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Lo Scientifico scende in piazza
«La Provincia sposti gli uffici,
non la scuola» (FOTO/VIDEO)

MACERATA – Studenti, insegnanti, genitori e simpatizzanti hanno affollato il centro sotto palazzo degli Studi per chiedere un incontro al presidente Pettinari e soprattutto una soluzione che non comporti lo sfratto. Tra di loro anche il commissario alla Ricostruzione Farabollini, in veste di genitore e l’avvocato Federico Valori: «Avete dato una lezione di civiltà». L’allieva Sofia Tomassoni: «Non siamo pedine, faremo valere i nostri diritti». Il docente Antinori chiede «che fine ha fatto il progetto per la sede unica che 10 anni fa era finanziato»
venerdì 7 Giugno 2019 - Ore 21:46 - caricamento letture
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di Federica Nardi (foto di Fabio Falcioni)

«La Provincia ha un intero palazzo inutilizzato a Piediripa. Questo potrebbe diventare un intero Palazzo degli studi, come è nella memoria storica di Macerata. Auguro ai ragazzi di scavalcare muri e non credere a quelli che dicono che non esistono soluzioni. Grazie a loro anche noi docenti abbiamo trovato unità e forza». Lucia Tancredi, insegnante del liceo Scientifico di Macerata, si è rivolta oggi pomeriggio così alle tante persone presenti in piazza Cesare Battisti. Studenti, ma anche docenti, personale scolastico, ex allievi del Galilei che oggi si sono dati appuntamento – striscioni e cartelli in mano  – per chiedere nuovamente un confronto al presidente della Provincia Antonio Pettinari sul paventato trasferimento della succursale dello Scientifico da palazzo degli Studi per far posto ad alcune classi del liceo Linguistico.

Lucia Tancredi

La protesta è iniziata lunedì sotto la sede centrale di via Manzoni, dopo la notizia (poi risultata ufficiosa) che la succursale andava sgomberata entro una settimana. Docenti e studenti già lunedì hanno chiesto, prima di tutto, una sede unica per il liceo. A rinfocolare lo scontento da un lato il silenzio di Pettinari, a cui spetta l’ultima parola. Dall’altro l’uscita della preside del Linguistico, Anna Maria Marcantonelli, che è intervenuta sostenendo che lo spostamento sarebbe “l’unica soluzione possibile”. Il problema di spazi infatti in primis è del Linguistico che quest’anno ha più iscrizioni dei locali a disposizione. Ma lo Scientifico non ci sta. «Dovremmo dire che andiamo via perché i numeri non tornano – ha proseguito Tancredi -. Questa è la scuola-azienda dove gli studenti sono utenti. Noi dello scientifico ci siamo dovuti trasferire tante volte: siamo anche andati a fare lezione in appartamenti. Il motivo per cui non ci spostiamo lunedì è che è fisicamente impossibile. I ragazzi con questa vicenda hanno capito cos’è la politica. L’hanno capito a loro spese, non sapevano cosa fosse una Provincia. Ora sanno che esiste e che è retta da uno che si chiama Pettinari. Pettinari si sta comportando come un satrapo orientale e a questo punto non sappiamo neanche se esiste. Vive nella nebbia. La buona politica è fatta di mediazioni, tutte quelle che non abbiamo avuto. Nessuno è venuto a parlarci o a mediare con noi».

Sofia Tomassoni

Sofia Tomassoni ha preso la parola per gli studenti. Oggi, prima del sit in in centro, alcuni di loro si sono riuniti per un paio d’ore per rielaborare insieme le idee su quello che, per loro, è stato un fulmine a ciel sereno. «Ho scoperto che saremo sfrattati da casa nostra dove stiamo 5 ore al giorno. Ci dispiace perché l’abbiamo scoperto da terze parti. Non dimentichiamo che appena arrivati qui non c’era nulla e che è stato tutto costruito negli anni con sacrificio e dedizione da parte di molti dei nostri prof, a partire dai laboratori e dalle bellissime classi dove hanno messo tutto il cuore. Non ci siamo sentiti presi in considerazione quando questa scelta è stata presa. E’ stato un dispiacere grande quando ci hanno detto che dovevamo spostarci ma avevamo pensato che ci avrebbero dato la sede unica. E invece neanche quello. Quindi una doppia delusione per noi. Noi ripetiamo: o tutti o nessuno. Questo non significa che non vogliamo andare via da a qui ma che vogliamo una sede unica per tutto lo Scientifico. Faremo valere i nostri diritti di studenti. Continueremo a lottare perché ci meritiamo una sede. La scuola non è un’azienda e non vogliamo essere trattati come pedine da spostare qua e là senza motivo e non dobbiamo riempire locali a caso. Abbiamo bisogno di sentirci uniti. Già è difficile con due sedi non oso immaginare la situazione a settembre». Durante la protesta uno di loro anche intonato “Il mondo” di Jimmy Fontana, incitando i compagni a «continuare a lottare per i nostri diritti».

