Un fenomeno inarrestabile,
le Marche scivolano al sud

IL PUNTO - Occorre invertire la tendenza ma bisogna farlo subito. Il nord finisce nell’allineamento Rimini-Firenze. Negli ambienti bene informati circola l’idea di “Abbandonare il sud a se stesso: più libertà e meno soldi, anno dopo anno, per una decrescita progressiva”. Il più grande cantiere d’Europa che si creerà per la ricostruzione post sisma non porterà ricchezza per noi ma per le grandi imprese
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Ugo Bellesi

di Ugo Bellesi

Può darsi che le aree colpite dal terremoto siano destinate a spopolarsi più del dovuto. E questo peraltro era un fenomeno in atto da anni.  Fenomeno accelerato dalla carenza di infrastrutture e di servizi importanti, da vie di comunicazione difficoltose, da scuole troppo lontane, da mancanza di interventi per migliorare le condizioni di vita di tantissime famiglie, dall’insufficiente promozione turistica, da carenti strutture ricettive, con le uniche iniziative valide affidate al coraggio e allo spirito di sacrificio della gente di montagna.
Tutta questa premessa soltanto per dire che lo spopolamento non sarà il maggior pericolo per i terremotati e non solo per loro ma per tutte le Marche. Questo perchè incombe sulla nostra regione una calamità maggiore. Lo ha segnalato nei giorni scorsi il prof.Donato Iacobucci, docente di economia alla Politecnica delle Marche, con un articolo apparso nel Corriere Adriatico con il titolo “Le Marche scivolano a sud”. Infatti, in base al rapporto annuale dell’Istat, egli spiega che tra il 2007 e il 2011 il Pil delle Marche ha subito una flessione del 7,5% mentre tra il 2011 e il 2016 si è contratto del 4,2%. L’Istat tra l’altro rivela che “nelle Marche si concentrano i sistemi locali classificati perdenti” e ciò perché ci sono settori a media e bassa tecnologia e c’è carenza di imprese di media e grande dimensione.

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Sae a Villa Sant’Antonio

Vogliamo illuderci che la ripresa economica della nostra regione ci sarà con l’avvio del cosiddetto “più grande cantiere d’Europa” che partirà con la ricostruzione nelle zone terremotate? E’ solo una vana speranza dal momento che le gare d’appalto per i cantieri “più ricchi” saranno sicuramente appannaggio delle grandi imprese edili del nord e del sud, che sono più strutturate, che hanno maggiore potenziale economico, che possono vantare lavori di ben più grosso impegno in Italia e all’estero. Saranno loro a realizzare i maggiori guadagni perché i cantieri sulle nostre montagne saranno da esse affidati in subappalto, a prezzi ridottissimi, alle imprese minori che pur di lavorare “saranno costrette” ad assumere dipendenti in nero, magari provenienti dall’Europa dell’est come è accaduto per le Sae. Quindi i guadagni che rimarranno sul territorio saranno ben miseri e la ripresa sarà una chimera.

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Raffaele Cantone

Vorremmo sbagliarci ma anche Raffaele Cantone, che guida l’Autorità anticorruzione, ha lanciato un allarme preciso chiedendo alle istituzioni locali soprattutto di “controllare tutti i subappalti”(leggi l’articolo). Infatti, in vista delle gare di appalto, si stanno organizzando reti di impresa gigantesche con centinaia di partecipanti. Sono loro che prenderanno il grosso della fetta. Come ha spiegato anche Daniel Taddei, segretario provinciale della Cgil che ha visto questo fenomeno in occasione della costruzione delle Sae. Grazie ai subappalti a microimprese ci sarà in giro per i cantieri “personale distaccato”, cioè operai che non sono registrati e quindi non si conoscono e non si sa a quale ditta appartengano. Si tratta di lavoratori di ditte non autorizzate che temporaneamente viene distaccato con la formula del “contratto di rete”. Con i contratti di rete e i subappalti può capitare che un’impresa che non ha i requisiti richiesti dalla normativa si faccia rappresentare da un’azienda che ci mette il nome, ma poi non si capisce più a chi appartengano gli operai impegnati nei lavori. Anche questo fenomeno farà proiettare le Marche sempre più verso il sud del paese.
Capita quindi a fagiolo che un esperto di economia come il noto giornalista Giuseppe Turani, che è sempre in grado di anticipare certi eventi ma anche di farci conoscere “cosa bolle in pentola” nel mondo della finanza e quindi dell’economia, nell’inserto settimanale del Qn, abbia fatto una previsione non certo piacevole per tutti noi. Infatti, dopo aver sottolineato che in Lombardia e nelle regioni del Nord la disoccupazione è del 6,4% contro quasi il quadruplo di alcune regioni del sud, ha evidenziato che “Da decenni funziona uno schema che ha dato zero frutti: il trasferimento di risorse dal Nord al Sud…con il modestissimo risultato che il reddito, nelle regioni meridionali è metà e la disoccupazione il triplo, rispetto alle regioni settentrionali. Cioè questo schema non ha funzionato”.
terremotoMa quale è il Nord e quale il Sud? Ce lo spiega subito Turani scrivendo che: “Dall’Emilia in su (e in parte anche la Toscana) siamo già in Germania, di fatto. Più giù…siamo certamente nel non-sviluppo, molto lontani dagli standard europei. Da qui un’idea che sta cominciando a circolare e che potrebbe sembrare folle, ma che forse tanto sbagliata non è”.
Quindi il Nord finisce pressappoco nell’allineamento Rimini-Firenze. Dalle Marche comincia il Sud. Ma vediamo quale è questa idea che circola negli ambienti che contano: “Dare al Sud una più ampia autonomia legislativa e amministrativa affinchè cerchi, da solo, la sua strada verso la crescita. Forse una strada nuova- scrive Turani – potrebbe essere appunto quella di lasciare il Sud più libero di fare e disfare (con meno obblighi e meno vincoli) a suo piacimento. Fatti salvi, ovviamente, alcuni vincoli non derogabili (l’istruzione obbligatoria per esempio). Tutto questo però, accompagnato da precisi limiti sul trasferimento di risorse dal Nord al Sud e con un piano che ne regoli la decrescita progressiva: più libertà ma meno soldi, anno dopo anno”
Certamente è un’idea del Nord. E sicuramente il mondo della finanza, che governa l’economia del mondo al di sopra degli Stati e delle persone, ci sta pensando veramente. Ma è un pensiero che fa inorridire. Non hanno nulla da dire le Regioni del centro Italia? Solo perché non è un pericolo imminente? Solo perché è una “notizia giornalistica”? Cosa costa manifestare un sentimento di ribellione contro una idea così assurda? E invece si preferisce tacere. Ma chi tace, purtroppo, acconsente…

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