Diomede e Maffeo Pantaleoni,
quei cari e generosi zii d’America

MACERATA - Dalla biblioteca di 7.603 volumi inaugurata dal presidente Ciampi nel 2000 a Villa Isabella: convegno all’università con sindaco e vice. Lanciato l’appello per salvare il mausoleo della famiglia. Valerio Calzolaio: “Riuscimmo a portare il fondo librario da Roma alla Mozzi Borgetti grazie ad un escamotage giuridico”. Una corrispondenza con Vilfredo Pareto sul crac di Banca di Sconto, l'attinenza duecento anni fa con i casi attuali che scuotono il mondo finanziario italiano

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di Maurizio Verdenelli

“Se vuoi fare affari in Italia, devi fare la birba”. Ed ancora: “Inutile raddrizzare le gambe ai cani bancari”. Parole (più o meno) del grande economista Vilfredo Pareto (una delle più vivaci menti eclettiche del secondo ‘800 e del primo ‘900) al ‘nostro’ Maffeo Pantaleoni analizzando la crisi della Banca Italiana di Sconto ‘nata’ durante la Grande Guerra, e presieduta da Guglielmo Marconi –essendone tuttavia sostanzialmente estraneo. Maffeo Pantaleoni, da parte sua temeva la potenza finanziaria dei tedeschi, capace di egemonizzare l’Europa. Previsioni non di oggi, ma di un secolo fa. Nihil novi sub sole. Soprattutto per questo ‘grande dimenticato’ maceratese, deputato, senatore e docente universitario (a Macerata e Camerino e in altre città ancora) che ieri Unimc ha voluto ricordare con un simposio multidisciplinare in cui è entrato il padre, il senatore Diomede Pantaleoni amico e confidente di D’Azeglio e Cavour, il nonno Pantaleone e l’America. Già, perché questa famiglia maceratese, con i suoi discendenti portatori di un talento senza confini, è diventata importantissima negli States con la Westinghouse, da loro fondata e con Tea (Panta)Leoni, stella di vivida luce di Hollywood senza contare un ‘tal’ Paolo Fresco, già presidente della Fiat. Che non ci ha pensato due volte a precipitarsi a Macerata, quando due anni fa, la professoressa Gabriella (Gaby) Saretto l’ha invitata.

convegno-pantaleoni-e1510414153225-631x650Cari, potenti zii d’America che (naturalmente) a Macerata non trovano pace neppure da defunti. Ieri, al polo Pantaleoni (nomen omen), la Saretto, autrice di Villa Isabella –la residenza di Maffeo costruita sul casino di caccia Fioretti all’ombra del cappellone de ‘Le Vergini’- ha rilanciato l’appello perché il mausoleo, un piccolo capolavoro neoclassico, che contiene i resti di tale padre e tale figlio, gravemente lesionato dal terremoto di ottobre, venga salvato. Maffeo Pantaleoni in particolare, pur non essendo nato nel capoluogo marchigiano (e neppure vi è deceduto), era legatissimo a questa terra. “Un uomo generosissimo –ha detto Gabriella Saretto- era capace di rientrare in villa senza il cappotto che si era tolto per donarlo ad un mendicante incontrato lungo la strada. Ed era un vero patriota. I suoi cinque figli maschi erano partiti per la Grande Guerra, l’ultimo, ancora minorenne (aveva 17 anni) dietro la spinta paterna, come volontario. E Villa Isabella venne messa a disposizione dell’esercito come ospedale militare. Tanto sensibile, Maffeo, da pensare alla morte se l’amatissima unica figlia, Marcella, non ce l’avesse fatta a superare (come invece fortunatamente avvenne) una grave malattia”. “Un pensiero modernissimo quello di Maffeo legato al ruolo dell’imprenditore: manager ed innovatore a tutto campo” ha detto la prof Antonella Paolini di cui che è stato definito il Marshall italiano per la sua politica economica del laissez-faire. Prima della Paolini,  attorno alla figura di Diomede Pantaleoni, il professor Riccardo Piccioni aveva approfondito il tema “Libera chiesa in libero Stato”, formula politica allora avanzata e vincente che aveva visto Diomede Pantaleoni a fianco del Cavour. “Erano uomini intraprendenti, coraggiosi, ricchi di talento e virili: di loro man mano nella casa in cui vivo, l’ex Villa Isabella, ha sentito le tracce e lo spirito. E di questo gruppo di uomini mi sono innamorata” ha detto Gaby Saretto.

