San Nicola dipinto da Raffaello
a Brescia nella mostra “Rinascimento”
TOLENTINO - Fino ad aprile l'esposizione della Pala Baronci (1500 - 1501), considerata l’opera prima del pittore urbinate che vi lavorò a soli 17 anni e raffigurante l’Incoronazione del santo

La pala con l’incoronazione di San Nicola di Tolentino
E’ Raffaello il protagonista della mostra allestita fino ad aprile a Brescia nel Museo di Santa Giulia con opere illustri da musei nazionali e internazionali. L’esposizione nasce con l’obiettivo di riunire i frammenti che costituivano la Pala Baronci (1500 – 1501), considerata l’opera prima di Raffaello che vi lavorò a soli 17 anni con un aiuto, il pittore Evangelista da Pian di Meleto. La pala, che ha come tema l’incoronazione di San Nicola da Tolentino, fu commissionata al giovane artista per la chiesa di Sant’Agostino a Città di Castello. Nel 1789, a causa di un terremoto, fu gravemente danneggiata e le parti superstiti furono disperse tra varie collezioni.
Tra i capolavori ospitati nella Pinacoteca Tosio Martinengo c’è il famoso dipinto di Raffaello, l’Angelo, raffigurazione di un etereo cherubino, dolce e decisa, a un tempo, assorto in una contemplazione fiabesca, quasi impassibile. L’opera, databile al 1501, è in verità un frammento della pala d’altare che un tempo ornava la cappella Baronci nella chiesa di Sant’Agostino a Città di Castello, dedicata a san Nicola da Tolentino e comunemente nota come Pala Baronci. La pala, raffigurante l’Incoronazione di San Nicola da Tolentino, viene ritenuta l’“Opera prima” documentata del maestro, che all’età di soli 17 anni vi lavorò insieme con Evangelista da Pian di Meleto. Riconosciuto come un artista a pieno titolo nonostante la giovane età, nel contratto Raffaello veniva indicato con l’appellativo di “magister” e anteposto al più anziano collaboratore.
La storia di questa grande tavola, a partire da un preciso e terribile giorno, è travagliata: il 30 settembre 1789 un terremoto devasta l’Alta Valle del Tevere. Tra gli altri disastri, crolla la chiesa che ospitava da quasi tre secoli l’opera di Raffaello; l’altare dedicato a San Nicola è in rovina, e la pala, evidentemente, subisce gravi perdite e guasti strutturali. I padri agostiniani allora pensano di recuperare fondi per la ricostruzione del loro convento, e, d’accordo con la famiglia che nel frattempo era diventata titolare della cappella già dei Baronci, vendono il dipinto danneggiato al papa Pio VI (che aveva offerto per esso una notevole cifra), a patto di ottenerne una copia – della cui realizzazione è incaricato l’anziano artista Ermenegildo Costantini, che morirà nel 1791 poco dopo aver portato a termine l’impresa. A Roma l’opera è sezionata in vari pezzi (quelli meglio conservatisi dal terremoto) dal pittore Giovan Battista Ponfreni, ma il pontefice non ha modo di godere a lungo di questi superstiti frammenti del giovanile capolavoro di Raffaello: nel 1798 arrivano i soldati napoleonici, s’instaura l’effimera Repubblica Romana, e le diverse parti di quella che era stata la pala Baronci, che probabilmente erano state tutte trasformate in “quadri da stanza”, prendono strade differenti e vanno via via disperse, fino a che di esse si perde memoria.
Il filo della storia riprende nel 1821, quando il nobile e collezionista Paolo Tosio, cui si deve in larga parte il patrimonio della Pinacoteca di Brescia, s’invaghisce di un piccolo dipinto ritenuto da alcuni della prima maniera di Raffaello, e lo compra tramite l’intermediazione di un mercante fiorentino; ma sarà soltanto nel 1912 che lo studioso tedesco Oskar Fischel riconoscerà in esso l’Angelo della perduta ‘opera prima’ di Raffaello, e lo collegherà a due altri frammenti, le figure del Padre eterno e della Vergine Maria, che erano finiti a Napoli nel Museo di Capodimonte, scambiati per lavori di un non meglio precisato allievo del Perugino. L’ultimo ritrovamento è relativamente recente: nel 1981 un tassista porta al Louvre la fotografia di una tavola, un altro Angelo, ereditato da una parente, monaca in un convento del sud della Francia. Sylvie Béguin, conservatrice del dipartimento di pittura italiana del museo, lo riconosce, e comunica al mondo la scoperta.
La mostra Rinascimento è allestita al Museo di Santa Giulia ed è visitabile fino al prossimo 6 di aprile, dal martedì alla domenica dalle ore 9.30 alle ore 17.30. lunedì chiuso. Per informazioni visitare il sito rinascimento.bresciamusei.com