Area container, ecco il parco giochi
«Ma vivere qui resta un’impresa»
TOLENTINO - Taglio del nastro per il nuovo spazio dedicato ai più piccoli con il sindaco Giuseppe Pezzanesi. La festa non attenua il malumore tra gli sfollati: «Non siamo qui per scelta, ma a causa del sisma. Come chiunque altro, vorremmo riavere una casa nostra, dove tornare ad accudire e crescere le nostre famiglie»

Il taglio del nastro
di Giacomo Gardini
L’inaugurazione del nuovo parco giochi, all’interno della zona container di Tolentino, non attenua i malumori che da mesi serpeggiano tra gli sfollati. Il taglio del nastro, avvenuto questo pomeriggio in presenza del sindaco Giuseppe Pezzanesi, si è svolto tra i sorrisi dei più piccoli e lo scetticismo dei più grandi. Perché al di là dell’immensa riconoscenza rivolta a associazioni e imprese, sponsor del parco giochi polivalente, il malcontento resta. Gli sfollati, da circa due anni residenti nella zona container, sono costretti quotidianamente a fare fronte a problematiche ben più spiacevoli.
«È stato facile intuire che fosse proprio oggi il giorno dell’inaugurazione – racconta una donna che preferisce non esporsi con nome e cognome – l’area container riversava in condizioni ben diverse, prima di questa mattina. Naturalmente, in vista del taglio del nastro, l’amministrazione comunale ha pensato bene di sistemare il tutto. Erba alta, carcasse di topi, rottami sparsi qua e là. Fin dalle prime ore del mattino, erano tutti al lavoro per le buona riuscita delle foto di rito». «Ringraziamo le associazioni e le imprese che hanno permesso la realizzazione del parco giochi – dichiara un altro uomo – ma forse sarebbe stato meglio anticiparne i tempi. Il freddo è arrivato: per quanto ancora i nostri bambini potranno godere di questo spazio? Facciamo già fronte all’umidità e alle temperature rigide all’interno dei container: per quanto mi riguarda, buona parte dello stipendio che percepisco finisce in medicinali per i miei bambini».
Un’altra donna approfitta della nostra presenza per ricordare che forse, a breve, saranno costretti a pagare l’affitto per poter restare nella struttura. La notizia non è stata ancora confermata: a breve si terrà una riunione in area 3 per fare chiarezza sulla questione.
«Sono mesi ormai che chiediamo ci vengano forniti dei divisori per le docce nel bagno delle donne. Ancora nessuna risposta – denuncia un’altra sfollata – Le donne di area 1 e area 2 hanno gettato la spugna, li hanno acquistati con i loro risparmi. Noi di area 3 ci siamo rifiutate. È un nostro diritto. Non siamo qui per scelta, siamo qui a causa del sisma. Come chiunque altro, vorremmo riavere una casa nostra, dove tornare ad accudire e crescere le nostre famiglie. Purtroppo, al momento, siamo costretti qui. Chiediamo quindi che ci venga garantita una permanenza in condizioni dignitose». Rabbia, malcontento, frustrazione. L’erba sintetica di un campo da gioco non può di certo attenuare simili malumori. D’altra parte però, il sorriso dei tanti bimbi presenti, l’entusiasmo, la trepidante attesa del taglio del nastro e la corsa ai giochi restituisce un po’ di umanità a una situazione tanto delicata quanto gravosa.




