Gang della carità:
raffica di preti truffati
Sette gli indagati
INCHIESTA - La procura di Macerata ha chiuso le indagini su di una presunta vicenda di raggiri a religiosi di tutta Italia. Con la scusa di incidenti, di multe da pagare, di gravi difficoltà familiari i sacerdoti sarebbero stati indotti a pagare, nel complesso, somme per oltre 100mila euro. Tutto è iniziato ed è finito a Civitanova
di Gianluca Ginella
Telefonate che valevano oro, così una presunta gang avrebbe ottenuto dai parroci oltre 100mila euro nel giro di pochi mesi. Sette le persone indagate, a quatto viene contestata l’associazione per delinquere volta alla truffa di religiosi, 21 i preti che sarebbero caduti o avrebbero rischiato di cadere in raggiri orchestrati con un modus operandi standard. La procura ha chiuso le indagini, contestando, a vario titolo, una serie di truffe e di tentativi di truffa, a danno di sacerdoti di tutta Italia. Tutto cominciava e finiva a Civitanova, secondo le indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Civitanova. Telefonate e richieste di accredito su conti poste pay. A volte era un incidente stradale, altre una multa da pagare, altre ancora un parente che stava male o che era morto. A volte erano cittadini qualunque, altre agenti o comandanti di forze dell’ordine. Ma l’obiettivo era sempre e solo uno: ottenere denaro dai sacerdoti facendo leva sulla pietà e la carità cristiana. E ad orchestrare i raggiri e a metterli a segno, sarebbe stato un presunto sodalizio composto da quattro persone.
Questo almeno secondo le indagini svolte dalla procura di Macerata. A tirare le fila della gang della carità sarebbero stati il 45enne Roberto Meschini, maceratese, residente a Serrapetrona, ritenuto l’organizzatore e il principale beneficiario dei profitti illeciti, insieme a Fabrizio Coata, 52 anni, residente a Civitanova, Giuseppe Giampaolo, 54, civitanovese residente a Mogliano e al pakistano Munir Khan, 51, residente a Morrovalle. Si sarebbero associati «per commettere una serie indeterminata di truffe ai danni di parroci e sacerdoti secondo un collaudato modus operandi» che consisteva nel chiamare i parroci e rappresentare situazioni personali e familiari disastrose. I fatti sono avvenuti dal novembre 2015 al maggio del 2016. A cadere nei presunti raggiri parroci di tutta Italia. Chi ha sborsato di più, secondo gli inquirenti, è stato il padre guardiano dei frati cappuccini di Sanluri in provincia del Medio Campidano in Sardegna. Una truffa contestata a Meschini, Giampaolo e al 22enne Claudio Scarciglia di Civitanova. Il religioso avrebbe versato circa 59mila euro, prima per aiutare a pagare una multa (ovviamente fasulla) e poi per sostenere la persona che l’aveva contattato, che diceva di essere rimasta vedovo, a mantenere le figlie. Il secondo raggiro più consistente Meschini, Coata Khan, l’avrebbero messo a segno, insieme al 59enne Giancarlo Lattanzi, residente a Porto Recanati, al canonico della basilica dell’Immacolata di Genova, al quale, via telefono, avrebbero raccontato di dover raggiungere un parente malato e poi dicendo di avere gravi problemi di salute di alcuni famigliari accennando anche ad un ragazzo morto.
Telefonate che sarebbero valse oro: 25.759 euro versati dal religioso in più tranche tra il febbraio e il marzo del 2016. Ancora Meschini, con la complicità di Coata e della polacca Beata Jurska, 44, di Pineto in provincia di Teramo, avrebbe ottenuto 9.826 euro dal parroco della chiesa di Castelnuovo (Parma). In quel caso si sarebbero spacciati per un luogotenente dei carabinieri dicendo che era rimasto coinvolto in un incidente stradale. In sintesi le presunte truffe sarebbero sempre avvenute con telefonate di persone che dicevano di essere coinvolte in incidenti e di aver bisogno di pagare un mezzo per rimuovere la vettura, o di dover pagare per evitare un sequestro, ma anche con richieste di denaro prospettando drammatiche situazioni famigliari. In tutto le presunte truffe ammonterebbero a circa 114mila euro. I sacerdoti vittime di truffe o di tentativi di raggiro sono delle province di Genova, Parma, Medio Campidano, Teramo, Foggia, Firenze, Modena, Lecce, Matera, Sassari, Siena, Padova, Reggio Emilia, Forlì Cesena. Ora gli indagati avranno 20 giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati. Sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati Gian Luigi Boschi, Simone Santoro, Marco Romagnoli, Fabio Sargenti.


