Erap Marche:
il Pd vuole resuscitare un carrozzone

IL COMMENTO - Il disegno di legge a firma di quattro consiglieri regionali dei dem vorrebbe ripristinare un consiglio di amministrazione con cinque poltrone da assegnare, dopo che la giunta Spacca aveva affidato l’intera gestione soltanto al direttore generale e a un revisore dei conti. Non sarà che a seguito della batosta elettorale patita lo scorso 4 marzo i partiti politici perdenti debbano rispondere alla pressante domanda di dove diavolo collocare le centinaia di trombati?
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di Fabrizio Cambriani

Il 7 giugno scorso a firma di quattro consiglieri Pd, (Andrea Biancani, Enzo Giancarli, Francesco Giacinti e Francesco Micucci) è stato depositato, in Regione, il disegno di legge numero 207. Il titolo è “Modifiche ed integrazioni (proprio “ed” e non già “e” che la “d” eufonica è appannaggio di pochi e spocchiosi acculturati) alla legge regionale 16 dicembre 2005 n.36 e alla legge regionale 27 dicembre 2006 n.22. Senza farla troppo lunga si tratta della disciplina in materia di edilizia residenziale pubblica.

Regione-MarcheQuesto progetto di legge, benché nell’articolato non se ne faccia mai menzione, stravolge però un’altra legge regionale a firma della giunta Spacca (la n. 18 del 4 giugno 2012) che tagliava in un colpo solo ben cinque consigli di amministrazione, affidando l’intera gestione soltanto al direttore generale e a un revisore dei conti. I cinque cda – detto per inciso – costavano annualmente al contribuente oltre 235mila euro, solo in gettoni di presenza. Lo spirito della loro soppressione – come si poteva leggere nella relazione introduttiva – era proprio finalizzato a razionalizzare il più possibile le risorse economiche a causa dei tagli dovuti dalla revisione di spesa del governo centrale. Inoltre, si inseriva in un contesto molto più ampio di risparmi che riguardava altre cancellazioni quali l’Erf, le aree vaste sanitarie, l’Arpam, l’Assam e molti altri.

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Enzo Giancarli

Con l’attuale disegno di legge di questi nostri fantastici quattro si intende – a distanza di soli sei anni – ripristinare un unico consiglio di amministrazione formato da cinque componenti, da un segretario ad hoc e da un revisore dei conti. A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si indovina, e quindi non sarà che a seguito della batosta elettorale patita lo scorso 4 marzo i partiti politici perdenti debbano rispondere alla pressante domanda di dove diavolo collocare le centinaia di trombati che si trovano all’improvviso a dover fare i conti con il problema della disoccupazione? Senza dubbio un interrogativo angosciante soprattutto per la sopravvivenza nell’immediato futuro di soggetti che non hanno mai preso in considerazione l’idea di procacciarsi il pane con cartellino, orario e turni di lavoro. La Regione Marche, che ultimamente si sta dimostrando sempre all’avanguardia in argomenti sensibili come quello della disoccupazione – ovviamente solo quella del personale politico – sta già lavorando alacremente per risolvere il quesito. Ben consapevoli che la ricollocazione nel suk della politica di figuri non più graditi agli elettori sia priorità inderogabile.

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Francesco Micucci

Così i quattro consiglieri del Partito Democratico hanno preso carta e penna e scritto il sopracitato disegno di legge numero 207 che sembra proprio servire alla bisogna. In poche parole, si vuol ricostituire, senza troppo clamore, un altro carrozzone che il governo Spacca aveva cassato con un tratto deciso di penna. La nomina dei cinque amministratori, “scelti in rappresentanza dei cinque presidi dell’Erap Marche, tra soggetti con comprovata esperienza come amministratori locali, ovvero tra soggetti in possesso di comprovata esperienza amministrativa in enti pubblici, privati o nel settore urbanistico, edilizio o giuridico” spetterebbe, manco a dirlo, alla giunta regionale.
Per gestire un patrimonio immobiliare di valore inestimabile, non sarebbero dunque richiesti titoli di studio, né scuole di specializzazione particolari e neppure un innocente diploma di geometra, ma si attingerebbe nel mare magnum dell’Urpt (ufficio ricollocamento politici trombati). Con buona pace di quanti, ultimamente, fanno ancora appello al richiamo di altissime professionalità e competenze, così da contrapporle alla mediocrità del personale politico oggi al governo.

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Andrea Biancani

Ufficialmente la ricostruzione di un già rottamato carrozzone, con tanto di consiglio di amministrazione come orpello, affonda le sue ragioni nel fatto che la “semplificazione delle governance del sistema regionale dell’edilizia residenziale pubblica – così come si legge nella resoconto dei consiglieri Pd – ha finito nel tempo per pregiudicare l’esigenza di garantire uno stretto raccordo degli organi direttivi dell’Erap, e quindi delle politiche regionali abitative (…) con le effettive esigenze delle amministrazioni comunali coinvolte nell’assegnazione degli alloggi in questione e quindi con la peculiarità delle singole realtà locali”. Che a leggerla così è una gran supercazzola con scappellamento a sinistra. Ma volendo appena, appena approfondire verrebbe il sospetto che, siccome con il direttore generale e con i numeri la politica non poteva mettere mano, sarebbe meglio affidarsi a persone di fiducia che possano poi eseguire al primo fischio, eventuali desiderata di chi li ha nominati. E qui – venghino signori, venghino – si compie un capolavoro di raffinata astuzia che farebbe catturare due piccioni belli in carne con una fava sola. Intanto, grazie alle laute indennità di carica, si sistemerebbero per un lustro – con l’opzione di un altro mandato – cinque perdenti seggio che comunque hanno acquisito nei precedenti mandati amministrativi le caratteristiche necessarie per la loro nomina. Poi si darebbe al consiglio di amministrazione la possibilità di stabilire discrezionalmente i criteri per i punteggi utili alle graduatorie e le successive, immancabili interpretazioni.

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Francesco Giacinti

Un grande albero della cuccagna nel quale tutto finisce con pacche sulle spalle reciproche. Il nominato numero uno del cda potrà finalmente tornare a indossare l’ampio e comodo vestito buono, temporaneamente avvolto dentro al cellophane nell’armadio. Ma anche a fregiarsi dell’appellativo di presidente che, dalla pro loco di paese in su, ha sempre un suo carismatico fascino. Seguirà, verosimilmente, oltre al doveroso cellulare di ordinanza, uno spazioso ufficio con tv satellitare, frigobar sempre ben fornito e segretaria al seguito. Posto che l’unica cosa sicura è che il conto lo paghiamo tutto noi, la domanda che frulla in testa da qualche giorno è: chi saranno i primi cinque miracolati dalla nomina? Ah, saperlo…



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