Dramma sull’A1,
lettera di Gilberto Ruggeri:
“Sento ancora mio figlio vicino”

CINGOLI - Il padre del 34enne scomparso il 5 novembre in un incidente in autostrada racconta i momenti di dolore di quella notte e ringrazia le tante persone che si sono unite al cordoglio familiare. «Quella notte, sull'asfalto, non eravamo soli a lottare per la vita»

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Pietro Ruggeri

Pietro Ruggeri

 

di Leonardo Giorgi

«Ancora non ci posso credere, lo sento ancora vicino a me. Vorrei starmene per un po’ in silenzio in uno degli eremi francescani bellissimi del nostro territorio. Ma fuggirei dalla realtà». Inizia così la lettera con cui Gilberto Ruggeri, musicista di Cingoli, ha voluto ricordare il figlio Pietro, morto il 5 novembre, a 34 anni, in un incidente nel tratto dell’A1 tra Modena e Reggio Emilia, quando la loro auto si è ribaltata in seguito ad un terribile tamponamento subito (leggi l’articolo).

Incidente che Ruggeri ricorda brevemente, e con molta delicatezza, in un passaggio della sua lettera. «Quella notte – scrive – io e mio figlio siamo stati colpiti alle spalle da un uomo che procedeva sull’autostrada alla velocità di 210 chilometri orari ma, sotto quel cielo stellato, non eravamo soli sull’asfalto a lottare per la Vita». Quella notte stellata, nella campagna emiliana, che ha visto Ruggeri sopravvivere per miracolo da quei momenti di indicibile dolore: lo scontro, il figlio sbalzato fuori dall’auto, il tentativo di rianimarlo, l’abbraccio sull’asfalto e la corsa all’ospedale. «Come superstite di questa violenza subita – sottolinea Ruggeri – sento di esprimere i miei sentimenti di gratitudine, sopraggiunti nel mio cuore, nei durissimi giorni che hanno seguito questo tragico evento».

L'incidente in autostrada

L’incidente in autostrada

Inizia così una lunga lista di ringraziamenti che l’uomo ha fatto anche pubblicare a Cingoli, in un manifesto. «A nome mio e della mia famiglia, ringrazio eternamente: Dio Padre per avermi protetto e salvato la Vita in una missione di pace in cui nostro figlio si è sacrificato per l’amore familiare». I due infatti stavano tornando dalla Svizzera, dove erano andati a trovare la sorella e la madre del giovane, residenti da anni nel territorio elvetico. «Ringrazio tutta la stampa e le televisioni che hanno seguito in diretta il tragico incidente, provocato da un uomo alla guida di un’auto che ci ha tamponato ad altissima velocità. Il comandante della Polizia Giancarlo Alberti ed i suoi uomini. Gli uomini e le donne dell’unità operativa del pronto soccorso di Modena. La Croce verde di Reggio Emilia che ha curato il recupero del corpo di mio figlio Pietro. Tutti i parenti da ogni parte d’Italia. Tutti gli amici e i conoscenti». Tra i tanti ringraziamenti trovano spazio anche le molte persone che hanno conosciuto Pietro Ruggeri nell’ambito del suo forte legame con il mondo della musica e, recentemente, della Chiesa. «Ringrazio tutti i compagni, amici e musicisti di Pietro di Ancona e i musicisti di Firenze, Cingoli, San Severino, in particolare l’insegnante Giovanni Clavorà Braulin di Roma. Il pro rettore dell’università di Urbino, Massimo Ciambotti». Nei ringraziamenti c’è anche una lunghissima serie di parroci che sono stati vicini alla famiglia».

La bara trasportata dagli amici, dopo i funerali del 34enne

La bara trasportata dagli amici, dopo i funerali del 34enne

Pietro Ruggeri per un periodo ha lavorato nel Punto Macrobiotico di San Severino. Il pioniere della macrobiotica Mario Pianesi, è stato vicino al dolore della famiglia. «Ringrazio Pianesi, la sua famiglia, i suoi allievi contadini, cuochi, fornai, artigiani di tutta Italia». Tra i ringraziamenti ci sono anche i sindaco di Cingoli Filippo Saltamartini, il consigliere comunale Giorgio Giorgi, l’Anpi, la Cgil di Cingoli e i partigiani della pace del maceratese e dell’anconetano, il sindaco di San Severino Cesare Martini e la professoressa Gabriela Lampa. «Invitiamo tutti – conclude Ruggeri – a credere fermamente nella solidarietà umana e nel trionfo della Vita sulla morte. Grazie a tutti di cuore».


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