Paolo Rossi, show senza maschere:
«Avete la maledizione della Callas
La sinistra? Mi sento male»
MACERATA - Il comico friulano insieme allo scrittore Vincenzo Costantino "Cinaski" hanno presentato al cineteatro Italia "Storie di giorni dispari", uno spettacolo per metà comico e per metà reading poetico e letterario. Numeroso il pubblico in sala

Da sinistra Mell Morcone, Vincenzo Costantino e Paolo Rossi

Vincenzo Costantino “Cinaski”
di Marco Ribechi
(foto di Andrea Petinari)
Paolo Rossi e Vincenzo Costantino “Cinaski”, una notte tra riflessioni e risate. Il comico friuliano e lo scrittore milanese, accompagnati alla tastiera dal compositore Mell Morcone, hanno calcato il palco del cineteatro Italia di Macerata, dove regnerebbe la maledizione della Callas, per presentare lo spettacolo “Storie di giorni dispari”. Ottimo l’afflusso di pubblico che pur non facendo registrare il tutto esaurito ha ampiamente riempito la sala maceratese tornata a proporre spettacoli dal vivo grazie all’associazione musicale Valvolare, organizzatrice dell’appuntamento. Uno show diviso in due parti differenti ma ben integrate. Dopo alcune decine di minuti di ritardo a causa di un guasto all’impianto elettrico del teatro, Cinaski apre spiegando che farà rattristare e riflettere i presenti: «A me l’incarico di colpirvi al cuore – spiega lo scrittore – Paolo Rossi invece, il vero disparo della situazione, vi colpirà alla pancia».

Paolo Rossi
Tra poesie, storie di vita e canzoni quasi sussurrate Costantino introduce la star della serata, il comico allievo di Dario Fo tanto atteso dal pubblico. Rossi entra auto-illuminandosi con un flash di un cellulare ed è subito un vortice nel riproporre alcune interpretazioni che lo hanno reso celebre, il tutto però in perfetta improvvisazione perché: «Sono stanco di recitare – afferma – non ha più senso perché fuori la maggior parte delle persone recita meglio di me. Recita l’avvocato, il commercialista, il notaio, persino il fruttivendolo. Recitano i politici promettendo così tante cose che invece di andare alle elezioni sembra di dover scegliere un operatore telefonico». Ma il riferimento alla politica è solo marginale e nel repertorio della serata non c’è spazio per uno dei pezzi taglienti che lo hanno reso celebre. Rossi si limita a dire: «Non riesco a pronunciare la parola sinistra senza sentirmi male». Poi un riferimento anche alla “Maledizione della Callas” che ha colpito il teatro de La Scala e che sarebbe di casa anche al cinema Italia: «Il fantasma della Callas si dice che vaghi nel grande teatro milanese per spaventare i presenti, credo che anche qui sia successo un fatto simile perchè nello stesso giorno abbiamo avuto un tamponamento, una persona svenuta e un guasto alle luci». Il pubblico apprezza e ride divertito delle varie maschere proposte. Imprevista la collaborazione involontaria di un fotografo presente in sala a cui il comico ruberà la macchina fotografica dopo averlo fatto oggetto delle sue scherzose attenzioni. Molti i riferimenti alla città di Milano, dove entrambi gli artisti hanno vissuto e lavorato in un sentimento di amore/odio, e al compianto Enzo Iannacci, amico e maestro salutato anche dalle note della canzone “E la vita la vita” che chiuderà la serata.













