Acqua, il M5S si mobilita
contro l’Ato unico regionale:
“No alla svendita ai privati”
I gruppi comunali pentastellati riuniti ad Ancona indicano le azioni di opposizione: proposta di legge in Parlamento e mozione contro lo Sblocca Italia in consiglio regionale
Gestione del servizio idrico, M5S annuncia battaglia al processo di costituzione dell’Ato unico regionale. Questa mattina i gruppi dei comuni marchigiani riuniti ad Ancona hanno tracciato le linee guida dell’opposizione all’accorpamento. «Nella nostra Regione, in completa controtendenza con la volontà dei cittadini espressa nel referendum del 2011, non solo non sono state mai avviate procedure di ri-pubblicizzazione della gestione, ma negli ultimi mesi si è constatata un’accelerazione verso la svendita ai privati della gestione del servizio idrico – si legge nella nota del M5S regionale – Come? Con l’accorpamento degli Ato a livello regionale, per preparare un bel pacchetto appetibile per le grandi multiutility: sicuramente Hera spa, forse addirittura Acea. L’obiettivo è sempre lo stesso: togliere agli enti locali i beni più preziosi. Per questo motivo, per difendere la volontà dei cittadini italiani espressa nei referendum, per difendere un bene pubblico che deve essere patrimonio delle comunità locali e non gestito nella logica del profitto, il Movimento 5 Stelle si schiera con fermezza a difesa della gestione pubblica del servizio idrico, con un’operazione che coinvolge i portavoce in tutte le istituzioni, dal parlamento ai Consigli regionali e comunali. In parlamento è in discussione in Commissione una proposta di legge, presentata da un intergruppo “Acqua Bene Comune” di cui fanno parte anche esponenti della maggioranza e prima firmataria la nostra portavoce Federica Daga, intitolata : “Princìpi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico, nonché delega al Governo per l’adozione di tributi destinati al suo finanziamento”, che ri-presenta la proposta dei movimenti “Acqua Bene Comune” del 2007.
«Presenteremo in Consiglio regionale una prima mozione contro l’articolo 7 del cosiddetto “Sblocca-Italia”, che favorisce di fatto i progetti delle grandi multiutility, ed una seconda per eliminare l’odiosa pratica dei “distacchi”, assicurando viceversa l’erogazione minima dei 50 litri/giorno necessari ad ogni persona per l’igiene personale e l’uso potabile. Nei Consigli comunali presenteremo invece mozioni e delibere per modificare gli statuti dei Comuni, ed inserire i principi di acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico di non rilevanza economica per modificare dove possibile la natura degli enti che gestiscono l’acqua, da società per azioni (diritto privato) ad enti consortili di diritto pubblico contro i distacchi. Attraverso queste azioni in tutte le istituzioni in cui siamo presenti vogliamo invertire la rotta – contraria al volere e agli interessi dei Cittadini – che il governo sta seguendo, che la Regione e il governatore Ceriscioli sembrano recepire e sposare, e che i Comuni – se isolati – non possono contrastare. A loro non interessa la volontà e il futuro dei cittadini, noi invece vogliamo difenderli. Invitiamo pertanto anche le altre forze politiche a ripensare le loro azioni, e ad aderire a questi documenti, anche copiandoceli se vorranno, soprattutto nei Comuni dove non siamo presenti».


IL guadagno che noi cittadini possiamo ottenere con la gestione privatizzata dell’acqua, potrà essere soltanto quello che hanno ottenuto i cittadini che hanno avuto la sventura di provarlo sulla loro pelle. Cioè: pessimo servizio, acqua difficilmente potabile e bollette alle stelle. Tutto perché nessun privato può ottenere l’appalto senza sganciare mazzette. E chi le paga l’impresa di tasca sua che ha la gestione privata? Ma per favore ci facciano il piacere……
Quando si hanno solo cinque anni di tempo per sistemarsi a vita, nemmeno i referendum oltre a tante altre cose vengono rispettati.