Motta elettrizza lo Sferisterio:
«Grazie per l’invito, è splendido»
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MACERATA - Applausi per il cantautore toscano dopo quasi due ore di concerto nell'arena maceratese. Molti gli apprezzamenti per il tempio della lirica in uno show sempre a stretto contatto con il pubblico e ricco di emozioni positive

Il concerto di Motta
di Marco Ribechi
(foto di Fabio Falcioni)
Salta lo Sferisterio al ritmo delle chitarre elettriche di Motta. Platea quasi piena per il concerto del giovane artista pisano che ha saputo dare un’altra veste alla camaleontica arena maceratese, quest’anno più che mai sede di spettacoli differenti per genere e pubblico.

Motta
La magia del teatro all’aperto ha stregato anche il cantautore toscano, apparso particolarmente umile e genuino nelle sue dichiarazioni al pubblico: «Grazie per avermi invitato in questo luogo splendido – dice Motta – Sento delle cose bellisime qui, sono sincero, è una cosa che non dico mai. Qui sicuramente saranno passati tantissimi artisti molto più bravi di me e per questo è un onore esibirmi per voi». Elettrico, irrefrenabile sul palco con un forte desiderio di dare affetto alla sua band e al suo pubblico Motta potrebbe essere definito il cantante del tempo trascorso.

Motta in piedi sulla batteria
Largamente digerita la lezione sonora della new wave, fiorente negli anni ’80 proprio nella sua regione, e del punk noise ripulito di ogni sua componente sperimentale e violenta, Motta aggiunge uno stile di scrittura molto personale ed efficace, fatto di immagini, di sensazioni. Le parole delle sue canzoni cantate con voce acida sono una serie di diapositive proiettate su un muro ingiallito, ritratti sbiaditi, scoloriti, che inesorabilmente mettono a confronto con lo scorrere degli anni e con l’inafferrabilità dell’esistenza. Storie d’amore sfumate, attimi impressi nella memoria, istanti di felicità perduta e conservati solo nelle scatole dei ricordi: Motta vuole anche rappresentare la mancanza di certezze proprie della contemporaneità in cui la fine della giovinezza rimane una scialuppa di salvataggio immersa nelle onde di una tempesta oceanica. E per questo aspetto intimo e personale le sue canzoni colpiscono e trascinano, nonostante l’aspetto prettamente musicale risulti più una sintesi di ciò che c’è già stato piuttosto che qualcosa di realmente innovativo. In ogni caso qualcosa di molto positivo per la scena musicale italiana.

Un momento del concerto
Il concerto si apre con “Ed è quasi come essere felice”, uno dei pezzi più conosciuti che infatti scalda subito l’animo e le mani dei presenti. Motta entra correndo e saltando, incitando il pubblico e dando il cinque a tutti i componenti della band, tecnici inclusi, un po’ per esorcizzare l’emozione (come lui stesso afferma) un po’ per rafforzare la sinergia necessaria a trasmettere emozioni. «Avete fatto bene a venire» dice al suo pubblico che tratta come ospiti graditi nella sua casa. L’aspetto confidenziale e intimo della performance, tipico anche della scena indie, è forse la carta vincente del cantante che si mostra per quello che è suscitando affetto e simpatia. La fine dei vent’anni, Quello che siamo diventati, Vivere o morire portano a Prima o poi ci passerà quando il pubblico decide di alzarsi per andare sottopalco senza più sedersi fino al termine del concerto. Il suono è pieno e compatto e soprattutto nel pezzo Roma stasera trasmette carica e adrenalina a un pubblico che ricambia con grande partecipazione. Un’anima positiva, nonostante l’ossessione per la caducità, verso la fine dell’evento dirà: «A volte, anche ai concerti, ci sono persone sbagliate nei posti giusti. Non so se tra il pubblico ci sia qualche omofobo, è possibile, nel caso a loro voglio dire che siamo tanti e siamo belli. Sono di sinistra, non bisogna vergognarsi di manifestare un pensiero di sinistra, nonostante per noi non ci sia alcuna rappresentanza da parte della classe politica». In chiusura dopo aver suonato praticamente tutti i pezzi dei suoi due album, ad eccezione di un paio di brani, arriva anche Fango dei Criminal Jokers, band in cui militava prima della sua carriera solista. Con il bis Mi parli di te suonata in acustico saluta il pubblico che ricambia soddisfatto con grandi applausi e il sorriso di chi si è goduto un bello spettacolo in un luogo magico.












