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“L’arte deve restare”,
il manifesto dei sindaci
contro la delocalizzazione

Il patto tra primi cittadini e assessori alla Cultura del territorio per parlare di come tutelare il patrimonio culturale dopo il sisma: "Spostare le opere impoverisce e offende le nostra comunità". Il documento è stato inviato al Mibact, Regione, Soprintendenza e Anci
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Il "bambinello" recuperato in una chiesa di Visso

Il “bambinello” recuperato in una chiesa di Visso

 

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Il recupero delle opere dalla collegiata di San Martino a Caldarola

 

«Il patrimonio artistico del nostro territorio deve rimanere qui, ne va del nostro sviluppo». Così il sindaco di Macerata Romano Carancini ai primi cittadini della Marca maceratese convocati oggi pomeriggio nella biblioteca Mozzi Borgetti per firmare un manifesto in 5 punti sulla tutela dell’arte e il rilancio del turismo dopo i terremoti che hanno devastato la provincia. «Vogliamo che laboratori di restauro, depositi delle opere, progetti d mostre, investimenti di promozione siano concordati con i Comuni, le diocesi, le università, il territorio tutto – ha detto Carancini – Domani al direttivo Anci Marche voglio portare le istanze di tutto il territorio e il documento ci rafforza». Gli fa eco il vicesindaco Stefania Monteverde: «Continueremo a incontrarci per costruire un percorso condiviso che dia fiducia al nostro territorio. Perché non siamo inagibili, ma siamo vivi e pieni di risorse».

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Il recupero delle opere dal municipio di Tolentino

I cinque punti, spiegati ampiamente nel manifesto, partono da una premessa fondamentale: «il futuro del nostro territorio – dicono i firmatari – è il nostro patrimonio culturale. Che si ricostruiscano presto i centri storici, si investa rapidamente sulle inagibilità parziali per rimettere in funzione i palazzi nobili dei nostri centri, si riparta dal nostro patrimonio: non e un lusso, e la nostra sopravvivenza». Punto uno: «le opere d’arte devono rimanere nei territori di appartenenza. Progetti di delocalizzazione delle opere in altri territori, che sia Ancona o Spoleto o altro, impoveriscono e offendono le nostre comunità» Punto due: «il territorio, anche se e provato, è vivo e non è inagibile». Per questo bisogna «rivitalizzare la comunità attraverso un programma di mostre ed eventi da qui al 2018». Terza proposta un «art bonus speciale per i beni culturali del nostro territorio». Quarto punto «promuovere il territorio con un programma di rilancio che sviluppi un’idea forte e che valorizzi la qualità della vita di queste nostre terre, dove si vive bene». Ultimo punto, sotteso al documento stesso, è quello di «lavorare insieme rafforzare i programmi di investimento delle risorse sulla cooperazione territoriale per crescere come territorio a forte consapevolezza identitaria. Più di tutto, chiediamo che Soprintendenza, Ministero, Regione non agiscano senza consultare i Comuni. Rispettiamo il ruolo di Ancona come nostro capoluogo di regione e la grande disponibilità dimostrata nel mettere a disposizione luoghi comunali per il ricovero del patrimonio ferito. Ma solo seduti insieme intorno ad un tavolo le strategie possono realmente essere condivise».

L'organo di San Venanzio a Camerino

L’organo di San Venanzio a Camerino

Al primo incontro hanno partecipato Romano Carancini e Stefania Monteverde per Macerata, Rosa Piermattei sindaco di San Severino e Vanna Bianconi assessore alla Cultura, Alessandro Del Priori sindaco di Matelica e Cinzia Pennesi assessore alla Cultura, Franco Capponi sindaco di Treia e Edi Castellani assessore alla Cultura, Luigi Monti sindaco di Pollenza, Alberto Muccichini vicesindaco di Montelupone, Rosetta Martellini per il sindaco di Civitanova, Giuseppe Pezzanesi sindaco di Tolentino, Rita Soccio assessore alla Cultura di Recanati.  Il documento è inviato al Mibact e al responsabile dell’unità di crisi Marche Giorgia Muratori, alla Soprintendenza regionale, all’Anci Marche, al presidente della Regione Luca Cerescioli, all’assessore alla Cultura Moreno Pieroni.

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L'organo di San Venanzio a Camerino

L’organo di San Venanzio a Camerino

 

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