“Citanò alle dipendenze”:
testimonianze in spiaggia

CIVITANOVA - Testimonianze di genitori e storie di giovani profondamente toccati dalla droga allo chalet Galliano. Questa sera focus sui social network

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Non solo bagni e tintarella: la prevenzione alle dipendenze si fa in spiaggia a Civitanova. Si chiude domani sera il calendario di appuntamento con Citanò alle dipendenze. Ma ieri da piazza Conchiglia, tutta l’organizzazione si è spostata in spiaggia allo chalet Galliano per parlare coi ragazzi e portare loro alcune forti testimonianze di vita. Fra loro quelle di Gianpietro Ghidini, manager bresciano che  dopo aver perso il figlio Emanuele gira l’Italia per salvare tanti giovani. L’incontro allo chalet Galliano di Civitanova è stato il numero 901 in poco più di tre anni. Con lui anche don Roberto Berruti di Roma, un “padre” che condivide la propria vita con ragazzi che stanno rinascendo dopo esperienze difficili e Carolina Bocca, una madre che ha messo in gioco la propria vita per salvare il figlio caduto nell’incubo della droga.  Don Roberto, attraverso le storie di Andrea, Gianluca, Anthony, Davide ha sottolineato le tante forme di disagio “invisibile”, la solitudine, l’isolamento, la mancanza quindi di relazioni vere a vantaggio di quelle viziate o parziali, il bisogno di controllare il proprio profilo social, l’uso compulsivo dei social network. Toccante anche la storia della scrittrice Carolina Bocca che ha raccontato la dipendenza del figlio Seba. Questa sera dalla droga il focus si sposta sull’uso dei social network, mostrando un esempio positivo di utilizzo della rete, per rinascere dopo il terremoto. Ne parleranno Alessandra Antonini con Luca Pagliari e Paolo Nanni. «Dopo il terremoto non avevo più niente, solo un tablet e lo smartphone, la mia vita è ripartita da lì» – racconta la Antonini che spiega come connessione e Social sono parole che non vanno svuotate. Con “Generazione 6.5” il festival offre un format giornalistico teatrale che non parla di terremoto ma di persone. Racconta il percorso di Alessandra che in 120 secondi ha perso tutto ciò che possedeva,  una casa, un paese, una comunità e di come lei sia ripartita con speranza e ottimismo.

(foto Ciro Lazzarini)

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“La droga mi ha portato via mio figlio, ora aiuto gli altri genitori”


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