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Sante Monachesi, il pittore “provinciale”
che conquistò il mondo

MACERATA - Inaugurata la mostra alla galleria dell’Accademia di Belle Arti, presente la figlia Donatella. Un ‘ritorno’ nella sua città, amatissima, a distanza di 33 anni per il fondatore del gruppo futurista Agrà

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di Maurizio Verdenelli

(foto di Andrea Petinari)

Estate del 1977, inaugurazione della ‘Nova Folio’ a Pollenza. Alla corte del demiurgo, l’immaginifico Giorgio Cegna, fondatore con Sante Monachesi del gruppo Agrà (“Agrà vincerà!” il grido di battaglia) con Emilio Villa, Silvio Craia, lo stesso caposcuola: il maceratese allora più famoso nel mondo. “Sante, quanto costano queste sculture, queste teste di pietra?” gli chiede l’amico fotoreporter, Pietro ‘Briscoletta’ Baldoni. ‘Centocinquanta milioni di lire, l’una’. “Scusa, te le posso dare su un piede?”. Sante: ‘Caro Pietro (in realtà sembrerebbe che il maestro si sia più riferito in modo più gergale e diretto ndr), quello che conta è la mia firma!”. Proprio così. Monachesi valeva molto, moltissimo. La sua amicizia ancora di più. Così’ a chi gli chiedeva come mai, dato l’affetto che gli mostrava, Baldoni non possedesse almeno un quadro di Sante, il fotoreporter del Messaggero rispondeva invariabilmente facendo trasecolare l’astante: “Veramente lui mi invitava spesso nella villa di Mentana: ‘vieni con Donatella e scegli quello che vuoi’ ma io non ci sono mai andato. Scusate, non poteva portarmene lui a Macerata, uno dei suoi quadri?!”.

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L’inaugurazione della ‘Nova Folio’: Monachesi con il fotografo Baldoni

Già Macerata, sempre nel cuore. C’è una foto (che proponiamo) a testimoniare l’episodio alla ‘Nova Folio’ e questo amore per la città che accomunava il celebre pittore e il popolare fotografo. “All’amico Briscoletta Casettà e Maceratese. Con affetto. Monachesi Agrà 1977. Macerata”.
Monachesi Futuragrà, non a caso, è il titolo della mostra inaugurata ieri pomeriggio alla Galleria dell’Accademia di Belle Arti (GABA.MC) in piazza Vittorio Veneto. Il Grande Maceratese –morto a Mentana ad 81 anni, nel 1991- resterà nella sua direttissima città fino al 16 maggio, ‘presenza assenza’ dell’esposizione curata da Antonello Tolve e dalla gallerista Marianne Wild. L’ultima volta, lui vivente, fu nell’83 in Pinacoteca, sulla stessa piazza, di fronte all’attuale Gaba.Mc. Ad organizzare l’allora curatore, Silvio Craia e il critico Elverio Maurizi, cui molto l’arte maceratese deve. Dice Craia: “Eppure bisognerà ricordarlo. Con Sante, quale sodalizio. Ricordo un avventuroso viaggio di ritorno a Mentana dopo che lui aveva preso parte a Macerata alla ‘Triennale dlel’Adriatico’. Bloccati dal nevone, dovemmo allungare verso Fabriano rischiando di finire spesso fuori strada. Era sempre un piacere stare con Sante che amava la buona tavola al pari del fabrianese Edgardo Mannucci…”.
Sacrifici cui lui, stella assoluta, si sottoponeva per amore della sua città. Leggendo un testo critico in occasione della mostra a New York del ’93, Donatella ha detto: “Monachesi non è un pittore internazionale, è un pittore provinciale…ma intendiamoci..in Italia la metropoli non c’è: il provinciale italiano è quello che fin dalla nascita apre gli occhi sulle testimonianze materiali di una cultura urbana splendida e raffinata…è un connotato che non bisogna mai dimenticare guardando le opere del maceratese Sante Monachesi. Ma dov’è Macerata? Al centro del mondo”.

Macerata, 1938. Il gruppo futurista: Tano, Bravi, Buldorini, Monachesi, Massetani e Tombesi

Macerata, 1938. Il gruppo futurista: Tano, Bravi, Buldorini, Monachesi, Massetani e Tombesi

 

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Il sindaco Romano Carancini e il prefetto Roberta Preziotti

Nel corso dell’inaugurazione, presenti il sindaco Carancini (“Quanti avvenimenti oggi, concomitanti (forse troppo ndr): da grandissima città”), la vice Stefania Monteverde, il prefetto Roberta Preziotti e la direttrice dell’Accademia, Paola Taddei, il prof. Tolve ha parlato di ‘attraversamento’ in compagnia del caposcuola di Agrà, della stessa arte contemporanea. E della ‘luce’ come metodo di indagine. “Anche dell’aria, dell’aere che attraversa la Natura, come affermava Sante” ci dice l’on. Adriano Ciaffi, uno dei ‘patres’ dell’Accademia di Belle Arti maceratesi, che il fondatore del gruppo Agrà conosceva naturalmente benissimo. Un gruppo futurista famoso in Europa grazie ad Ivo Pannaggi (un altro grande con Macerata nel cuore: presente in galleria il figlio Marco), Rolando Bravi (bene ha fatto il Comune, aderendo alle richieste del figlio Paolo, a sottrarre dall’anonimato la sua presenza nel cimitero monumentale), Bruno Tano, Vittorio Meschini, Mario Buldorini che insieme con Massetani, Tombesi e il più giovane di tutti, Wladimiro Tulli operavano riscuotendo consenso ed ammirazione da parte di F.T. Marinetti, il ‘capostipite’.

mostra monachesi gaba accademia belle arti foto ap (17)L’inaugurazione in galleria è stata preceduta dalla lezione su Monachesi nell’auditorium Svoboda, tenuta da Nicola Maria Martino -assistente e allievo del maestro. Poi tutti in galleria. Una retrospettiva «che aspettavo di realizzare da due anni – ha raccontato Marianne Wild – Ho avuto il privilegio di conoscere Monachesi. Con lui io, mio marito e i miei figli avevamo un rapporto di grande amicizia. Era un uomo imprevedibile e generoso che ancora porto nel cuore. Volevo che a Macerata soprattutto i giovani potessero riscoprirlo». Perché Monachesi, come hanno notato gli studenti dell’Accademia, non si studia nei libri. «Questo perché è sempre stato un uomo libero – ha detto Wild – Si inimicava tutti quelli che erano schierati con il PCI a partire da Giulio Carlo Argan di cui fece un ‘Ritratto escremenziale’. Gli hanno fatto un torto estromettendolo dai libri e ora è tempo di rendergli giustizia».
E Donatella Monachesi, che ha coordinato la mostra con Martino e Silvio Pasquarelli: «Mio padre è sempre “domani” e Macerata è sempre la sua città. Questo è un percorso che dimostra come lui fosse un artista unico, alla ricerca delle forma e dei colori essenziali ma con una spiccata curiosità per il futuro, soprattutto per l’uso dei materiali». Dagli “Allumini a luce mobile” fino ai perspex, «abbiamo qui un patrimonio straordinario – ha detto Carancini – Una soddisfazione riscoprire Monachesi».

 

 

 

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