Sisma, il futuro passa dagli atenei
Incontro con i due rettori

MACERATA - Francesco Adornato (Unimc) e Flavio Corradini (Unicam) erano presenti al confronto organizzato dal Circolo Aldo Moro, (Ri)costruiamo il futuro. Il numero uno dell'ateneo di Camerino: "Bisogna usare le nuove tecnologie, evitare le materie antiche"

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L’incontro di ieri sera

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Il rettore Francesco Adornato

 

di Maurizio Verdenelli

(foto di Fabio Falcioni)

Se ci sarà un futuro vero per la provincia più colpita dal terremoto, questo si dovrà per intero a Cultura e Formazione universitaria: e questo si dovrà ad Unimc ed Unicam. I due atenei per i quali il consueto ‘Piccolo è bello’ non è nome vano senza soggetto come dimostrano le recenti statistiche nazionali che li pongono ai vertici nazionali, ognuno per le proprie specialità. E se Francesco Adornato nei giorni scorsi sulla pubblica piazza, avrà alla fine concesso tocco e toga di Laureato dell’anno ad un celebre telecronista che a Macerata da San Benedetto veniva solo per gli esami e qualche lezione, va benissimo: si va a ‘rete, rete!’ (l’urlo fatidico di Maurizio Compagnoni) anche così ai tempi del terremoto dove invece si fa da un anno troppa melina a centrocampo.

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Flavio Corradini, rettore di Unicam

Con il rettore Unimc e con quello di Unicam, professor Flavio Corradini, il Circolo Aldo Moro ha concluso ieri sera in una sala affollatissima del ‘Claudiani’, la trilogia su (Ri)Costruiamo il futuro. Un focus, per poco più di due ore intensissime, nel segno del tema definitivo, l’ultima spiaggia per ripartire: “Le ‘capitali’ della Cultura e della Conoscenza”. Due colonne ed insieme fondamenta per fare del capoluogo della provincia più percossa del Centritalia, la Capitale italiana della Cultura nel 2020. E non solo Unimc ed Unicam al centro del progetto ambizioso, ma sopratutto l’intero Quartetto degli atenei delle Marche dove il plurale dovrà diventare singolare in uno sforzo comune. In questo senso, l’idea forza vincente sarà l’internazionalizzazione. La via maestra grazie a padre Matteo Ricci e all’Istituto Confucio, è segnata: la Cina stavolta è davvero vicina.

Tuttavia c’è necessità nella terra dei cento campanili, ai tempi del terremoto, di nuova unitarietà. Per alimentare la speranza di una vera ricostruzione. Lo ha detto nel suo intervento, la vicesindaca Stefania Monteverde. In effetti ed ancora di più il Maceratese, dai monti al mare, affida tutte le sue chances ad Unicam ed Unimc. Ve le immaginate Camerino e Macerata senza università? Ricordate il ‘silenzio surreale’ (parole della stessa Monteverde all’allora ministra Giannini) sopravvenuto alla fuga terrorizzata degli studenti dopo le scosse di fine ottobre? Ve lo immaginate il centro storico? Le attività di ristoro, tutti gli investimenti sul patrimonio edilizio per farne mini alloggi con gli studenti dentro, tanto che ormai nobili palazzi sono diventati quasi altrettanti B&B con amministratori al servizio di agenzie sempre più prospere? Business are business, certo e pure Unimc – lo ha dichiarato Adornato – si è data da fare per trovare casa agli iscritti ‘sfollati’. Una situazione ancor più difficile a Camerino, naturalmente, dove gli sforzi di Unicam alla fine sono riusciti a riportare dai centri costieri circa 1.800 ragazzi ‘emigrati’. La vita nel Maceratese dunque può ripartire dai ‘piedi’ dei due Giganti assediati mentre i ‘Nostri’ (cfr Istituzioni) tardano a farsi vedere. L’altra sera, Adornato e Corradini hanno lasciato assolutamente da parte le piccole, seppure comprensibili rivalità di ‘appartenenza’ navigando uniti per la ricostruzione, appaiati come si addice ad una ‘diarchia’ cui il territorio tanto si attende.

