Hollywood? Una collina maceratese
Intervista a Raffaele Curi

“Quella volta che io e Dante volevamo fare un festival con De Niro e Brad”. L'ex enfant prodige di Potenza Picena, dall'Oscar de "Il giardino dei Finzi Contini" al teatro sperimentale con Alda Fendi, passando per tanti ricordi in "patria"
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La video intervista Raffaele Curi
Raffaele Curi_Foto LB (1)

Raffaele Curi con Maurizio Verdenelli

 

di Maurizio Verdenelli

Nell’estate del ’72, in quel piccolo tratto di spiaggia mangiato dall’Adriatico sul litorale di Porto Potenza Picena, il suo arrivo, puntualmente in tarda mattinata, provocava un improvviso sovvertimento della quiete estiva. “E’ arrivato! c’è Raffaele Curi!”. E non c’è n’era più per nessuno: lo capivo da come le mie storie di giovane cronista perugino perdessero all’istante interesse all’interno del raffazzonato uditorio che mi ero laboriosamente costruito, adocchiando le più carine. Vedevi allora le più belle ragazze della spiaggia (pure, ahinoi, del sopracitato uditorio) alzarsi di scatto, chi dalle sdraie, chi dai teli, incuranti all’improvviso della tintarella, curiosi che lasciavano l’ombrellone, gente che interrompeva il bagno per affollarsi attorno a ‘Raffi’. ‘Biondo era e di gentile aspetto’ il ‘divino Curi’ che ti vedeva senza guardarti ma che in fondo restava il bravo ‘ragazzotto potentino’ (amava autodefinirsi) assurto rapidamente al ruolo di celebrità. Non capitava ogni momento infatti che un giovane della provincia maceratese –pur premiata fornitrice allora di eroi del palcoscenico da Graziosi a Spaccesi- diventasse in così breve tempo una star.

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Dopo la ‘prima’ di ‘Boheme’ (regia di Ken Russell) alla Sferisterio: da sn Emanuela Fiorentino, Maurizio Verdenelli, Lino Capolicchio (invitato speciale da Raffaele Curi) e Carla Fendi – foto di Pietro Baldoni

Era accaduto a Raffaele Curi, famiglia borghese di Potenza Picena, laurea in Lettere, ex studente salesiano. Segnalato a Vittorio De Sica quale miglior studente formatosi alla scuola d’arte drammatica ‘D’Amico’ di Roma, Curi era entrato nel 1970 nell’eccezionale cast de ‘Il giardino dei Finzi-Contini’ che sarebbe diventato leggendario nella storia della cinematografia mondiale, risultando decimo per una giuria americana di giornalisti specializzati tra i cinquanta migliori film in assoluto. Nel ’72 sarebbe arrivato l’Oscar, poi l’Orso d’oro di Berlino, i David di Donatello, il Nastro d’Argento, il Premio Bafta e il Grammy Award. Per Lino Capolicchio, il protagonista, un David speciale. Un ruolo, quello di Giorgio, che sarebbe dovuto spettare a Curi al quale fu assegnata poi la parte di Ernesto, il fratello. Tra i due sarebbe poi nata un’amicizia davvero fraterna, che tuttora dura. “Lino, che è un grandissimo attore, ha naturalmente elementi di critica nei confronti di un settore che vede spesso nei cinepattoni un vitale punto di riferimento della produzione annuale cinematografica italiana. Si è rinchiuso un po’ in se stesso, in quetsi ultimi tempi” mi dice Raffaele, a Macerata per le vacanze di Natale in famiglia, dopo una visita alla redazione di ‘Cronachemaceratesi”.

Raffaele Curi ne "Il giardino dei Finzi Contini"

Raffaele Curi ne “Il giardino dei Finzi Contini”

E torna a ricordare: “A fianco di Capolicchio, e grazie al capolavoro premiatissimo di De Sica, a fianco di Dominique Sanda, Romolo Valli, Helmut Berger, Fabio Testi ero dunque entrato dalla porta trionfale nel mondo dello spettacolo, tanto che a dirla tutta mi davo pure qualche ‘aria’. In tal…guisa mi rivolsi, anni dopo, ad una vecchia signora nel salotto del ‘Maurizio Costanzo show’. Per la verità non avevo compreso bene chi fosse lei. Mostrava tuttavia grande ammirazione per me, per il mio essere attore. Ed era sincera, ed era…pure Greta Garbo scoprii alla fine con grave imbarazzo. Ma che grandezza, che modestia suprema nella regina delle Dive del cinema! Che lezione per me: non la scorderò mai”.

