Il parcheggio per disabili è un rebus:
«Nessun rispetto per la mia bimba autistica»
CAMPOROTONDO - Edyta Majcher denuncia quanto successo oggi nel centro, parzialmente chiuso per un evento: «Non c'era posto nonostante avessimo il pass disabili e un signore mi ha urlato contro, facendo andare nel panico mia figlia»

La transenna
di Federica Nardi
«A Camporotondo nonostante il pass per disabili ogni volta che c’è un evento non si sa dove parcheggiare. Oggi sono stata trattata malissimo e non c’è stato alcun rispetto per la mia bambina di cinque anni che soffre d’autismo». Edyta Majcher ha 35 anni, si è trasferita da poco da Tolentino a Porto Sant’Elpidio ed è titolare di una ditta di autotrasporti insieme al marito. Da sei anni, tutte le domeniche, va a trovare i suoceri nel piccolo comune dell’entroterra maceratese. «Non è la prima volta che troviamo difficoltà a parcheggiare con il pass disabili – spiega Majcher -, ma oggi non c’è veramente stato rispetto per mia figlia».

Edyta Majcher
I suoi suoceri, dopo il terremoto, si sono trasferiti da una via più periferica nel centro storico. «Quando siamo arrivati – racconta la donna -, il centro era chiuso per un evento e c’era la transenna con indicato un parcheggio sulla destra, che però era completamente pieno. Quindi una signora del posto ci ha aiutato a spostare la transenna e ci siamo parcheggiati vicino ad altre auto che erano lì. Il problema per noi è che mia figlia, se ha una crisi, si intigna. A volte non vuole camminare, a volte non vuole prendere l’auto. Non è facile ed è per questo che abbiamo il pass: per lei. In modo che, se serve, possiamo parcheggiare vicino a dove dobbiamo andare». Majcher e la sua famiglia sono quindi entrati nella casa dei suoceri, quando a un certo punto «un signore, senza alcuna divisa, ha suonato il campanello dicendoci che dovevamo spostare l’auto. Quando gli ho detto allora di indicarci un altro posto dove poter parcheggiare, dato che non ce n’era nessuno, ha cominciato a urlarmi contro e a dirmi: “vieni qui che ti insegno l’educazione”. A quel punto mia figlia è andata in panico e non voleva nemmeno più salire sull’auto. Non sono mai stata così arrabbiata in vita mia. Ci tengo molto a Camporotondo, ho anche fatto delle donazioni dopo il terremoto per aiutare i bambini del nido, ma non è possibile essere trattati così. Né che quando ci sono eventi o chiudono le strade non si debba capire come fare per i più anziani o per chi, come me, ha il pass disabili».

Cerchiata in blu, l’auto di Majcher

La via dove c’erano anche altre auto parcheggiate