La scampanata

LA DOMENICA con Mario Monachesi
- caricamento letture
mario_monachesi

Mario Monachesi

 

di Mario Monachesi

Un tempo alla notizia di un matrimonio tra due anziani, o tra due vedovi anziani, o tra un vedovo maturo e una donna giovane, partiva con la stessa velocità di un fulmine l’organizzazione per la rituale “scampanata” (o “scambanata”), cioè una allegra chiassata, allestita con campanacci, barattoli e altri oggetti atti a creare un rumore assordante. L’organizzatore, quasi sempre la personalità, diremmo oggi, più estroversa del luogo, si dava immediatamente da fare per mettere insieme uomini, “strumenti” e scegliere la data che poteva essere anche una settimana o tre giorni prima che la coppia convolasse a nozze. In tante occasioni questo allestimento “orchestrale” avveniva alla vigilia della cerimonia stessa. Il giorno stabilito, l’infernale scampanio aveva inizio poco prima dell’Ave Maria. Lanciato il segnale dall’organizzatore, in un attimo tutto il paese, la borgata o la contrada venivano investite da un simpatico ma ostinato frastuono provocato da colpi decisi su barattoli, su lattoni, su casse di legno, uniti ad ululati di corni da caccia, al gracidare di raganelle e ai sibili di fischi, fischietti e chi più ne ha più ne metta. A questa “casciara” musicale prendeva parte tutta la gioventù del posto e il frastuono, partito da più punti andava piano piano a convergere sotto le finestre degli sposi. A questo punto si univa l’intero paese (o contrada) e ai suoni si mescolavano, immancabili, i commenti, anche piccanti. Questa usanza per quanto fastidiosa non aveva o pretendeva di avere alcuna caratteristica del “dispetto”, dagli sposi essa veniva supportata con pochissimo disappunto. Anche se rara, c’era sempre l’eccezione: qualche sposo per disperdere i musicanti faceva uso del fucile sparando in aria a scopo intimidatorio. Al calar del buio, il chiasso incominciava a perdere colpi, non prima però di aver permesso agli sposi, quelli che ne avevano la possibilità, di aprire per l’organizzatore e qualche suo fido, le cantine, facendo spesso finire la “scampanata” al centro di qualche solenne sbornia. I suddetti matrimoni, per sottrarsi alla curiosità della gente venivano spesso, o quasi sempre celebrati nel silenzio di qualche alba. Se poi i paesani riuscivano a sapere giorno e ora precisi, allora preparavano un ulteriore sorpresa: la coppia veniva attesa davanti la chiesa con un volenteroso ma rudimentale baldacchino sotto il quale finito il rito, tra un nuovo e più nutrito baccano, veniva riaccompagnata a casa, consumando così un ulteriore tassello di quella sana e partecipata voglia di “vivere” che un tempo c’era e non tralasciava nessuno. Delle vedove si diceva: “La vedova che se rimarita / la penitenza no’ l’ha finita”.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X
		Tolentino = 
Civitanova = 
Elezioni =