“Il deserto con la Pedemontana”,
interrogazione al premier e a Delrio
MATELICA - A presentarla i deputati Lara Ricciatti (Mdp Articolo 1), Beatrice Brignone (di Possibile), Patrizia Terzoni (Movimento 5 Stelle) che hanno sottolineato come l'opera, visti i cambiamenti avvenuti negli anni sul territorio, per ultimo il sisma, deve essere oggetto di revisione
E’ diventata oggetto di interrogazione parlamentare la Pedemontana, la strada di collegamento veloce tra Fabriano e Muccia, di cui è in fase di realizzazione il primo lotto tra Fabriano e Matelica, mentre il secondo lotto che attraversa la città di Enrico Mattei è in fase di progettazione esecutiva ed ha suscitato perplessità tra i cittadini, tanto che è nato il Comitato Pedemontana, che sta raccogliendo firme per chiedere la modifica del tracciato. Di recente c’è stato un incontro tra amministrazione comunale, ditta Astaldo che sta realizzando i lavori, Anas e Regione, per chiedere modifiche progettuali al tracciato tra Cerreto D’Esi (presente la locale amministrazione comunale) e Matelica, per ridurre l’impatto ambientale.
Le tre interrogazioni distinte, rivolte al presidente del consiglio Gentiloni, al ministro dell’Ambiente Galletti ed alle Infrastrutture Delrio, sono state presentate dall’onorevole Lara Ricciatti di Mdp Articolo 1, Beatrice Brignone di Possibile, Patrizia Terzoni del Movimento 5 Stelle. Nel testo dell’onorevole Brignone si ricorda la genesi del progetto della strada: «Fu avanzato dalla società Quadrilatero, che presentò un’analisi di valorizzazione ipotizzando un volano sull’economia, dell’area in oggetto, al punto da prevedere effetti economici, in termini di valore aggiunto nei vari ambiti territoriali, che ammontavano a circa 200 milioni di euro; il sistema viario avrebbe dovuto autofinanziarsi mediante il meccanismo della “cattura di valore”, una specie di cofinanziamento dell’opera, disciplinato dal Pav (il Piano di area vasta), che prevedeva l’attivazione di fonti di finanziamento, tra cui principalmente il contributo trentennale delle Camere di commercio interessate dalle opere viarie e i canoni di concessione per la realizzazione e gestione delle iniziative imprenditoriali nelle cosiddette “Aree leader”, con una occupazione diretta e indiretta negli anni successivi alla realizzazione dell’opera pari ad oltre 8mila unità l’anno, per arrivare a 90mila unità in 10 anni».
Nel prosieguo dell’interrogazione Brignone ricorda che nella delibera Cipe del primo dicembre 2016, pubblicata nella Gazzetta ufficiale del 12 maggio scorso, il ministero dei Trasporti rinuncia al progetto delle aree leader ed inoltre rileva come il quadro attuale sia cambiato: «Dal 2002, molti sono stati gli eventi che hanno infatti impattato sull’area in oggetto, modificandone sostanzialmente il tessuto economico sociale: la crisi delle piccole e medie imprese e il collasso del “modello imprenditoriale marchigiano”, la chiusura delle industrie Merloni e il relativo effetto domino su tutte le aziende satelliti, il bail in di Banca delle Marche, fino al terremoto dello scorso 30 ottobre; l’area interessata dalla Pedemontana, è un territorio che convive con le macerie del sisma e nessun avvio della ricostruzione degli edifici pubblici, delle chiese e delle case è ancora iniziato; messo in ginocchio da una concomitanza di eventi avversi sta cercando con enormi difficoltà di ripartire dalle risorse dei luoghi, anche mediante una “soft economy” delle attività ricreative, agrituristiche e enogastronomiche, che proprio dall’ambiente traggono fonte di sostentamento».
Per Brignone arterie viarie come la Pedemontana «porteranno ulteriore distruzione per diversi anni decretando la desertificazione di tutto il territorio che invece dovrebbe ripartire dalla comunità, dalle case, dalle stalle, dai laboratori e dalle fabbriche; strade come la Pedemontana progettate in un’altra epoca dovrebbero essere oggetto di revisione progettuale al fine di porre maggiore attenzione al risparmio di risorse economiche e naturali, ad esempio con l’ottimizzazione e l’ampliamento dei tracciati esistenti». Nell’interrogazione si parla inoltre di «forte e dannoso impatto ambientale determinato dall’opera priva di gallerie, che provocherebbe il taglio di querceti e vigneti, impedendo quasi del tutto alla stessa fauna selvatica di attraversare la vallata».



