Tutta colpa della burocrazia
se le casette non arrivano?

SISMA - Il malumore cresce tra gli sfollati. I sindaci non sanno più a che santo votarsi. Intanto le opere d’arte continuano ad essere portate via. L’inverno deve ancora terminare e per i pendolari (insegnanti, scolari, lavoratori) tra la costa e l’entroterra la vita è dura. Con il passare dei mesi ci sentiamo sempre più “figlio di un dio minore”
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Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

Alle prime difficoltà, ai primi ritardi nei soccorsi come nell’arrivo delle stalle mobili o delle tensostrutture, tutti hanno fatto a gara ad accusare la burocrazia. Ma la burocrazia non è un ente a sé stante avulso dalla nostra società. La burocrazia è costituita da tante persone, dirigenti, funzionari, impiegati ecc. E ci sono anche persone efficientissime. Perché accusare la burocrazia di ogni male? Se c’è un errore, se c’è un ritardo si va dal funzionario responsabile e gli si chiede spiegazioni correndo immediatamente ai ripari. Così a coloro che si erano occupati dell’appalto per le stalle mobili, quando ci si è resi conto che l’azienda vincitrice non riusciva a soddisfare la produzione richiesta, si contestava loro di non essersi resi conto che quella ditta non aveva le strutture adatte e forse neppure il personale sufficiente. Ci si era fidati soltanto dei documenti arrivati in tempo utile. Forse si era controllato soltanto il rispetto dei termini di legge. Un po’ poco perché questa leggerezza è costata un mare di danni agli allevamenti e sacrifici enormi agli allevatori, la chiusura di aziende casearie ecc. ecc.

A meno che non si pensi che il ridimensionamento di un polo produttivo (formaggi, salumi, lenticchie, trote, miele, latte, patate rosse, liquori, zafferano, tartufi, vino, legname, acqua minerale, funghi, carbone, agriturismi, pastifici, ristoranti, ecc.) come quello dei Sibillini possa essere utile al rifiorire dell’attività economica in altri territori. Ma questo si vuol sperare che sia una ipotesi assurda. Tuttavia, visto che taluno considera la burocrazia come la causa di tutti i mali, possiamo anche immaginare che in un ufficio si possa svolgere un dialogo così strutturato:

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Il palazzo della Regione

Capo Burocrate: “Dopo il terremoto avete trasferito tutta la popolazione negli alberghi della costa?”

1° burocrate: “Una buona parte ma in tanti hanno preferito rimanere nei paesi d’origine”

2° burocrate: “Addirittura molti hanno deciso di dormire nelle auto”

Capo Burocrate: “Ma non avete avvertito che potevano esserci altri terremoti?

1° burocrate: “Ci ha pensato la commissione grandi rischi che ha ventilato la possibilità che sul lago di Campotosto possa accadere quanto successo sul Vajont o che ci sia una scossa di 7° grado”

2° burocrate: “Peccato che non abbia accennato al lago di Castreccioni o agli altri laghi del Maceratese”

Capo Burocrate: “E’ stato fatto l’appalto per la fornitura delle stalle mobili?”

1° burocrate: “Si è stato fatto ma le stalle mobili non dovevano arrivare prima delle nevicate previste a gennaio”

2° burocrate: ”La Coldiretti ha polemizzato molto in difesa degli allevatori ma ormai greggi di pecore e mandrie di buoi erano già rimaste sotto la neve”

Capo Burocrate: “Le commissioni che verificano l’agibilità delle case sono al lavoro?”

1° burocrate: “Certamente ma sono così poche che non riusciranno mai ad ultimare il lavoro prima di diversi mesi”

2° burocrate: “Inoltre dopo ogni scossa sismica bisogna ricominciare da capo tutti i controlli”

Capo Burocrate: “Quante sono le case dichiarate agibili?”

1° burocrate: “Non molte, ma quelle che si trovano nella zona rossa, non è possibile accedervi”

2° burocrate: “Inoltre quasi tutte le strade dei centri storici sono bloccate dalle macerie che vengono rimosse molto lentamente”

Capo Burocrate: “Giornali e telegiornali continuano a chiamare l’area terremotata come “cratere””?

1° burocrate: “Certamente così ha un effetto devastante sia per quanti pensano di poter ritornare alle loro case sia per qualche turista che si azzardasse a visitare quelle zone”

2° burocrate: “Abbiamo proprio indovinato a proporre fin dall’inizio questo termine”

Capo Burocrate: “Le attività economiche stanno riprendendo?”

