“Bando di gestione illegittimo”
Il palasport al centro della polemica

CINGOLI - La società sportiva Timberwolf chiede l'annullamento del bando per l'affidamento della struttura comunale alla Polisportiva. Il dirigente Elmi: «Questa vicenda racconta ai cittadini come viene esercitato il potere amministrativo»

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Il palasport "Luigino Quaresima" di Cingoli

Il palasport “Luigino Quaresima” di Cingoli

di Leonardo Giorgi

«L’amministrazione di Cingoli ha prodotto un bando di gestione del palazzetto che, a conti fatti, avrebbe potuto favorire solo una delle tante società sportive di Cingoli, la Polisportiva. Per questo la Timberwolf ha prodotto un’istanza di annullamento del bando». Spiega così Fabio Elmi, dirigente sportivo della società di basket e pallavolo Timberwolf Cingoli, il motivo della protesta nei confronti della gestione del palasport Quaresima affidata fino al 2020 alla Polisportiva.

La giovane associazione sportiva cingolana, con quattro anni di attività alle spalle, due dei quali passati ad allenarsi a Staffolo (in provincia di Ancona) per la difficoltà di utilizzare gli spazi del palasport, reputa ingiusto e quindi da annullare il concorso pubblico che ha affidato per i prossimi cinque anni la gestione del palazzetto comunale alla Polisportiva Cingoli. Il bando di gestione, pubblicato dall’amministrazione comunale lo scorso 8 maggio, secondo il dirigente Elmi sarebbe caratterizzato da diversi aspetti di illegittimità. «L’istanza depositata tramite lo studio legale di Bigozzi e Marchegiani – recita il comunicato della Timberwolf – evidenzia ampiamente come la procedura di gara per l’affidamento della gestione del palasport abbia leso principi di trasparenza, proporzionalità, non discriminazione, parità di trattamento ed imparzialità, che dovrebbero invece permeare l’azione amministrativa».

«La scelta dello strumento dell’istanza, anziché del ricorso alla Giustizia Amministrativa – afferma Elmi – è stata orientata considerando i costi elevati di un ricorso al Tar, che avrebbe avuto fondate possibilità di accoglimento nel merito ma anche imposto grandi sacrifici economici ad una piccola a.s.d. dilettantistica come la nostra. Va però precisato che l’istanza in autotutela è uno strumento che, anche se consente alla pubblica amministrazione di correggersi qualora riconosca di aver errato nell’esercizio dei propri poteri, non obbliga nessun provvedimento. Il mancato riesame della procedura può assumere solo due significati alternativi: il vizio non c’è oppure il vizio c’è ma non lo si corregge perché non se ne ha l’obbligo».

«In verità – conclude il dirigente – il Comune ha scelto di rispondere con pochissime righe ad un atto ben più corposo, senza alcuna puntuale contro-argomentazione nel merito. Pertanto, la Timberwolf ha avuto la sua vittoria in quanto, indipendentemente dall’esito della procedura, era fondamentale difendere i principi guida dell’azione amministrativa. Questa questione non è legata a logiche di appartenenza politica e non riguarda solo qualche associazione sportiva. Questa vicenda parla a tutti i cittadini e racconta come viene esercitato il potere amministrativo».


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