Terremoto in Nepal,
morta la speleologa Mancinelli

La 51enne, medico anestesista, è rimasta sotto la frana che ha seppellito il villaggio di Langtang

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Il medico del Lancinsi Gigliola Mancinelli morta nel terremoto del Nepal

Il medico del Lancinsi Gigliola Mancinelli morta nel terremoto del Nepal (© riproduzione riservata)

E’ morta la speleologa Gigliola Mancinelli di Ancona, dispersa nel terremoto in Nepal (leggi l’articolo). Era insieme ad Oskar Piazza, nella zona di Langtang, morto anche lui. Salvi invece gli altri due italiani del gruppo: Giuseppe Antonini, anche lui di Ancona e Giovanni Pizzorni, che ha riportato varie fratture. Giuseppe è riuscito oggi a mettersi in contatto con i familiari. Gigliola, 51 anni, medico anestesista, era istruttrice nazionale della Scuola Medici del Centro. Lascia due figli di 15 e 10 anni.
«Disponibile, generosa e ancora appassionata della sua attività come medico-speleologo collaboratore del Corpo nazionale del Soccorso Alpino». E’ l’immagine che emerge dalle testimonianze di chi ha conosciuto Gigliola Mancinelli, morta sotto la frana provocata dal sisma nel Nepal, che ha seppellito il villaggio di Langtang. Con lei c’erano il trentino Oskar Piazza, il ligure Giovanni (Nanni) Pizzorni e Giuseppe (Pino) Antonini, come lei anconetano e suo amico di vecchissima data. Piazza è morto con lei sotto le macerie, gli altri due sono riusciti a uscirne. E’ affranta la madre di Pino, Romilda, che pure tira un sospiro di sollievo per il figlio: «Da noi era di casa da almeno 30 anni, lei e Pino erano come fratelli. Per me era come una figlia, disponibile, generosa, mi ha aiutato più di una volta».
Gigliola, che abitava al confine fra Agugliano e Polverigi, lascia due figli, un maschio e una femmina, di 15 e 10 anni, un marito anche lui medico Mario Burchiani, da cui era separata, e il padre anziano e malato. «E’ una tragedia. In queste ore – racconta ancora Romilda – non faccio altro che pensare a quei due ragazzini. E aspetto Pino, tornerà con qualche graffio, ma quello che temo di più sono le ferite che avrà dentro».
Dopo quasi due giorni di angoscia, Antonini è riuscito a mettersi in contatto con la compagna e con i familiari. La Mancinelli era medico anestesista in servizio nella rianimazione del polo cardiologico Lancisi: «Abbiamo sperato fino all’ultimo che non fosse lei” riesce solo a dire il primario Cristopher Munch. Ma era anche volontaria nella base del’elisoccorso di Fabriano.

Tre turisti marchigiani sono scampati al sisma. Sono l’avvocato anconetano Francesco Tardella, specializzato in diritto fallimentare ed ex presidente del Rotary Ancona-Conero, e due turiste senigalliesi, Claudia Greganti, 38 anni, e Tiziana Cimarelli, di 58. I tre si trovavano a bordo di una jeep con l’autista e una guida turistica quando, all’improvviso, sono stati travolti da una frana. A parte lo choc e qualche escoriazione, stanno tutti bene. Erano diretti da Kathmandu a Chitwan, dove si trova un parco nazionale. I tre sono poi riusciti a mettersi in contatto con i familiari per rassicurarli. Al momento non si sa quando rientreranno in Italia. E stanno bene due amici alpinisti di Fano, Pietro Marcucci e Luca Cantiani, che si trovano in questo momento ai piedi dell’Everest. Erano arrivati in Nepal una settimana fa e secondo i programmi in questi giorni avrebbero dovuto impostare la scalata per la cima più alta del mondo ma ora, con il terremoto e la tragedia della valanga che ha travolto e ucciso 18 persone impegnate nella scalata, hanno rinunciato ai loro programmi e stanno preparandosi per il rientro in Italia. Da quanto si è appreso, Marcucci e Cantini non hanno mai corso alcun rischio né si sono trovati coinvolti nei danni provocati dal terremoto. Ora stanno cercando un volo per un rapido rientro in Italia.


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