, era tornato a sentire la ‘campana’ della Royal Family recanatese.

Il conte Vanni Leopardi

A sentir parlare di presunti peccati di gola ‘in articulo mortis’ da parte del Poeta, la Contessa Anna si era al solito, infuriata. Più pacato era Vanni che con Eco in precedenza non aveva esitato a mettere sulla piazza mediatica l’onore dei Leopardi.
Anna (deceduta l’11 settembre 2010) e Vanni, madre e figlio, sono stati per tutta la loro esistenza sulle barricate nel nome di Giacomo. E che festa, quel 12 ottobre 2014, al teatro Persiani all’anteprima de ‘Il Giovane Favoloso’ del regista Martone. «Una commovente riconciliazione», dichiarò Vanni. L’Esule era finalmente tornato da Napoli. Che avrebbe detto sua madre, oggi? Domandai, sapendo di toccare emozioni e corde profonde. «Amava Giacomo come un figlio, ne sentiva lo spirito nel palazzo. E sento che è qui insieme con noi a celebrare il coronamento di un’esistenza, la sua, dedicata al Poeta. Al quale finalmente viene restituito ciò che gli era stato negato in vita».

 

Vanni Leopardi alla presentazione del Giovane favoloso nel 2014

Tante battaglie perché Giacomo continuasse a vivere nella sua grandezza. «Vi porto il saluto di Recanati» in una standing ovation aveva esordito vent’anni fa, Vanni all’assemblea nazionale dei Verdi a Montecatini (ascolta l’intervento) quando sembrava per lui aperta la strada della politica, bloccata in seguito dalla contrarietà della madre. Allora fresco reduce della vittoriosa campagna ambientalista a tutela del paesaggio dell’Infinito tornato a scoprirsi in tutto il proprio panoramico splendore adesso dal restaurato Orto sul Colle sacro alla poesia mondiale. Già, mondiale come il nome, cresciuto in questi ultimi anni, del Giovane Favoloso. Ormai icona e brand stesso dell’ex natio borgo Selvaggio. Tanto da dare nome a tutto, perfino ai panini e ai menu turistici. «Il nome di Leopardi e’ altissimo, va preservato». Ci sono esagerazioni, perfino, al riguardo? Chiesi a Vanni il giorno(15 febbraio 2017) in cui era andato ad Osimo a salutare il ministro Franceschini, in occasione dei ‘Capolavori Sibillini’ salvati dal sisma e collocati a palazzo Campana. «Forse, si», la risposta. Sempre Giacomo, nel cuore, nella mente.

Vanni Leopardi e Maurizio Verdenelli

L’ultimo incontro fra il cronista e il conte, la fine di quest’estate, laddove era tutto cominciato nel maggio ‘odoroso’ dell’85. All’uscita di una palazzina, dirimpetto al palazzo, la ‘dipinta gabbia’, in corrispondenza della camera personale del conte. La stessa di Giacomo, e che per una settimana sarebbe stata pure del principe Carlo d’Inghilterra. Sette giorni indimenticabili per l’erede al trono inglese e il conte Leopardi. Un’amicizia subito nata, tra Recanati (Carlo amava come Andy Warhol Lorenzo Lotto), Jesi, Urbino, Portonovo sul Conero sulle tracce dei grandi marchigiani. Carlo sarebbe rimasto grato ai Leopardi per una ‘vacanza recanatese’ che gli avrebbe fatto scoprire L’Infinito ispirandogli romantici acquerelli realizzati nel giardino del palazzo contiguo al Colle. Il Principe di Galles descrisse a Diana (riferì Anna Leopardi) il Palazzo dei nobili recanatese quasi fosse Buckingham Palace e di quanto avesse gradito la frittata maceratese alle erbe, presente nella cena dell’addio. Il mattino dopo, lungo e fraterno l’abbraccio tra Carlo e Vanni, presente pure lo scudiero del principe, il pronipote di Winston Churchill, sir Randolph.

Il conte Vanni Leopardi un mese fa durante l’inaugurazione dell’Orto dell’Infinito

Casa Leopardi, in questi anni, è stata trasformata dal conte come un luogo deputato ad incontri ed iniziative culturali. Tra gli ospiti più assidui Giorgio Pagnanelli, prima direttore generale dell’Onu in Italia, poi presidente della Fondazione Carima, con il quale Vanni ha proficuamente collaborato come socio importante della stessa Fondazione. L’ultimo impegno pubblico del conte a Palazzo (dove una volta dal terrazzo si affacciò il duce, padrino di battesimo di Mimmo, il primogenito) è stato di quelli che non si dimenticano. Dopo Cossiga, a suo tempo, ecco il 26 settembre scorso il presidente Mattarella, leopardista appassionato. Ad incontrare i giornalisti, i ragazzi, i recanatesi del borgo ci aveva pensato poi la figlia Olimpia. Lui, Vanni, un po’ tormentato dagli acciacchi, aveva preferito ritirarsi nei suoi appartamenti. Il passaggio generazionale era definitivamente perfezionato. Poteva dirsi così compiuta la buona battaglia nel nome di Giacomo combattuta da Vanni a fianco della madre Anna, e in anni decisivi di Franco Foschi promotore della legge ‘Leopardi nel mondo’. Il ‘gobbetto di Montemorello’, liquidato fino a ieri come un pessimista finito inevitabilmente nei programmi ministeriali, era diventato il Poeta da postare su Instagram e tra i più cliccati del web, sopratutto un gigante del pensiero in tanti Paesi europei ed ultimamente negli Usa. Domani saranno in tanti a dirgli addio, nella chiesetta a fianco di Casa Leopardi dove fu battezzato Jacobus, Taldegardus etc etc Gentis Leopardae, alias il Giovane Favoloso. Fra questi significativamente il rettore di Unimc, Adornato. Che «esprime il più vivo dispiacere per la scomparsa di una figura che si è tanto adoperata per promuovere la poetica leopardiano in Italia e all’estero». Unimc ha infatti attivato da tempo una cattedra leopardiano e fa parte del comitato per il bicentenario dell’Infinito.

E’ morto il conte Vanni Leopardi, custode del patrimonio del Poeta



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