Storie virtuose di Legambiente,
c’è anche Unicam
RICONOSCIMENTO per il progetto Matrend curato da Chiara Invernizzi, professoressa di Geologia dell'ateneo camerte

Chiara Invernizzi
Il progetto Matrend dell’università di Camerino finisce nella rosa delle 100 esperienze virtuose scelte da Legambiente. Un riconoscimento arrivato in occasione della presentazione del Rapporto comuni rinnovabili 2018 che si è tenuta a Roma il 27 novembre. “Le 100 storie dal territorio” che fanno parte del dossier raccontano il futuro dell’energia per l’Italia, per quanto fatto nel territorio in tema di energie rinnovabili. Responsabile del progetto Unicam è Chiara Invernizzi, docente di Geologia nella scuola di Scienze e tecnologie dell’ateneo camerte. Matrend è nato per realizzare un impianto pilota ibrido in grado di produrre energia termica ed elettrica utilizzando anche la geotermia a bassa entalpia.
L’impianto, nello specifico, si compone di una pompa di calore alimentata da due sonde installate in pozzi profondi circa 100 metri, una cella a combustibile ad ossidi solidi, un accumulatore elettrico ed uno termico, sensori per il monitoraggio in tempo reale dei parametri relativi alle diverse installazioni, quadri di controllo, software dedicato per la gestione dei dati. Nell’ambito della ricerca svolta da Unicam, si sono effettuati test per il monitoraggio del comportamento del sottosuolo nel tempo e per il miglioramento delle caratteristiche dei cementi di riempimento dei pozzi geotermici, ma anche per migliorare le caratteristiche dell’accumulo termico grazie a materiali a cambiamento di fase. La ricerca ha anche dato impulso alla nascita di uno Spin Off universitario. «Sono molto soddisfatta per questo riconoscimento – ha sottolineato Invernizzi – che condivido con l’intero gruppo di ricerca. La geotermia rappresenta una importante risorsa energetica alternativa e a basso impatto ambientale. Tra gli obiettivi principali del progetto, oltre alla ricerca in settori quali lo studio delle caratteristiche del sottosuolo e del trasferimento di calore in profondità, vi sono quelli di testare l’utilizzo di impianti geotermici in combinazione con altri impianti come strategia per la riqualificazione energetica di edifici pubblici e privati, combinando nuove tecnologie relativamente mature, ma che necessitano di una fase di sviluppo migliore per una distribuzione più ampia sul mercato, e di studiare sistemi di accumulo energetico innovativi. Non ultimo l’obiettivo di ridurre drasticamente le emissioni di gas a effetto serra. Si tratta di un lavoro di equipe in cui il contributo dei colleghi professori Roberto Gunnella di Fisica e Rosario Culmone di Informatica è stato fondamentale».