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Anche nelle precedenze nei vari interventi (per ognuno dei due relatori: 20’) c’è stato perfetto accordo. Dopo il ‘padrone di casa’, Angelo Sciapichetti è toccato al rettore maceratese introdotto da Massimiliano Colombi (assente Marco Marcatili trattenuto a Roma). L’assessore regionale alla Protezione civile ha chiamato ad un confronto/convergenza tra le due ‘cattedrali’ della Cultura per misurarne il grado di incidenza sulla crescita/sviluppo dell’intero territorio. Non a caso, aggiungiamo noi: soltanto i due atenei sono infatti riusciti a rialzarsi in buona parte parte da quelle ‘rovine’ peraltro ancora non del tutto quantificate. “Una città a misura d’uomo dove l’Università è perfettamente inserita – ha detto Adornato -. E dunque con un saldo dialogo interno: tra discenti e docenti, personale, ed associazioni studentesche. Forte lo spazio per ‘convegnistica’, stages e ad eventi come Musicultura, Unifestival, Giornata del laureato. Ed un’amministrazione dalla mano sempre tesa (il riferimento è alle tasse leggere, ndr). Siamo vicini non solo agli studenti ma pure alle famiglie”.

CircoloAldoMoro_FF-5-650x433Ma le ferite sono tante ed ancora aperte: “L’aula magna di Giurisprudenza è sempre inagibile e pure la San Paolo (ancora ingabbiata la cupola, ndr)”. Per fortuna, aperto il Polo Pantaleoni. Da qui la richiesta -in sala il sindaco Romano Carancini- perché si determini il futuro degli spazi Ex Upim, già scintillante vetrina commerciale che vive da troppo tempo un malinconico tramonto. “Unimc, che  pure ha necessità di nuove strutture per una popolazione in crescita, privilegerà sempre il centro storico per le proprie attività didattiche” ha promesso il rettore. Il quale ha sottolineato come “dal ’90 sia mutata anche la tipologia dello studente modello, la sua voglia di dialogo pure con altri saperi e facoltà è cresciuta. In una parola emerge l’internazionalizzazione per cui siamo sempre più conosciuta nel mondo. Ed ecco i gemellaggi, i patti con le realtà culturali all’estero accresciuti in questo periodo post terremoto”. In sala pure l’ex assessore regionale alla cultura e presidente Istao, Pietro Marcolini che aveva aperto il 26 giugno a fianco del rettore della Politecnica, prof. Longhi, il focus del circolo Aldo Moro. A lui è andato l’elogio da parte di Adornato nel contributo dato a mettere insieme le quattro università marchigiane: “Tuttavia c’è ancora tanto da lavorare”. Battagliero, come sempre, Flavio Corradini direzione della lentoburocrazia,  il ‘male’ vero di questi mesi della ‘ricostruzione leggera’. “Abbiamo pensato, in autunno, che tutto fosse finito, dopo che i nostri ragazzi avevano lasciato Camerino. Ora torniamo a rivedere la luce. Ma abbiamo dovuto rivedere l’intera offerta generale di Unicam. Puntiamo ad una nuova stagione dell’Università con la rinascita di Camerino. E puntiamo a sinergie sempre più estese, non solo su progetti singoli”. Nessuno ha fatto domande in proposito, ma sembra certo che Unicam non debba seguire l’esempio di Lube volley dove in una direzione futuribile di Civitanova, la Città dei Varano sta per Macerata… Corradini ha posto il dito anche sui troppi crolli dei restauri fatti post ’97: “Palazzo Ducale ha avuto lesioni negli stessi punti di vent’anni fa: bisogna ricostruire con nuove tecnologie. Evitare gli sbagli e soprattutto le materie ‘antiche’ imposte in quegli anni: le maltine, i laterizi dal sapore antico, suggestivo ma di scarsissima tenuta”. Già, perché come ha sottolineato un geologo intervenuto in sala, l’enorme faglia sotto il Vettore continua a muoversi, come le 19 scosse, sabato scorso a Montecavallo nel breve spazio di quattro ore, stanno fin troppo a sottolineare.


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