Processione in mare per San Marone
col pensiero a Jimm
e ai morti di Genova (FOTO)

CIVITANOVA - Cambio di itinerario per non intralciare le operazioni di soccorso del ragazzo disperso. Prima cerimonia del patrono per il nuovo vescovo Rocco Pennacchio. Un'omelia tutta incentrata sul perdono e sul ruolo attivo del cristiano: «Non basta indignarsi, c'è da sporcarsi le mani»

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di Laura Boccanera

(Foto di Federico De Marco)

«Abbiamo bisogno di indignazione, ma non basta, poi non dobbiamo tirarci indietro, dobbiamo sporcarci le mani». E’ tutta incentrata sul significato del perdono, ricevuto, ma soprattutto ridonato, la predica di Monsignor Rocco Pennacchio, vescovo di Fermo che per la prima volta ha celebrato la messa in onore di San Marone, patrono di Civitanova. Una cerimonia particolare, che si tiene in un clima di lutto, per i fatti di Genova, ma anche per la scomparsa in mare del giovane Jimm Idalinya le cui ricerche erano in corso durante la cerimonia. E la messa si è aperta proprio con una preghiera, per le vittime del crollo del ponte e con la speranza collettiva di poter ritrovare il 20enne kenyano.

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Monsignor Rocco Pennacchio

 

 

Ma era anche la prima volta di monsignor Pennacchio alle prese con l’omelia per il patrono e la sua successiva processione a mare che si è svolta con il vento placato (8 nodi) e il mare più placido rispetto a quello che stamattina all’alba ha inghiottito Idalinya. Il vescovo ha incentrato il suo intervento religioso attorno al tema del perdono e su cosa significa essere oggi martiri (testimoni) di Cristo. «Gesù non è venuto solo ad accusare i colpevoli – ha detto – ma si è fatto carico del male, si è sporcato le mani, ha indicato una proposta . Abbiamo bisogno di indignarci, ma poi non possiamo tirarci indietro. Vale per noi ministri della fede, ad esempio se denunciamo la pratica dell’aborto dobbiamo anche creare le condizioni alle donne per accettare la gravidanza, così come vale per chi amministra la cosa pubblica».

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E poi sul perdono: «se non si riesce a rendere il perdono ricevuto diffusivo verso gli altri, se non diventa esperienza, non serve a nulla. E nella parola si spiega anche che non ha senso il rapporto con Dio se non ci consideriamo fra noi come fratelli. Oggi essere testimoni di fede significa farsi carico del male e protagonisti di perdono». Al termine dell’omelia le reliquie di San Marone sono state portate in processione fino al porto e trasportate a bordo della Predator dell’armatore Sergio Gaetani. A seguire l’imbarcazione una decina di natanti, tra cui quello della Guardia di finanza che ha caricato a bordo tutte le autorità militari presenti. Variato il percorso rispetto alla tradizione per la deposizione della corona d’alloro in memoria delle vittime del mare. Le imbarcazioni infatti, anche per non intralciare le operazioni di soccorso hanno fatto rotta verso sud fino alla foce del Chienti per poi tornare in porto.

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