1° burocrate: “Qualcuno ci prova riaprendo il bar e qualche altro riattiva un forno o un ristorante, ma non hanno clienti…”

2° burocrate: “Va meglio per quelli che si sono trasferiti. Una norcineria di Castelsantangelo è andata ad Osimo mentre un pizzaiolo ha aperto la sua pizzeria a Fontespina”.

Capo Burocrate: “Bisogna favorire questi trasferimenti perché così sarà più difficile che la gente ritorni al suo paese”.

1° burocrate: “E’ per questo che abbiamo rallentato l’invio delle casette”

2° burocrate: “Certo che quelli che sono rimasti, pur avendo le case agibili, non se la passano bene. Infatti per giorni sono rimasti senza energia elettrica o bloccati dalla neve”

Capo Burocrate: “A Castelluccio è rientrato qualche abitante?”

1° burocrate: “Assolutamente no. Quei terreni sono stati molto scossi dai terremoti”

2° burocrate: “Meglio, così non potranno seminare la lenticchia”

Capo Burocrate: “E con le opere d’arte come siamo messi?”

1° burocrate: “Ne abbiamo recuperate moltissime e siamo riusciti anche a portarne fuori da questo territorio un bel numero. Forse le più belle…”

2° burocrate: ”Già si pensa a farne una mostra agli Uffizi. Poi le opere d’arte potrebbero essere esposte anche a Milano e altrove”

Capo Burocrate: “Ma nessuno ha protestato?”

1° burocrate: “In molti hanno levato gli scudi, uomini di cultura e amanti dell’arte. Era stato proposto di ricoverarle nel castello di Brunforte a Loro Piceno. Ma ormai tante opere sono partite. Parecchie si trovano alla Mole ad Ancona”

2° burocrate: “Qualcuno sostiene che le mostre meglio farle nell’area del sisma a Camerino o San Severino. Altri temono addirittura che molti quadri non saranno più restituiti, come avvenuto per le tante opere “marchigiane” che si trovano a Brera dal ‘700”

Capo Burocrate: “Come pensate di risolvere il problema degli sfollati negli alberghi della costa. Questi dovranno essere sgomberati per far posto ai turisti per la stagione estiva”

1° burocrate: “Ci si sta pensando. Abbiamo proposto agli albergatori di ospitare quelle famiglie almeno fino a dicembre. Qualcuno ha suggerito di trasferirle in strutture dell’entroterra ma sempre lontano dalle loro cittadine”.

2° burocrate: “C’è qualcuno che cerca lavoro nei centri della costa. E quelli certamente non rientrano in montagna. Poi ci sono gli anziani che spesso si sono ammalati e quindi si sono lasciati andare. Ad inizio d’anno si sono notati diversi decessi. E questo anche tra quanti sono rimasti nei paesi d’origine nelle case di riposo”

Capo Burocrate: “Perché non è stata messa in sicurezza la chiesa di Santa Maria in Via di Camerino?”

1° burocrate: “Perché era un simbolo della città di Camerino, come i campanili per altre cittadine, e quindi la “scomparsa” di queste identità forti crea un motivo in più di disaffezione verso i luoghi di origine di questa gente”.

2° burocrate: “Inoltre se la popolazione non resta molto “attaccata” al loro paese sarà poi più facile convincerla a ricostruire le cittadine… in pianura…”

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Ovviamente si tratta di un discorso al limite dell’assurdo. Un comportamento simile non solo non è accettabile ma non è degno di un paese civile. Non è pensabile che qualcuno possa ordire una macchinazione simile contro un’intera popolazione. Però, a pensarci bene, quelle cose dette dai tre burocrati sono veramente accadute, e stanno accadendo sulla pelle degli sfollati, dei terremotati, di tante famiglie. Allora è evidente che la colpa di tutto questo non può essere della burocrazia. I colpevoli vanno ricercati altrove. E cioè là dove si trovano coloro che possono comandare alla burocrazia. Coloro che hanno dato disposizioni, non scritte, alla burocrazia di andare piano, di non affrettarsi perché c’è tempo per fare tutto, tanto più che lì i voti da raccogliere non sono molti. E in proposito c’è un detto, tra la gente di campagna, il cui significato è questo: “Se qualcosa non funziona è colpa del manico!”  Ma intanto c’è gente che soffre, c’è gente che ha perso il lavoro, ci sono aziende che hanno chiuso. Ci sono sindaci di città che avevano 1.000 o 1.500 abitanti e che cominciano a dire: “Speriamo che ne ritornino almeno in 500”.

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