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Marcia fucsia su Macerata:
«Questo governo vuole cancellare
40 anni di lotte per i diritti» FOTO

8 MARZO - Oltre 200 partecipanti alla manifestazione organizzata dall'associazione "Non una di meno" contro la violenza di genere, il fascismo, il sessismo e il ministro dell'Interno Matteo Salvini
sabato 9 Marzo 2019 - Ore 10:32 - caricamento letture
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La partenza del corteo da piazza Annessione

 

di Federica Nardi (foto di Fabio Falcioni)

«La violenza è dentro le mura di casa, è anche in questa provincia ed è nascosta. Dobbiamo farla uscire, altrimenti saranno sempre donne emarginate e noi le incontreremo solo morte ammazzate». Maddalena Manca, attivista di Non una di meno dall’anno di creazione del movimento femminista (2016) è anche una delle artefici della nascita della “cellula” maceratese. Ieri sera ha guidato a Macerata il corteo di circa 200 donne e uomini che da piazza Annessione ha percorso le vie del centro fino a piazza Vittorio Veneto. Nei cori della marcia femminista della Festa della donna la protesta è soprattutto contro il fascismo, la violenza, il sessismo e il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Maddalena Manca

Non una di meno, in città, ha iniziato l’attività l’anno scorso, dopo che Macerata era stata sconvolta dall’omicidio di Pamela Mastropietro e dalla sparatoria di Luca Traini. «Il movimento qui nacque dall’indignazione per una ragazza ammazzata, Pamela Mastropietro – racconta Manca -. Un fatto che ci ha risvegliato dall’intorpidimento, per cui sembrava che Macerata non fosse toccata dai problemi della violenza di genere. Invece lo era. Ci sono altri femminicidi accaduti nel Maceratese. Ma abbiamo anche donne sopravvissute a cui la città non è stata vicina. Dovremmo rifletterci tantissimo. Dobbiamo sensibilizzare il territorio perché non è un fatto più emendabile. Dobbiamo, adesso, capire che non è un problema che riguarda “gli altri”, ma noi».

Macerata è stata una delle 40 piazze italiane che hanno ospitato il corteo di Non una di meno. Una marea fucsia che quest’anno ha visto partecipanti da diverse città marchigiane e anche dall’estero. Un’attivista, da poco in Italia, indossa con fierezza la bandana verde: il suo ricordo delle proteste in Argentina per il diritto all’aborto. Nei cartelli imbracciati dalle partecipanti tanti messaggi, dai più seri ai più ironici (ricorrente il riferimento alle caramelle al limone che Trenitalia avrebbe offerto ieri alle passeggere per la Festa della donna). Tante si sono dotate del kit per la manifestazione: spilletta, bandana fucsia e una fiamma realizzata in tessuto rosa acceso per accompagnare lo slogan del primo grande striscione che apre la passeggiata: “Il fuoco è nostro”.

Ma il tema madre è uno: «Noi parliamo principalmente di violenza di genere – spiega Manca -. Non si può accettare più che 120 donne siano ammazzate. Non si può accettare più che una donna su tre subisca violenza o che veniamo molestate. Non si possono assolutamente accettare abusi sin dall’infanzia. Non si può accettare la legge Pillon. Né che ancora oggi si provi vergogna a parlare del proprio orientamento sessuale. Anche per questo vogliamo portare a Macerata le tematiche lgbtq che sono legate strettamente alla violenza di genere. L’ultimo caso in Italia è stato quello della ragazza picchiata e abusata dal padre perché lesbica. E’ anche inaccettabile che le migranti siano bloccate in mezzo al mare e non si possano accogliere. Noi protestiamo contro questo governo perché sta iniettando veleno e sta portando avanti pratiche oscurantiste contro le donne, verso noi: i “corpi dissidenti”. Ci chiamiamo così perché dissidiamo verso ciò che va contro 40 anni di lotte sui diritti delle donne. Sono lotte femministe». Lotte come il diritto di voto o il diritto ad abortire: «L’aborto è legge ma ci sono tantissimi obiettori. E Macerata non è da meno – conclude Manca -. Dobbiamo ricominciare dalle scuole. Dall’educazione sessuale e alla parità di genere. Altrimenti torneremo al Medioevo».

 

 

 



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