Roberta e Eugenia,
spose gay di Civitanova:
“Serve il registro delle coppie di fatto”

LA STORIA - Si sono sposate e vivono in Argentina, dopo il convegno sul gender si dicono "costernate" per le reazioni che ci sono state e chiedono all'amministrazione di dare un'ultima spinta per completare l'iter
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Roberta Saccoccio e Eugenia Sarrias

Roberta Saccoccio e Eugenia Sarrias

«Costernate da ciò che è accaduto dopo il convegno del teatro Conti sulle teorie gender e molto dispiaciute delle manipolazioni strumentali e non rispondenti al vero che sono state espresse dall’avvocato Amato, oggi io e Eugenia siamo una coppia felice (leggi l’articolo)». Lancia un appello Roberta Saccoccio, civitanovese di nascita, ora residente in Argentina assieme alla moglie Eugenia. Sono una coppia omosessuale, sposata, che dopo la polemica sorta in merito al gender torna a chiedere all’amministrazione l’avvio del registro delle coppie di fatto come promesso in campagna elettorale. La Saccoccio racconta la sua storia che diventa una lettera aperta e un appello all’amministrazione civitanovese: «Io e Eugenia, argentina di Rosario, sette anni fa ci siamo incontrate, riconosciute e innamorate. In seguito al nostro incontro mi sono trasferita nel paese di Eugenia, ho continuato lì la mia attività e visto che le leggi lo consentivano abbiamo celebrato un bellissimo matrimonio. In quel periodo la nuova amministrazione si era da poco insediata ed avevamo salutato con entusiasmo il progetto previsto nel programma del sindaco che contemplava l’approvazione del registro delle coppie di fatto. A questo proposito avevamo interloquito con il presidente del Consiglio comunale, Ivo Costamagna, congratulandoci per l’iniziativa e sollecitandolo a completare presto l’iter burocratico. In occasione del nostro matrimonio argentino tornammo a Civitanova per festeggiare con i nostri amici e parenti ed abbiamo trovato la massima accoglienza e approvazione, ci siamo sentite circondate dall’affetto di tutti ed anche il “matrimonio italiano” è stato intenso, pieno di calore e gioia senza alcun pregiudizio. Oggi siamo di nuovo in città per un periodo di vacanza e siamo rimaste costernate da quanto sentito al teatro Conti: tutto serve a generare confusione, omofobia, discriminazione e prevenzione nei confronti della diversità vissuta come minaccia dell’altrui cultura. Abbiamo avvertito nel pubblico presente a teatro un’atmosfera di paura, come se la nascita di altre famiglie, il riconoscimento di altri diritti fosse vissuto come un rischio per la famiglia tradizionale, per gli affetti tradizionali. Ecco dunque il perché del nostro appello all’amministrazione, al Consiglio comunale e al suo presidente ed al sindaco Corvatta. Siamo certe che il Consiglio comunale, il sindaco e tutti i componenti della maggioranza vorranno dare un’ultima spinta all’iter legale che, ci dicono, è praticamente pronto mancando solo un passaggio in maggioranza e in Consiglio. Noi fra pochi giorni ripartiremo per l’Argentina ma saremmo lietissime di tornare appena ci arrivasse la notizia dell’attivazione del registro magari in occasione del venticinquennale del gemellaggio con General San Martin per rinsaldare il legame culturale ed affettivo tra i nostri paesi che io ed Eugenia abbiamo già consolidato nella pratica di vita».

(l.b.)



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