Camerino incontra il Festival
dello sviluppo sostenibile

RIPARTENZA - Idee, metodi e opportunità per ripensare le aree interne colpite dal sisma ieri ad Unicam nell’incontro organizzato da Arci Macerata

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Flavio Corradini, Gianluca Carrabs, Massimiliano Bianchini e Francesca Chiavacci

 

Si è svolto ieri, lunedì 29 maggio, nella sala Convegni del rettorato dell’università di Camerino, l’incontro organizzato da Arci Macerata ed inserito nel più ampio programma del primo Festival Italiano dello Sviluppo Sostenibile. Il Festival, che ha avuto inizio lo scorso 22 maggio, è promosso da Asvis (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) e prevede un programma di 17 giorni, 160 aderenti ed iniziative per promuovere un confronto su quelle che sono le grandi sfide del nostro tempo: povertà, lavoro, educazione, disuguaglianze, energia, infrastrutture, cooperazione internazionale e ambiente. Un’unica grande manifestazione quindi, diffusa e inclusiva al tempo stesso, che risulta essere un’opportunità da cogliere per centrare i 17 obiettivi (Sustainable Development Goals – SDGs nell’acronimo inglese) che l’Assemblea Generale dell’Onusi è posta con l’Agenda 2030, approvata a settembre 2015, sottoscritta anche dall’Italia.

Proprio per questi motivi Arci Macerata ha deciso di non perdere l’opportunità, e ha voluto con forza inserire nell’ampio programma del Festival la tappa di Camerino. Una scelta che non è casuale e non è secondaria, e che si inquadra in quel percorso di attenzione che il Comitato provinciale di Macerata sta portando avanti ormai da tempo per continuare a porre l’attenzione sullo sviluppo delle aree interne e rurali, soprattutto quelle colpite dagli eventi sismici dal 24 agosto scorso in poi.

Sala-Convegni-durante-lincontroIn un territorio in ginocchio dopo il terremoto, l’obiettivo era non solo dare un segnale forte agli attori locali, quelli che vivono quotidianamente il dramma della perdita e della fatica della ricostruzione, ma anche accendere un faro sulle conseguenze che il sisma ha avuto nel tessuto sociale e commerciale nella Provincia di Macerata. «In qualità di presidente Arci Macerata», afferma Massimiliano Bianchini, «Mi sento di dire che ci stiamo impegnando fortemente per il recupero delle aree interne e terremotate, tanto che stiamo lavorando su un progetto insieme a partner importanti come le università , la Regione, l’Istao ed altre realtà, per quanto riguarda il marketing turistico territoriale. L’Arci, poi, ha assunto in queste zone il ruolo di punto di riferimento certo, sia per i soggetti pubblici che privati, grazie anche alla presenza di dirigenti che hanno una vera vocazione ambientalista e culturale». Un concetto rafforzato dalla Presidente Arci Nazionale Francesca Chiavacci: «Arci è presente nella fase della ricostruzione con un proprio ruolo specifico, una militanza ed una partecipazione che parte dal basso».

Durante i saluti iniziali, il Rettore Flavio Corradini ha sottolineato l’impegno di Unicam in tutte le attività che tocchino le aree interne, che sono una risorsa per il territorio nazionale soprattutto in un momento come questo: «L’Ateneo si pone come soggetto terzo, con un ruolo attivo ed uno di mediatore tra i diversi attori. In questo momento la priorità è riportare velocemente le persone nei luoghi d’origine, lavorando su sanità, formazione e turismo e cogliendo l’opportunità di creare un modello di ricostruzione sostenibile». Nel corso della mattinata sono poi intervenuti Gianluca Carrabs (Ad Svim Marche), Pietro Marcolini (presidente IstaoMarche), Filippo Sestito (coordinatore Commissione Arci Nazionale Ambiente, Territorio, Giustizia ambientale e Stili di vita, Franco Capponi (vice presidente Gal Sibilla), Giampiero Feliciotti (presidente unione montana dei Monti Azzurri), Alessandro Gentilucci (presidente unione montana Marca di Camerino e referente aree interne “Alto maceratese”), Franco Ferroni (responsabile agricoltura e specialista Senior Biodiversità WwfItalia).

Un-momento-dellincontroDalla discussione sono emerse alcune criticità ed alcuni obiettivi comuni. L’auspicio è che il ripensamento delle aree interne del maceratese tenga conto di una serie di variabili e di settori strategici (turismo, enogastronomia, agricoltura, nuovi materiali e nuove metodologie di costruzione), del ruolo sempre maggiore della ricerca e delle Università e di una sintesi dei “cantieri” in corso, di un’armonizzazione progettuale. I sindaci e le realtà delle aree interne, sembrano orientarsi verso governance di piccole dimensioni che intercettino i reali bisogni della popolazione. Proprio loro, i sindaci dei piccoli paesi, possono essere il punto di partenza per costruire tale organizzazione. Chiaro comunque, come nel ripensare le aree interne, esiste quindi un “prima” terremoto ed un “dopo” terremoto. Ad una necessaria rivalutazione dei servizi essenziali e del lavoro, poi, pare sempre più forte la richiesta di reperimento di fondi europei per lo sviluppo delle micro-economie locali. Concetti questi che valgono non solo per la provincia di Macerata, ma per tutte le aree interne italiane (che valgono i 4/5 del patrimonio nazionale), una risorsa che in questo momento non viene adeguatamente sviluppata, e che finisce per sovraccaricare le aree costiere. Il modello che si propone, insomma, sembra fondarsi sulla multifunzionalità, sulla partecipazione e sulla resilienza.

Nel pomeriggio, poi, si è svolto l’incontro dedicato alle Ongdel territorio, il Coordinamento delle Organizzazioni marchigiane di Cooperazione e Solidarietà Internazionale, nel quale è intervenuto in videoconferenza anche Mario Giro, vice Ministro degli Affari esteri e Cooperazione internazionale.


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