convegno-pantaleoni5-488x650“Salvare il fondo Pantaleoni, è stata una bella impresa perseguita per anni durante i quali abbiamo dovuto fare i conti con pandette e burocrazia”, ha detto l’onorevole Valerio Calzolaio, sottosegretario di Stato in quel decennio concluso con l’inaugurazione del poderoso fondo librario alla biblioteca Mozzi Borgetti (presente in sala la direttrice Alessandra Sfrappini e l’ex direttrice della ‘Nazionale’ Angiola Maria Napolioni). Maffeo Pantaleoni, generosissimo filantropo, aveva disposto infatti che l’intera sua preziosa biblioteca scientifica, conservata a Roma, andasse a Macerata. “Per diverso tempo provammo a rendere operativo quel lascito testamentario –ha ricordato Calzolaio- e trasferire il fondo, chiuso in una stanza romana, alla destinazione fissata dal proprietario. Inutile: non si trovava un erede diretto della grande famiglia. Non c’erano contrasti d’ordine politico, non c’era il centrosinistra contro il centrodestra, magari solo perché Pantaleoni, acceso nazionalista e mussoliniano aveva appoggiato il Duce durante i mesi critici del ‘delitto Matteotti’. Niente di tutto questo: c’era da salvare un bene culturale importante. Poi un giorno incontrai in corso Garibaldi l’avvocato Guido Bianchini e trovammo un escamotage giuridico per cui quel fondo andava ‘usato’ dalla città. Il ministro Ciampi ci appoggiò: ci vollero certo altri cinque anni per una firma e rendere operativo l’accordo ma fu lui, diventato presidente della Repubblica, ad inaugurare la Biblioteca Pantaleoni -7.603 volumi-  finalmente collocata alla ‘Mozzi Borgetti’. Era il giugno del 2000”.

convegno-panteleoni1-488x650Chi scrive ricorda un giorno davvero particolare. Il presidente che non aveva mai dimenticato Macerata dove aveva lavorato come funzionario di Bankitalia per sette anni, volle insieme con la moglie Franca (la quale era stata studentessa al liceo classico ‘Leopardi’) percorrere a piedi corso della Repubblica tra le bancarelle. Era infatti un giorno di mercoledì. Entrambi ricordavano i negozi di un tempo, allora ancora attivi. Fu una meravigliosa ‘rimpatriata’ con i dipendenti di Banca Marche ad applaudire da finestre e balconi la coppia presidenziale ‘maceratese’ -che, se non ricordo male, si prese pure un caffè.

Un bel pomeriggio, ieri, dunque al Polo Pantaleoni aperto dalla vicesindaca Stefania Monteverde e dalla prof Daniela Gasparrini, organizzatrice del convegno come presidente dell’associazione laureati e concluso dall’architetto Massimo Canesin (figlio dell’assessore Alferio, presente in sala) con un contributo sul valore architettonico del mausoleo Pantaleoni. Un’occasione ancora colta al volo da Gabriella Saretto per rilanciare in conclusione l’appello per la salvazione del bene culturale soprattutto nel contesto della candidatura a Capitale della Cultura di Macerata, ‘patria’ dei Grandi Dimenticati. Ma a quel punto sia la Monteverde sia il sindaco Romano Carancini (nel duemila aveva salutato a Palazzo personalmente il Capo dello Stato) che era intervenuto anch’egli durante i lavori del convegno, avevano lasciato il polo Pantaleoni. Dove è tuttavia rimasto fino alla fine uno degli eredi diretti della grande famiglia, l’avvocato Diomede, discendente di Guido, da quindici anni ‘ritornato’ a Macerata dalla Toscana per esercitare la professione forense. Con particolare vocazione –è ovvio, il Dna non è acqua- a difesa delle vittime dei grandi dissesti bancari, da Banca delle Marche a Veneto Banca; fil rouge diretto a cento anni di distanza con il crac di Banca di Sconto che era stato al centro dell’analisi critica da parte dell’avo con Vilfredo Pareto – ma allora lo Stato aveva rimborsato fino al 75% i depositanti che avevano perduto i loro risparmi.

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