Serenella Pagnanini

Serenella Pagnanini, insegnante inglese, ha aggiunto: «Siamo tutti uniti. Studenti, personale ata, docenti e anche le famiglie. siamo un pezzo della comunità di Macerata che sta vivendo un momento di disagio. Lunedì scorso dopo aver saputo in modo ufficioso del trasferimento coatto abbiamo cercato di indagare e nello smarrimento sono venuti fuori alcuni dati. Cioè che la Provincia ha bisogno di trovare spazi per alcune classi del Linguistico. Ma noi chiediamo che non ci sia nessun trasferimento coatto fino a che non sarà trovata una soluzione più equa. La nostra richiesta di incontro con Pettinari non ha ricevuto risposta ma siamo fiduciosi che potremo confrontarci».

Andrea Antinori

Andrea Antinori, insegnante di scienze, ha rincarato la dose: «L’ignavia dell’amministrazione politica della città ha portato due scuole ad apparire come nemiche. Il terremoto non ha fatto altro che far emergere l’inefficienza politica di chi da oltre 20 anni ha nei cassetti il progetto esecutivo per il nuovo liceo che noi abbiamo già visto più di 10 anni fa, con fondi disponibili, che poi improvvisamente è scomparso. Qui le scuole sono considerate come un peso. I problemi delle scuole non vengono affrontati. Anzi, quando c’è bisogno di spazi si eliminano le scuole. C’è bisogno di spazi per il tribunale? Si elimina il Pannaggi buttando via uno dei laboratori di chimica biologica più apprezzato al mondo. Nemmeno Unicam o l’ateneo di Ancona avevano un laboratorio come quello. Tolto per fare posto all’archivio del tribunale. Quando servivano aule, qualche mese fa, siamo andati a recuperare i banconi di chimica e scienze che venivano buttati. Questo significa disattendere la legge nazionale che ha aumentato le ore di laboratorio per i licei, che già noi non riusciamo a fare. La Provincia è proprietaria di molti immobili. Scelga dove mettere propri uffici, che possono traslocare facilmente, e dia gli spazi adatti e attrezzati agli studenti».

Piero Farabollini

 

Oggi in piazza a sostenere la protesta degli studenti anche ex allievi o genitori “illustri” di ragazzi che frequentano il liceo. Come Piero Farabollini, commissario alla Ricostruzione che ha deciso di essere accanto al figlio (che frequenta il primo anno proprio nella sede del centro storico). «Mio figlio si è trovato molto bene – spiega Farabollini -. Ovviamente la notizia di uno spostamento è un criticità che tocca tutti gli studenti. E io come genitore non posso che andare nella stessa direzione di mio figlio. Avendo, inoltre, frequentato il Galilei anche io. La sede unica – aggiunge -, sarebbe la cosa migliore. Però bisogna anche vedere le condizioni». Federico Valori, avvocato ed ex allievo anche lui, ha incitato la piazza: «Avete dato una lezione di civiltà – ha detto rivolto agli studenti -. Perché non perseguite un interesse particolare né volete prevaricare. Voi volete trovare una soluzione per tutti. Voi. Non chi rappresenta l’ansia divoratrice, l’ossessione dei numeri».

A sinistra Francesca Principi

Francesca Principi, una delle rappresentanti dei genitori, ha relazionato sul Consiglio d’istituto straordinario di ieri. L’esito è che «appoggiamo il documento dei docenti (sottoscritto lunedì, ndr). Si chiede inoltre al presidente della Provincia di fare riferimento alla normativa che dice di riorientare i nuovi iscritti in eccedenza. Non si capisce perché abbiano accettato un’eccedenza senza spazi per supportarla, creando così una condizione di emergenza che penalizza altri. Non ci sembra opportuno dover nuovamente compromettere il difficile equilibrio raggiunto per un’emergenza che si sarebbe potuta evitare. Vogliamo un confronto serrato e costruttivo. Per questo chiediamo un incontro urgente con Pettinari per condividere motivazioni e considerazioni e per acquisire informazioni ufficiali sulla questione, che finora non abbiamo avuto».

 

 



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