I palazzi-gioiello in vendita
Per l’ex filiale di Bankitalia
anche l’ipotesi Grand Hotel

DIECI ANNI DI SILENZIO - Palazzo Pellicani Silvestri, Palazzo dei Diamanti, dove ha vissuto per sette anni Carlo Azeglio Ciampi, e Palazzo Rotelli-Lazzarini, due secoli di storia e splendore. Oggi è agibile solo quello aperto per la mostra sui 100 anni di Bauhaus
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La sede della Banca d’Italia a Macerata in via Matteotti

 

di Maurizio Verdenelli (foto di Fabio Falcioni)

La targa d’ottone all’ingresso di quella che fu la Banca d’Italia, un po’ abbrunita dal tempo (l’altra abbrunita del tutto indica ancora la Tesoreria provinciale dello Stato) sta tuttora ad ammonire seppure sia ‘allarmato’ solo il piano superiore: “Le aree prospicienti il perimetro di questo stabile sono protette da impianti tv per finalità di prevenzione anticrimine”. Da dieci anni esatti a vegliare all’ingresso di Palazzo Pellicani-Silvestri, in via Matteotti, non c’è più la guardia privata con mitraglietta. Dal novembre 2009, in un quadro di dismissioni della sua rete periferica, la Banca d’Italia – dove per sette anni mosse i suoi passi Carlo Azeglio Ciampi, dirigente di prima nomina- ha lasciato Macerata. Svuotando dei propri uffici lo storico isolato formato dal trittico di nobili palazzi eretti nel Rinascimento maceratese, restaurati poi nel corso di un trionfale 700, ed acquisiti nel 1921 da Banca d’Italia, per trasferirvi la filiale aperta il 3 luglio 1865. In quegli anni l’istituto Centrale d’Emissione si chiamava Banca Nazionale del Regno.

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Il palazzo dei Diamanti

Soltanto nel 1893, 28 anni dopo l’apertura in città, la Banca avrebbe cambiato denominazione in quella attuale. Nessuno allora poteva pensare alla chiusura dopo 144 anni di quella filiale, un’antica istituzione cittadina, di pari passo peraltro nei capoluoghi marchigiani ad eccezione di Ancona. I tre palazzi acquistati da Bankitalia, tuttora in suo possesso ed inutilizzati ai fini istituzionali, sono tra i più belli di Macerata. Tuttavia solo quello centrale, Pellicani – Silvestri, si è in gran parte salvato dal sisma del 2016 ad eccezione delle lesioni riscontrate dai finestroni che s’affacciano sulla corte interna. Inagibilità totale invece per gli altri due: Rotelli- Lazzarini e il palazzo ‘dei Diamanti’ dove ebbe il suo appartamento di servizio per sette anni il dirigente di prima nomina Carlo Azeglio Ciampi, futuro Presidente della Repubblica.

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La mostra Bauhaus 100

Ma vediamoli tutti da vicino: Palazzo Pellicani Silvestri, iniziato nel 1539 per volere di Giacomo e Annibale Pellicani, modificato nel 700 su disegni di Cosimo Morelli, Palazzo dei Diamanti (sul celebre esempio ferrarese del 1493) voluto da Bartolotto Mozzi, famiglia bergamasca impiantata a Macerata e promotrice di istituzioni culturali a cominciare dalla storica biblioteca comunale che ne porta il nome, e da Girolamo Marchetti che diedero incarico all’architetto Giuliano Torelli, Palazzo Rotelli – Lazzarini, di certo il più bello con una volta al primo piano affrescata di notevole valore emersa da lavori risalenti agli anni ’90 e tuttora al centro di studi. In un’altra volta ecco l’Aurora di Guido Reni (1614) copia dell’originale presente a Roma, a palazzo Rospigliosi-Pallavicini.

