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«Imputato per turbativa d’asta
e ditte iscritte in white list:
da rivedere tutto il sistema»

CANTIERI SISMA - Il commento di Daniel Taddei (Cgil Macerata) dopo la revoca delle interdittive che avevano raggiunto le ditte Eni ed Euroimpresit di Salvatore Piccolo. Nei documenti della prefettura di Caserta viene citato il fratello Raffaele, rinviato a giudizio nell'ambito dell'inchiesta "The Queen" e coinvolto a vario titolo nella gestione delle imprese: «Siccome il reato non è abbinato all'associazione mafiosa, l'elemento è decaduto. Oltre un anno per bloccare i lavori e 20 giorni per sbloccarli»
mercoledì 27 Marzo 2019 - Ore 15:13 - caricamento letture
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Daniel Taddei oggi in conferenza stampa

 

di Federica Nardi

«Oltre un anno per dare l’interdittiva e 20 giorni per toglierla. E’ preoccupante. Sapere che ci sono imputati per turbativa d’asta ma possono operare tranquillamente sul territorio fa venire qualche dubbio sulla tenuta del sistema». Così Daniel Taddei, segretario provinciale della Cgil di Macerata, interviene dopo che la prefettura di Caserta ha revocato l’interdittiva data venti giorni fa alle ditte Euroimpresit ed Eni, entrambe di Salvatore Piccolo.

La prima ha lavorato dal 2017 nei cantieri delle sae nella rete di impresa con capofila Intech (subappalto del consorzio Arcale), la seconda ha vinto l’appalto per la riapertura della basilica di San Nicola a Tolentino e per la ricostruzione di una struttura ricettiva a Valfornace. Procedure ordinarie, per cui l’autocertificazione era sufficiente. La richiesta di inserimento in White list era stata fatta per entrambe le ditte nel 2017, alla prefettura di Caserta. L’interdittiva che ha colpito tutte e due le ditte è arrivata invece il 6 marzo scorso, oltre un anno dopo. La revoca ieri, dopo venti giorni esatti.

Nei documenti della revoca viene citato Raffaele Piccolo, fratello di Salvatore e imputato per turbativa d’asta. Raffaele nella Euroimpresit compariva nei mesi scorsi come procuratore speciale mentre nella Eni non avrebbe ufficialmente nessun ruolo, anche se i lavoratori che si sono rivolti alla Cgil hanno raccontato che nei fatti sarebbe stato lui a gestire la ditta (leggi l’articolo). In tutto questo «cinque lavoratori della Eni che si sono rivolti a noi ancora aspettano di essere pagati – spiega il segretario -. Parliamo di qualche decina di migliaia di euro. Attualmente la pratica è in fase di accertamento all’ispettorato del lavoro di Macerata. Le motivazioni della revoca – prosegue Taddei, citando il documento della Prefettura di Caserta -, a seguito dei ricorsi presentati dalle ditte, sono legate al fatto che sono venuti meno gli elementi che ne avevano precedentemente determinato il rigetto, in relazione all’articolo 7 della legge 203 del 1991, che rimanda all’aggravante per reati commessi in associazione mafiosa. Quindi siccome Raffaele Piccolo è imputato per turbativa d’asta (articolo 353 del codice penale), ma il reato non è abbinato all’associazione mafiosa, l’elemento è decaduto. Non sta a me entrare nelle competenze specifiche ma se il quadro normativo è questo sarebbe da rivedere tutto il sistema. Non sappiamo da quanto tempo erano presenti le condizioni che hanno portato all’interdittiva – aggiunge Taddei -. Sappiamo solo che la revoca è stata stabilita anche dopo la consultazione del gruppo interforze, che ha relazionato il 15 e il 22 marzo. Ora la Eni ha tutti i diritti di portare a termine i cantieri e di continuare a operare e di farne anche altri per quanto riguarda le procedure ordinarie. Mentre a oggi – conclude -, non risulta iscritta all’anagrafe antimafia degli esecutori del sisma 2016».

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