Scavi non autorizzati per la Civita Park,
in 4 a processo

CIVITANOVA - Accusati di danneggiamento e deviazione di acque e alterazione dei luoghi l'ex dirigente comunale dei Lavori pubblici Franco Capozzucca, il committente delle opere Ulderico Montevidoni che ha diretto i lavori, Nicola Schiavone, legale rappresentante della Moviter che ha eseguito il lavoro e Mauro Mattucci, rappresentante legale della Civita Park. Riaperto un fascicolo sulla vicenda archiviata tre anni fa e relativa ad un terreno di proprietà della Samesi Immobiliare. Qui le ruspe avrebbero effettuato dei lavori per lo spostamento di una condotta fognaria
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Il sottopasso per la lottizzazione della Civita Park

Il sottopasso per la lottizzazione della Civita Park

 

La Civita Park torna all’attenzione dei giudici. Questa volta non per abuso d’ufficio, usura ed estorsione ma per per lo scavo di una condotta fognaria fatto durante i lavori per il centro fiere, a Civitanova, e che rientravano nella lottizzazione della società di Mauro Mattucci finito a processo insieme ad altre tre persone: l’ex dirigente comunale dei Lavori pubblici Franco Capozzucca, il committente delle opere Ulderico Montevidoni che ha diretto i lavori e Nicola Schiavone, legale rappresentante della Moviter che ha eseguito il lavoro. Per tutti e quattro il reato è di danneggiamento e deviazione di acque e alterazione dei luoghi. Solo per l’ingegnere Franco Capozzucca anche l’accusa di falso perché avrebbe dichiarato l’esistenza di una servitù che non c’era. Il sostituto procuratore Claudio Rastrelli ha aperto un nuovo fascicolo sulla vicenda, per la quale nel 2013 c’era stata l’archiviazione, e ha disposto la citazione diretta a giudizio per i quattro accusati. Tutto inizia l’8 ottobre del 2012 quando sul terreno di proprietà della Samesi Immobiliare, tra via Einaudi e via Pellico, arrivano le ruspe per lavori di scavo relativi alla modifica della condotta fognaria fatta per realizzare il sottopasso in merito alla lottizzazione della Civita Park. Condotta finita nel terreno della Samesi. Un intervento non autorizzato stando al legale rappresentante della società, Giovanni Sagripanti, che fa partire la denuncia. Passano due giorni e e arriva l’autorizzazione a fare i lavori firmata dall’ingegnere Capozucca. A luglio la denuncia viene archiviata. Ma la Samesi va avanti. Chiede delle carte al Comune che non arrivano. Sagripanti, tramite il suo avvocato Simone Santoro, chiede la riapertura delle indagini e una istruttoria più approfondita in sede dibattimentale. Contestata l’autorizzazione del Comune allo scavo, arrivata solo dopo la denuncia di Sagripanti e datata 11 ottobre 2012. Il terreno di proprietà all’epoca era munito di recinzione che era stata tagliata, secondo l’avvocato Santoro, per far iniziare lo scavo. Il processo si aprirà il 7 febbraio 2017. La causa, dopo la morte di Giovanni Sagripanti (leggi l’articolo) è portata avanti dai due figli.

Redazione CM



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