Una medaglia al valore
per la vittoria sui rifiuti

Nella raccolta differenziata Macerata e la sua provincia sono al primo posto nelle Marche. Chi ricorda gli anni degli “scarcalacci” e degli “spazzini” con la tromba?

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di Giancarlo Liuti

Un aspetto non positivo dell’attuale società del benessere sta negli eccessi che riguardano le cose materiali: ce ne procuriamo troppe e quindi sono troppe anche quelle che,usate, buttiamo via. Ecco allora il problema dei cosiddetti “rifiuti”, che dapprima impegna noi singole persone ma poi anche gli enti pubblici cui affidiamo il compito di farci vivere, se non felici, almeno al riparo dalla nostra spazzatura.
Parecchi anni fa la soluzione era assai meno professionale: consegnavamo la “monnezza” ai netturbini che giravano in città con dei bidoni a ruote e ci avvertivano del loro arrivo – ricordate? – con squilli di tromba, dopodiché agli “spazzini” si aggiungevano i camion che andavano a rovesciare il tutto nelle maleodoranti discariche all’aperto chiamate “scarcalacci” (nella mia zona ce n’erano una a valle dei Giardini Diaz, pressappoco a Fontescodella, e un’altra a valle di via Morbiducci, di fianco all’attuale campo di baseball). Finché, dal 1975, una legge abolì le discariche onnicomprensive e impose la differenziazione dei rifiuti fra il materiale “organico” (il cosiddetto “umido”), la carta, il vetro, la plastica e il metallo, differenziazione che doveva esser fatta anzitutto dai singoli cittadini e poi, in seconda battuta, da un consorzio di comuni – il “Cosmari” – con varie forme di “smaltimento” o “recupero”: stoccaggio in discarica, incenerimento, compostaggio, riciclo. Ed è proprio questa, per l’appunto, la situazione odierna. Parola d’ordine: “Raccolta differenziata”.
spazzini-corso-umberto-ambiente-rifiutiProgresso? Certamente sì. Se non di “civiltà”, espressione un po’ grossa, sicuramente di “civismo”, nel senso che ancor prima dell’operato dei soggetti pubblici presuppone un’attiva e consapevole partecipazione dei cittadini. A Macerata città e negli altri centri della provincia non tutto è perfetto: qua e là, nelle vie, vi sono cartacce, sacchetti vuoti, cicche di sigarette ed esiti digestivi di cani. Ma la perfezione, cari lettori, non è di questo mondo e possiamo soltanto immaginarcela pensando a quell’altro mondo che prima o poi ciascuno di noi andrà ad abitare. Tuttavia a me sembra che Macerata e il Maceratese siano luoghi “civili” anche da questo punto di vista. Merito di chi ci vive, naturalmente, ma pure dell’amministrazione provinciale e delle cinquantasette amministrazioni comunali che ormai da anni praticano la “raccolta differenziata”, un sistema di gestire i rifiuti che quando non c’era bisognava stare attenti a dove si mettevano i piedi e talvolta tapparsi il naso. Questo è il punto e per non annoiare chi legge non sto a descrivere i molteplici e complessi passaggi della “monnezza” dalle case alle vie e all’approdo finale, ogni momento – e qui c’è perfino dell’arte! – contrassegnato da un colore: verde, blu, giallo, marrone, in una sorta di spettacolare scenografia.
E veniamo alla conclusione, già posta in evidenza più volte da questo giornale. Una conclusione che per quanto concerne i rifiuti non può non renderci soddisfatti di come siamo e come ci comportiamo. Nelle Marche ci sono 246 comuni e nei primi cinque posti della graduatoria regionale sul “riciclo” figurano Visso (83, 64 per cento di “differenziata”!), Esanatoglia , Montecassiano, Appignano e Camporotondo, tutti maceratesi e tutti al di sopra dell’81 per cento. Fra i cinque capoluoghi di provincia, Macerata è al primo posto con quasi il 76 per cento di riciclaggio. E se consideriamo le province in testa è quella di Macerata con oltre il 74 per cento. Una serie di record! Ma solo sulla “monnezza”, diranno i soliti brontoloni rilevando che non è roba, questa, da appuntarsela sul petto come una decorazione al valore! Attenti però a non sottovalutare il senso civile della questione dei rifiuti, che sta creando problemi in tutto l’Occidente mentre da noi è praticamente risolta.


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