Carlo Balelli, mio padre
e la ‘magia’ della camera oscura

INTERVISTA - Modena tributa il trionfo al fotoreporter della Grande Guerra. Parla la figlia Emanuela. “Mi ha fatto parte sin da bambina della propria professione. Gli ultimi due mesi della sua vita, li passai accanto a lui, per raccoglierne le memorie”

- caricamento letture
obiettivo-sul-fronte-balelli

Carlo Balelli, “Obiettivo sul fronte”

di Maurizio Verdenelli

Sul suo cellulare c’è lui, tra le nevi di passo Ombrettola, sulla Marmolada, il 16 aprile 1916, anno di guerra. Accanto una gigantesca macchina fotografica, il meglio della tecnologia dell’epoca. E’ la stessa foto della copertina del catalogo della mostra che dopo Macerata, Roma, Gorizia è ospite dall’8 dicembre scorso a Modena, Palazzo Ducale, sede dell’Accademia militare. L’evento sponsorizzato anche da ‘Maserati’ è stato un successo: seimila biglietti staccati e si attendono prima che si chiuda il sipario il 31 prossimo, altri mille visitatori in occasione della festa patronale di Modena affascinata dalle immagini del geniale fotoreporter della Grande Guerra. Un maceratese nato a Novara nel 1894, che per obbedienza al padre Alfonso, titolare di un celebre studio fotografico (avviato dal nonno di cui lui portava il nome) sarebbe ritornato in città.

balelli-11-400x267

La mostra a Modena

Nonostante la brillante carriera tra Milano, Roma e la scintillante Firenze degli anni 20 dove risiedeva “e dov’è ormai la mia vita”, come scriveva un po’ riluttante al genitore. A Macerata sarebbe morto nel marzo del 1981, due mesi prima di Ivo Pannaggi, altro genio maceratese ‘di ritorno’. Si chiudeva con loro l’età d’oro di una città che aveva dato alla cultura e alle arti visive italiane, uomini di grande talento e che nel ’43 aveva visto nascere e salvarsi dalle macerie del bombardamento della seconda guerra mondiale Dante Ferretti, anche se il tre volte Premio Oscar non avrebbe ascoltato (ha avuto, alla fine, ragione) il padre che l’avrebbe voluto come successore nella ‘bottega d’arte’ di famiglia.
balelli-7-400x267

“Con me, figlia piccolissima mentre lui era avanti con gli anni avendo sposato Giovanna, mia madre, di 40 anni più giovane, aveva un modo unico nel relazionarsi” mi dice Emanuela Balelli, figlia di Carlo. La giornata è stata intensa e particolarmente emozionante: 55 maceratesi sono venuti a rendere omaggio ad un evento ‘Obiettivo sul fronte’ che, organizzato dal Centro Studi Balelli e da Anmig ha avuto il suo contesto ideale nell’antica Accademia militare che vanta 502 medaglie d’oro al valore. Valorizzata, la mostra, all’interno di un circuito unico sulla storia dell’esercito italiano ed una ricostruzione, impressionante nel suo verismo, di una trincea della Grande Guerra ‘dove morire per mano del nemico era un raro privilegio perché si moriva molto più facilmente di malattie e disagi’ dice il curatore, 1. Maresciallo Giuseppe Porciatti.
Emanuela che presiede il Centro studi Balelli fondato nel 2009 (segretario Giuseppe Trivellini) è la custode “gelosissima” delle memorie paterne.

“Quando nel febbraio mio padre s’ammalò, compresi che non ci sarebbe stato più tempo…”.

Più tempo…?

“Sì, che lui, purtroppo non ce l’avrebbe fatta. Così, io diciassettenne, presi una decisione forte. Lasciai la scuola, il liceo classico e per tutto il tempo che gli rimaneva, lo intervistai…”.

slavina-bolognola-balelli

La slavina a Bolognola del 1930 che fece numerose vittime documentata da Balelli

Cioè?

“Nel senso più letterale della parola. Non volevo che nulla di Carlo Balelli andasse perduto. Aveva già consegnato in modo pressoché gratuito, le immagini cui teneva di più alla Biblioteca Mozzi Borgetti, per il tramite del direttore Aldo Adversi (cui si deve questo prezioso fondo ndr). Ma non mi bastava. Allora mi munii di due robuste cartelle con la copertina rossa, ricordo, e cominciai a trasferire su carta quello che lui mi diceva. Le risposte alle mie domande. Gli veniva spesso da ridere per questo suo ruolo d’intervistato e me lo diceva. Tuttavia sono andata avanti sino alla fine e pure lui”.

