Ospedale di Tolentino, Mercorelli:
“Mente chi promette di salvarlo”

SANITA' - Il consigliere del Movimento 5 Stelle interviene accusando il governo e gli amministratori locali e regionali di incapacità nella gestione del settore: "Non garantiscono ai cittadini i servizi e le sicurezze per i quali pagano fior di tasse e li mettono in pericolo"
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Gian Mario Mercorelli

Gian Mario Mercorelli

Sanità al centro del dibattito a Tolentino. Dopo il botta e risposta tra il sindaco Giuseppe Pezzanesi e il direttore dell’Area vasta 3 Alessandro Maccioni, durante l’inaugurazione della nuova dialisi (leggi l’articolo), sul tema interviene Gian Mario Mercorelli, consigliere del Movimento 5 Stelle tolentinate. 

«La già critica situazione sanitaria regionale – spiega –  ha visto negli ultimi anni un decadimento senza precedenti. Senza considerare i “deliri” dello Stato centrale (che, tanto per fare un esempio, trova 6 miliardi di euro per costruire una nuova portaerei ma poi taglia gli esami clinici sovvenzionati), l’incapacità locale di fare economia laddove possibile (avete idea di quanti dirigenti siano presenti nella pianta organica della sanità regionale?) e l’assenza di capacità organizzativa e di conoscenza del territorio non garantiscono ai cittadini i servizi e le sicurezze per i quali pagano fior di tasse ma, soprattutto, li mettono in pericolo, perché è vero che i conti devono essere a posto, ma è vero anche che di “malasanità” si può morire».
Mercorelli accusa tutte le forze politiche di conoscere perfettamente il destino riservato alla sanità dalla riforma regionale e dal “patto della salute” prevista dal governo. «Ad esempio, un reparto di cardiochirurgia deve avere un bacino di utenza di 1,5 milioni di abitanti (quindi nelle Marche ne possiamo avere solo uno), un reparto di ostetricia deve avere un bacino tra 150.000 e 300.000 abitanti e via dicendo per tutte le specialità. Si deve, in sostanza, per ogni reparto, fornire un numero minimo di prestazioni affinché esso possa rimanere aperto, quindi se tieni un reparto in una struttura sei chiamato a chiuderlo nell’altra. Chi oggi promette di mantenere aperto l’ospedale di Tolentino così come gli altri piccoli ospedali o è disinformato o, peggio, sta spudoratamente mentendo ai cittadini con il solo fine di averne un guadagno dal punto di vista elettorale. Ricordiamo che, all’epoca, l’amministrazione regionale Pd guidata dal Governatore Spacca, l’assessore alla Salute Mezzolani, il presidente V Commissione consiliare (sociale e sanità) Comi e tutte le opposizioni erano al corrente di tale Patto e delle ripercussioni che avrebbe avuto su tutto il territorio regionale. Ora l’attuale amministrazione Pd guidata da Ceriscioli ben si guarda dal prendere le distanze da quanto dovrà andare a regime dal 2016».

Il taglio del nastro del nuovo centro dialisi dell'ospedale di Tolentino

Il taglio del nastro del nuovo centro dialisi dell’ospedale di Tolentino

Mercorelli punta anche il dito sulle carenze: “«Sarebbe stata necessaria un’opera di concertazione con i sindaci delle aree interne per differenziare le offerte dei servizi secondo le esigenze territoriali, perché forse sarebbe stato necessario mantenere qualche struttura ospedaliera o pronto soccorso dove oggi vengono chiusi. Ed è mancato un attento studio statistico sull’affluenza e sulle esigenze sanitarie della popolazione tale da permettere di stilare un piano di riordino sostenibile pur mantenendo gli impegni e le esigenze di bilancio. Di fatto il cammino è obbligato per quanto riguarda la chiusura dei piccoli ospedali, ma questo ovviamente non scagiona i governanti dalla colpa di non essere riusciti, negli anni, a mantenere dei servizi adeguati per i cittadini. E’ inutile togliere a una struttura la qualifica di ospedale per chiamarla “Casa della Salute” se non nascono contestualmente i servizi necessari ai bisogni della salute dei cittadini: è semplicemente una presa in giro che offende l’intelligenza dei cittadini. Se i medici di medicina generale ( medici di base) o la continuità assistenziale (guardia medica) non verranno riorganizzati e non garantiranno un presidio efficace all’interno delle future “case della salute”, i disservizi e l’obbligo per i cittadini di prendere la macchina e spostarsi verso i poli ospedalieri (che necessariamente si intaseranno) saranno automatici. Per inciso, ci chiediamo se siano stati chiusi gli accordi sindacali con i medici di base proprio nell’ottica di ottenere una loro collaborazione, altrimenti il pericolo è quello procedere alla riorganizzazione navigando a vista e senza avere le risorse necessarie affinché i nuovi servizi funzionino realmente».



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