Raffaele a casa è tornato spesso: nella villa di famiglia immersa nel verde, morto precocemente il padre e qualche tempo fa l’adorata mamma Regina Elena, vivono la sorella Edelweiss e il nipote. A metà degli anni 80, lui intanto aveva celebrato in anticipo allo Sferisterio la ‘rivoluzione di velluto’. Un solo biennio durò quel gioioso rivolgimento, il ‘periodo rosa’ di una stagione lirica, diretta da Carlo Perucci e Davide Calise che vide l’Arena trasvolando oceani e continenti, diventare famosa anche in Australia, grazie a Ken Russell che le sorelle Fendi indussero a venire, dopo Spoleto nella ‘sconosciuta’ (per il regista inglese) Macerata. E ci fu il prodigio di ‘Boheme’, poi ‘Traviata’, sold ourt ai botteghini, per la regia di Mauro Bolognini. L’anno dopo altri grandi spettacoli con ospiti d’eccezione: tra tutti la grandissima Susan Sarandon, reduce dal successo planetario di ‘Atlantic city’ e pure Laura Antonelli, l’attrice allora più popolare in Italia. E c’erano pure ospiti brillanti che presto sarebbero divenuti famosi: Vittorio Sgarbi, grande amico di Raffaele con cui sarebbe poi stato al Festival dei Due Mondi a Spoleto, dove ‘il ragazzo di Potenza Picena’ era l’assistente del patron Giancarlo Menotti così come delle Fendi era l’imagine man.

A Macerata nell’85 e nell’86, grazie a Curi, furono dunque fatte le ‘prove generali’ della socializzazione e dell’introduzione nella città, sempre refrattaria, della stagione lirica. Una ‘rivoluzione’ portata brillantemente a conclusione ora, a distanza di trent’anni, da Francesco Micheli. “Prometto  che la prossima estate sarò in piazza e in Arena ad osservare–dice il ‘pioniere’ Curi- per il momento non mi esprimo anche perché sono un po’ all’oscuro dell’operazione del direttore artistico maceratese”.

Alda_Fendi_Paola_Taddei_Raffaele_Curi_Elio_Hermas_ErcoliAttore caro a Pupi Avati, contemporaneamente geniale ‘ospitaliere’ delle celebri feste romane da oltre trent’anni a questa parte (In uno dei primi libri di Sgarbi ed in altri ancora sono descritte le tecniche innovative di Curi per ricevimenti che utilizzando gli scaglioni, ruotavano l’intero generone romano in limitati spazi) l’ex ‘enfant prodige potentino’ è ora il direttore artistico della Fondazione Alda Fendi Esperimenti. Producendo spettacoli di qualità (‘Nel tempio dell’Elefantina’ con il ritorno di Domiziana Giordana, un’altra sua grande amica, è stato trasmesso su Rai2) registrando ogni volta successo e l’esaurito negli ex studios De Paolis. Il ‘belmondo’ capitolino fa a gara per non restare senza il curatissimo ed ormai leggendario invito vergato da Curi alla maniera del ‘700. “Con Alda Fendi che ho accompagnato a Macerata per il premio Svoboda all’Accademia, c’è un rapporto umano e professionale profondo: è una vera mecenate e c’è ora a Roma forte aspettativa per il suo progetto di una Grande Casa della Cultura e dell’Arte” annuncia Curi.

“Vuoi sapere una cosa? Il mio cuore è sempre qui, a casa mia e ritengo una delle mie esperienze più belle e toccanti dal punto di vista umano l’apertura, agli inizi degli anni 80, del parco della splendida villa Buonaccorsi a Montecanepino…”.

Aspetta, Raffaele, ricordo tutto: tu e Lino (Capolicchio) voci recitanti, Severino Gazzelloni al flauto, serata magica, irripetibile… l’allora sindaco, una donna, mi rivelò che il celebre musicista era venuto senza volere nulla, grazie a te, a Potenza Picena….’Altrimenti saremmo dovuti camminare tutti storti sotto il peso di quel cachet’ mi riferì la signora, testualmente.

“Giustissimo, ricordi bene”

Poi, quando Sgarbi, diventato sindaco di San Severino ti voleva assessore, tu facesti a sorpresa il gran rifiuto…

“Che dolore! però mia madre mi convinse a desistere. Mi conosceva troppo bene: avrei preso inevitabilmente qualche delusione, qualcosa non sarebbe andata così come il mio senso perfezionista avrebbe voluto e sarei inevitabilmente esploso…e mi sarebbe fortemente dispiaciuto perché amo profondamente questa terra, ne sono intimamente parte, è nel mio patrimonio genetico di marchigiano”.

Un altro ricordo legato alla pubblica amministrazione di questo territorio?

“Lo conosci benissimo, perché ne fosti suggeritore grazie all’entusiasmo e alla volontà di un sindaco che si chiamava Anna Menghi. Un progetto che era costituito da un festival cinematografico curato da Dante Ferretti, allora assessore alla cultura, affiancato da Martin Scorsese. Io era il terzo del ‘board’. Quanti incontri a Roma: ho ancora il biglietto di Marty con la sua casa di produzione personale che lui aveva chiamato con il nome dell’amatissima mamma. Poi …l’invidia delle corti, un’opposizione cieca ‘tagliagambe’ (ma pure nella maggioranza quanti tradizimenti!) indusse Dante a dimettersi: forse avrei fatto la stessa fine anch’io se avessi accettato a San Severino…chissaà?”

Qual era il progetto con Scorsese e Ferretti?

“Su Galileo Galilei: bellissimo. E’ rimasto nel cassetto, peccato. A Macerata in quel settembre del 1997 sarebbero dovuti venire per un festival, Robert De Niro e Brad Pitt, gli attori preferiti di Scorsese, a lui legatissimi. Con Dante però ci siamo ‘rifatti’: una bellissima performance sul mare Adriatico andata in scena grazie a ad Alda”.

 



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