Poi?

“Poi, quando nel marzo morì, sono tornata a scuola, con il cuore a pezzi, ma con la consapevolezza d’aver adempiuto ad un ‘compito’ importante”.

Cosa le ha insegnato Carlo Balelli?

“Avevo solo 4 anni quando mi ortò per la prima volta in camera oscura. Per alcuni anni, assistei rapita alla magia di quella carta da cui emergevano, quasi per incantesimo, paesaggi, ritratti… Più in là compresi il procedimento scientifico. E soprattutto, con la tecnica d’avanguardia, la mente, il cuore, l’intelligenza di un Fotografo senza pari”.

balelli-9-400x267Un vero fotoreporter, capostipite di una grande generazione maceratese…

“Già. Nella Grande Guerra, sul fronte, tra le squadre fotografiche, era emersa la sua arte. Attenta a ritrarre i personaggi, i protagonisti, i Grandi, ad esempio nella trattativa di Villa Giusti che concluse la guerra, ma anche e soprattutto le sofferenze, i volti non solo di quegli ‘uomini contro’ ma pure dei civili, dei bambini, delle donne anche loro vittime della Grande Guerra. (E c’è una foto impressionante: una strage di cavalli che precede visivamente il tema di ‘War Horse’ di Steven Spielberg, candidato a 12 oscar nel 2012 ndr). In tutto 2.500 scatti nei 41 anni di conflitto anche se per mio padre furono 6 gli anni di ferma. E ad ogni immagine la propria didascalia: gli appunti circostanziati, il report. Quando morì, il suo antico comandante, il tenente Giorgio Abetti, grande astrofisico, direttore dell’osservatorio di Arcetri (Firenze) scrisse a mia madre: ‘Il suo lavoro resterà a testimoniare il suo coraggio, la sua fedeltà e la sua bravura’. Mio padre ed Abetti erano stati amici per tutta la vita: decine e decine le loro lettere”.

balelli-10-400x267

Emanuela Balelli illustra la mostra

Cosa le rimane di suo padre?

“Ricordo che aveva un talento, fra tanti, particolarissimo: era stato testimone di avvenimenti epocali eppure sapeva distaccarsene dopo averli storicizzati. Da vero fotoreporter, anche nel racconto, si sottraeva dal centro della scena per illuminarla meglio, scegliendo il margine per l’inquadratura migliore”.

Ancora?

“Mi ha fatto partecipe della sua vita e della sua professione (Emanuela è docente di fotografia all’Accademia maceratese ndr). Continuo naturalmente ad operare in camera oscura e a portare avanti il nome di Carlo Balelli attraverso il Centro Studi. Amava Macerata ma non dimenticava certo il mondo. Era stato tre anni alla Scuola Imperiale di fotografia a Berlino, come docente e sino alla fine riceveva in abbonamento un giornale tedesco per non perdere la frequentazione con la lingua. Settimanalmente si recava di volta in volta a Firenze, Roma e Milano: i suoi contatti erano sempre vivi”.

Ed ora?

“Continueremo con questa bella mostra. Sabato prossimo sarà ospite l’on. Carlo Giovanardi, modenese. Torneremo in Accademia con Gilda Coacci, presidente dell’Anmig di Macerata che insieme con Adriano Zavatti (a capo dell’associazione della città emiliana) si è data tantissimo da fare per allestire ‘Obiettivo sul fronte’”.

Le manca ancora suo padre?

“Moltissimo”.

Un grande sorriso illumina il volto di Emanuela e ne soffoca l’improvvisa emozione mentre quasi scappa lungo il corridoio del pullman.

balelli-14-650x433

balelli-13-650x433

balelli-12-650x433

 

 

 

balelli-8-650x433

 

balelli-6-433x650

balelli-5-650x433

balelli-4-650x433

balelli-3-650x433

balelli-2-650x433

balelli-1-650x433


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Gianluca Ginella. Direttore editoriale: Matteo Zallocco
Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X