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La visita di Carlo Azeglio Ciampi a Macerata nel 2000

 

L’edificio, iniziato nel 1570 da Camillo Rotelli, ebbe un architetto d’eccezione: Pellegrino Pellegrini, detto il Tibaldi. Nell’organizzazione voluta da Bankitalia, fu sede del caveau mentre risale al 1923, due anni dopo il trasferimento della filiale, il corpo centrale del ‘blocco’ (palazzo Pellicani- Silvestri), fu realizzato il Salone del Pubblico ‘immortalato’ dal fotografo Alfonso Balelli così come, al piano superiore, l’ufficio del direttore, ricco di poltrone in pelle, con il ritratto del duce in orbace, appeso alle pareti. La ristrutturazione vide occupato dagli uffici buona parte del piano terra, del seminterrato e parte del primo piano. Da allora nulla è stato più strutturalmente modificato.

BancaItalia_Palazzi_FF-5-325x216Due secoli di storia e splendore sui quali da un decennio ed oltre ha regnato il silenzio, quasi una rappresentazione del declino di quella che fu ‘Macerata granne’. Il trittico di via Matteotti è stato posto in vendita dall’istituto di via Nazionale alla cifra di 40 milioni di euro, in linea con i valori del mercato e probabilmente non trattabile. Fallì tuttavia quasi subito forse per il costo (il trittico non è ‘spacchettabile’) cui si sarebbe dovuto aggiungere l’oneroso restauro per il diverso utilizzo degli spazi, un tentativo d’acquisto in quell’epoca di passaggio dal sindaco Giorgio Meschini (fino all’aprile 2010) all’attuale, Romano Carancini. Nessuna richiesta invece è pervenuta da parte dell’Università che per i suoi 700 anni laureò (ad honorem) Ciampi, che maceratese si sentì un pò sempre. Unimc peraltro, venerdì scorso, ha comunicato la formale intenzione di acquisto di un complesso in piazza Pizzarello per ospitarvi polo didattico ed uffici amministrativi. Non sappiamo se in quest’occasione Bankitalia abbia fatto parte degli aspiranti venditori ad Unimc: da 13 poi ridotti a 5.

BancaItalia_Palazzi_FF-4-325x216Resta nelle nebbie, mai confermato, un secondo più recente interessamento da parte di privati all’acquisto dell’ex filiale. Secondo i rumors datati non pochi mesi or sono, la trattativa sarebbe stata avviata con una cordata d’imprenditori, intenzionata a realizzare un Grand Hotel nel cuore di Macerata. Per il centro storico sarebbe stata una boccata potente d’ossigeno. Il tempo in ogni caso ha mostrato che se interessamento ci fu davvero, questo è venuto meno. Non si sa eventualmente per quale motivo. Forse come per le aspirazioni del Comune, è stato un trittico di motivi a far svanire l’affare. Che sarebbero stati la spesa iniziale, i vincoli e gli obbiettivi problemi a convertire il blocco architettonico cinquecentesco in un moderno albergo. per dovere di cronaca occorre aggiungere che la voce popolare non ha trovato alcuna conferma ufficiale.

Un rumor che, acquietatosi a suo tempo, aveva ripreso tuttavia vigore, passando di bocca in bocca, in questi giorni, essendo tornata l’ex sede dell’istituto bancario, a riempirsi di voci e presenze dal 19 luglio per celebrare i 100 anni dalla fondazione del Bauhaus. Voluta principalmente dal Comune che ha occupato palazzo Pellicani-Silvestri non da proprietario ma da temporaneo ‘inquilino’ dal 19 luglio al 3 novembre, pagando l’affitto previsto dall’Istituto per l’uso temporaneo dei locali. In particolare, dal 12 scorso, la vita è fluita in modo ancor più accentuato a palazzo Pellicani-Silvestri grazie ai ragazzi e docenti del liceo artistico ‘Cantalamessa’ che hanno installato la loro mostra, inaugurata dal sindaco Carancini e dal dirigente scolastico Mengoni. Fotografati davanti ad una scacchiera che sarebbe piaciuta a Walter Gropius. Già, ma chi darà ora ‘scacco matto’ a Bankitalia per acquisire la sua ex filiale per portare movimento ed economia nel centro cittadino?

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