Caso Macerata, Ciriaci sui migranti:
«Bloccare i nuovi arrivi
e rimpatriare i clandestini»

VERSO IL VOTO - La candidata al Senato di Forza Italia nel collegio Marche sud punta il dito contro la politica dell'accoglienza messa in campo finora
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Graziella Ciriaci con Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo

 

«Siamo nelle condizioni in cui dire “bloccare i nuovi arrivi di immigrati e rimpatriare i clandestini” per molti è sinonimo di affermazione “razzista”». Sono le parole di Graziella Ciriaci, imprenditrice ortezzanese candidata dal partito di Forza Italia, all’uninominale per il Senato, al collegio Marche sud per le elezioni politiche del 4 marzo, espresse durante un confronto con gli elettori, su uno dei temi centrali e più delicati della campagna elettorale: quello dei disagi sociali e dell’immigrazione. «Il disordine, le difficoltà, spesso la violenza legate al fenomeno dell’immigrazione incontrollata sono sotto gli occhi di tutti. Eppure – ha proseguito la candidata – parlare della necessità di agire a livello politico europeo per ripianificare il contesto immigrazione e riflettere sulle condizioni socio culturali attuali, non è facile per molte persone che additano questa necessaria presa di coscienza come stile “razzista”. Invece, un tema così importante e centrale che mette in gioco il futuro di una nazione fatta di uomini e donne, non può essere strumentale né ad una campagna elettorale né a nessun credo partitico.

La candidata prende spunto dai fatti di sangue che sono avvenuti a Macerata e non solo:  «In tutta Italia questi dimostrano il fallimento del sistema politico degli ultimi anni, che ha la grave colpa di aver trasformato i valori di accoglienza, integrazione e senso di comunità, custodi dello sviluppo socio culturale di una nazione, in una triste guerra tra poveri. Mettendo da parte ogni slogan razzista che offende e svilisce chiunque, restano disagi, difficoltà, malesseri e addirittura imbarazzi, all’interno di un contesto socio culturale che sta implodendo trascinando con sé anche chi, nella solidarietà e nell’accoglienza, ha sempre creduto come valori di crescita e allo stesso tempo ha sempre rifiutato la violenza. Ecco allora che: “bloccare i nuovi arrivi di immigrati e rimpatriare i clandestini” (attraverso accordi internazionali che permettano anche di salvare in mare chi rischia di annegare) diventa sinonimo di rispetto per il prossimo, vera fiducia nell’integrazione basata sulla solidarietà e soprattutto diventa lo stimolo per costruire una società forte, radicata sulla buona qualità della vita, condizione spettante di diritto a tutti, che il governo ha l’obbligo di garantire. Sfido chiunque, oggi, a parlare di buona qualità della vita e invito a riflettere sullo stato della situazione reale, affinché ognuno creda nella possibilità del cambiamento e nel raggiungimento di un vero equilibrio sociale, fondato su coesione interna e sviluppo umano».



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