Sisma e arte, Cna:
“Magazzini sul territorio
o salta tutto il sistema”
MACERATA - L'allarme lanciato dalla confederazione degli artigiani sul recupero del patrimonio e il rischio del trasferimento in altre province, Il presidente Giorgio Ligliani: "Il rischio è lo spostamento verso Ancona e Pesaro. L'impressione è che il territorio non sia preso in considerazione". Il restauratore Milko Morichetti: "I Comuni indichino i posti disponibili o il patrimonio verrà portato altrove"

L’assessore alla Cultura Stefania Monteverde, con il presidente e il direttore di Cna Giorgio Ligliani e Luciano Ramadori
di Claudio Ricci
Bloccare lo spostamento delle opere in altre province, allestire magazzini per il restauro e l’esposizione sul territorio e collaborare con gli esperti di Firenze o Roma solo in casi di estrema necessità. Sono i tre punti cardine del piano proposto dalla rete di restauratori di Cna Macerata per salvare il patrimonio artistico del territorio dal rischio della diaspora verso altre province. “La sensazione che abbiamo è che il territorio maceratese non sia preso in considerazione – è l’allarme lanciato dal presidente di Cna Giorgio Ligliani – Il rischio concreto è lo spostamento delle bellezze dal nostro territorio verso Ancona e Pesaro. Abbiamo dato la nostra disponibilità ad aprire un percorso sul restauro per e sul territorio sia al vescovo di Macerata, che al vescovo di Camerino. Il fine è far rimanere i beni sul territorio non solo negli intenti ma anche nella pratica”.
Incombente la “minaccia” nelle previsioni dal piano di emergenza del ministero, di spostare le opere delle zone colpite dal sisma in un luogo lontano dal cratere, probabilmente la Mole di Ancona. Una strategia già adottata nelle prime fasi dell’emergenza quando il patrimonio della rete dei Sibillini venne trasferito d’urgenza a Palazzo Campana di Osimo. “L’interazione con l’Opificio delle Pietre dure di Firenze e l’Istituto del Restauro di Roma può esserci ma va fatta sul posto – ribadisce il restauratore Milco Morichetti accompagnato dai colleghi Alfredo Belleggia, Marco Paolucci, Maria Luisa Omenetti Tronelli, Alessandra Casalini – Siamo ancora in piena emergenza e le istituzioni stanno facendo poco per la messa in sicurezza del patrimonio. Basti pensare che non c’è ancora un mezzo, per lo spostamento delle opere vengono utilizzati quelli dei volontari. I Comuni poi devono indicare i punti a disposizione per il collocamento temporaneo o le opere vengono spostate altrove. Occorre organizzare sul posto magazzini per il deposito e l’esposizione imperniati su piccoli eventi fatti nelle nostre piccole realtà. In questo modo si mantengono i presidi economici e culturali del territorio”. Tra le altre conseguenze: la perdita dei posti di lavoro (guide turistiche, personale dei musei, ristoranti, b&b e alberghi) su cui gravano già il “peso di una burocrazia estremamente complessa” e “l’inadeguatezza di una ricostruzione fatta solo di case vuote”, come sottolineano la coordinatrice del settore artistico tradizionale Federica Carosi e il direttore di Cna Luciano Ramadori.
Un tema che apre il dibattito sulle tecniche per il recupero. “La teoria del restauro è saltata – dice Morichetti – Nel ’97 utilizzammo materiali compatibili con quelli delle opere per notare oggi che le opere si sono danneggiate negli stessi punti di allora. Altra questione riguarda l’opportunità di ricostruire con materiali all’avanguardia, e quindi creare dei falsi, oppure lasciare stare ciò che la storia ha ormai distrutto per concentrarsi sulle altre piccole ma preziose opere del territorio. Sta alle comunità decidere quali siano le priorità”. Le comunità hanno già deciso, il manifesto è quello degli amministratori della Marca maceratese che vede primo firmatario il sindaco di Macerata Romano Carancini (leggi l’articolo). “Il sentimento condiviso da tutti gli amministratori della Marca maceratese è che le decisioni siano prese altrove – commenta l’assessore alla Cultura di Macerata Stefania Monteverde – La necessità è quindi di ricompattarci. I beni culturali non sono un capriccio se salta questo eco-sistema di ambiente e cultura saltiamo tutti. Riteniamo che gli spazi per collocare le opere ci siano e i comuni devono dire dove possono farlo. Il sindaco Romano Carancini ha convocato su questo tema una commissione dell’Anci che si riunirà il 27 dicembre”.


