Foibe e studenti, confronto in Comune
Un preside: “A scuola si fa poco
per insegnare certi argomenti”
CIVITANOVA - Il consiglio comunale è stato aperto agli istituti superiori per riflettere e commemorare la tragedia degli italiani dimenticati e dell'esodo dalmata e istriano. Critico il dirigente scolastico Pierluigi Ansovini della Da Vinci
Studenti attenti. Domande e quesiti durante il consiglio comunale aperto dedicato alla commemorazione delle vittime delle foibe. Tanti ragazzi hanno preso parte questa mattina alla seduta dell’assise organizzata dalla presidente del consiglio insieme agli istituti scolastici. Una giornata per riflettere e commemorare la tragedia degli italiani dimenticati e l’esodo dalmata e istriano. Gli oltre 150 alunni delle superiori presenti (rappresentanti di Ipsia, Bonifazi, Itc, licei) hanno ascoltato, insieme a consiglieri di maggioranza e opposizione e assessori, la ricostruzione storica del professore Angelo Ventrone, introdotta dalle parole del presidente del consiglio comunale Ivo Costamagna, che ha ribadito l’assoluta necessità di rafforzare i programmi istituzionali dedicati a questi temi, che non sono affatto occasioni formali ma fondamentali per non dimenticare la storia e per impostare una corretta educazione civica delle future generazioni. «Ribadisco – ha detto Costamagna –
la necessità di portare avanti un progetto più organico e continuativo con le scuole sui temi dei diritti umani e della solidarietà, anche se si dovesse andare a scapito di qualche manifestazione estiva. Viviamo in tempi in cui i vergognosi fatti in nome della razza e del fondamentalismo religioso stanno tornando e dobbiamo trovare il modo di trasmettere la cultura della solidarietà, della tolleranza, della legalità e della ricerca dell’integrazione. E’ compito nostro fare questo». Il massacro delle foibe dell’Istria, dove fra il 1943 e il 1947 sono stati gettati, vivi e morti, quasi diecimila italiani, è stato oggetto dell’intervento in aula del dirigente scolastico Pierluigi Ansovini, dell’istituto da Vinci, che ha ammesso: «Si fa poco a scuola per insegnare ai ragazzi certi argomenti, spesso volutamente negati».
(l.b.)