Zorzi in teatro a Urbisaglia
espia il peccato dell’argento olimpico:
e ricorda il terremoto di Serravalle

INTERVISTA - Il campione di volley sul palco come protagonista di ‘Avventuroso viaggio a Olimpia’ a venti anni dalla sua militanza con la Lube: "I marchigiani, gente meravigliosa"

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La presentazione dell’opera in cui Andrea Zorzi è protagonista

 

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Zorzi a Urbisaglia

 

di Maurizio Verdenelli

Zorrosan, il semidio giapponese del volley è adesso Zorkos, il greco, in viaggio/espiazione verso Olimpia sotto il peso della colpa e del dolore per una delle più grandi tragedie dell’Italia sportiva (dopo la Corea ai mondiali inglesi del ’66): la sconfitta nella finalissima alle Olimpiadi di Atlante contro l’Olanda. In questo viaggio agli Inferi dei cinque anelli, il più grande della generazione dei fenomeni dell’Italvolley, si è fermato l’altra sera all’anfiteatro romano di Urbisaglia. Andrea Zorzi, all’ombra della Lube non tornava da una vita, quasi vent’anni. La tappa maceratese di ‘Avventuroso viaggio a Olimpia’ rappresenta tuttavia una suggestione unica seppure la brava guida urbisalviense, l’archeologa Francesca (laureata a Roma: ‘sono tornata a casa perché non si può restare lontani da qui’) vorrebbe che i resti di Urbs Salvia ‘vivessero’ di più: “Attualmente sono in corso soltanto scavi di una villa romana a Villamagna”, dice un po’ sconsolata.
zorzi_urbisaglia-10-325x182Zorkos non ammette invece ‘ma’: “Qui, natura, storia, architettura, monumenti, tutto respira di classicità: è un salto all’indietro straordinario per una compagnia teatrale”. E’ d’accordissimo anche la sua compagna di palcoscenico, Beatrice Visibelli (Beazia sulla scena). Che in mattinata aveva telefonato a Piera Degli Esposti, grande amica: “Piera devi assolutamente conoscere questo posto: è un teatro antico naturale!”. Già perché Zorzi, attraverso il teatro sta rielaborando in oltre cento repliche, il ‘lutto’ del ’96 insieme con i suoi ex compagni, vincitori di tutto prima dell’infausta medaglia d’argento. “Alle Olimpiadi ateniesi, per 1.200 anni, contava solo l’oro, non c’era il podio. Esistevano solo Milone o Leonida, i grandi vincitori, sui secondi scendevano oscurità e silenzio.
L’incontro con i maceratesi è vivo e palpitante per l’eroe che in Italia fu il volto stesso della pallavolo. A Macerata, dal ’96 al ‘98 venne per l’ultima parte della sua leggendaria carriera che avrebbe potuto prolungare per altri tre anni ancora.
Olimpia come Itaca?
Zorkos sorride: “Come Ulisse ho bisogno di nuove avventure, nuove tempeste, nuovi traguardi”.
Zorzi è sopravvissuto al proprio mito?
(improvvisamente pensoso) “Faccio di tutto perché non ne venga ogni giorno inghiottito”.

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La visita agli scavi

Atlanta è sempre una spina?
“Piano piano ha cominciato a far meno male: a me e a tutti gli altri. Lentamente abbiamo preso coscienza di aver dato in realtà il massimo contro una squadra, l’Olanda, che avevamo già battuto ma che si stava rivelando grandissima quella sera”.
Poco prima mentre ‘Beazia’ ne glorificava il valore di winner, aveva risposto, fissando nel pubblico l’amico di un tempo, il prof. Fabio Macedoni (giù dirigente Lube) Zorzi aveva replicato con un significativo: “Mah! Mah!”. La sconfitta all’Olimpiadi gli peserà per tutta la vita come quella di Corea continuava a pesare a Franco Janich, e non ne faceva mistero ai tempi belli della Maceratese.
Pesa Atlanta anche se continua ad essere bravissimo in quello che fa, Andrea : l’attore, il telecronista come Andrea Luchetta che quella notte del ’96 lanciò l’asciugamano sulla telecamera Rai per nascondere quasi le immagini del Ko.
Eppoi, la Compagnia Teatri d’Imbarco è una bella, riuscita coproduzione fasmiliare. “Doppia coppia” fa l’ex campionissimo. Sua moglie, l’ex azzurra della ginnastica, Giulia Staccioli ha creato una scenografia d’eccezione con i danzatori di Accademia Kataklò (Sara Palumbo e Matteo Battista), mentre Nicola Zavagli, il regista, è il marito di Beatrice ‘Beazia’ Visibelli. Lo spettacolo è gustoso, sono venuti in tanti, soprattutto del mondo della pallavolo marchigiana, ad applaudire il campione.

zorzi_urbisaglia-2-325x183Il ricordo con Zorzi va anche al terremoto di 20 anni fa ricordando la lunga visita alla tendopoli di Taverne (Serravalle di Chienti) insieme con il ‘sindaco’ del terremoto, Venanzo Ronchetti… “Sì. Tutti mi fecero gran festa. Mi sentii più di quello che sono e nei fui imbarazzato”.
Dice Macedoni: “In realtà Zorzi si prestò molto in quel gemellaggio Lube-Serravalle che vide pure e sopratutto ingressi e trasporti a cura della società al palasport per serravallesi”.
Cosa ricorda ancora e di più, di Macerata e delle Marche…
“Tanto: gente meravigliosa. Vengo talvolta a trovare l’amico Roberto Masciarelli che vive in provincia di Ancona…”.
Zorzi che in pratica ‘sdoganò con la forza del suo nome e della tecnica la Lube ai piani alti della A in due belle stagioni, non fa altri nomi ad eccezione dell’ex compagno in azzurro, che lo convinse a lasciare le grandi piazze per la ‘provincia’ (allora) di questo sport. Non accenna al cinquantenario Lube: non vedremo dunque l’eroe eponimo a Treia e Civitanova? Alla prospettiva la grande statua del divino Eracle, fondatore dei Giochi, sembra quasi sobbalzare nella sua fissa marmoreità all’ingresso del comune di Urbisaglia dove Zorkos è venuto per una sera ad espiare l’argento-che-non-conta ad Olimpia di 23 anni fa.

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