Il teatro incontra Nazzareno Quarchioni
nel monologo di Giorgio Contigiani

COLMURANO - Nella chiesetta dei Ss Pietro e Paolo l'attore moglianese ha interpretato "Unico varco il cielo" spettacolo ricavato dal diario del colmuranese Nazzareno Quarchioni, classe 1922, prigioniero nei campi di lavoro in Germania durante la seconda guerra mondiale

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Giorgio Contigiani in “Ultimo varco il cielo”

di Walter Cortella

foto di Mario Lambertucci

Nella suggestiva cornice della chiesetta dedicata ai santi Pietro e Paolo di Colmurano, sede del museo Ventura, l’attore moglianese Giorgio Contigiani ha interpretato davanti ad un pubblico ridotto per ragioni di spazio, “Unico varco il cielo”, una pièce teatrale di ottima fattura, della quale ha curato l’adattamento e la regia, presentata in Comune qualche giorno fa nel corso di una conferenza stampa (leggi l’articolo). Si tratta di un monologo ricavato dal diario che il colmuranese Nazzareno Quarchioni, classe 1922, soldato della seconda guerra mondiale impegnato sul fronte greco, ha scritto durante la sua prigionia nei campi di lavoro in Germania, dove fu rinchiuso per venti lunghissimi mesi, in veste di «internato militare», all’indomani di quel tragico 8 settembre 1943 che cambiò radicalmente la sua vita e quella   di centinaia di migliaia di nostri soldati e dell’Italia stessa. Quel quadernetto, scampato miracolosamente alle minuziose «riviste» delle feroci guardie delle Ss, ha seguito le inenarrabili vicissitudini del suo autore, fino al sospirato ritorno a casa, nel settembre del 1945. Ma da allora il buon Quarchioni, uomo schivo e forse di poche parole, non ha   mostrato a nessuno quel diario né ha mai raccontato a parenti e amici il suo lungo calvario.

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La chiesetta dei Santi Pietro e Paolo dove si è svolto l’evento

Il ricordo di quella disgraziata esperienza è rimasto chiuso nel suo intimo fino alla morte, avvenuta nel 2005. Oggi la sua incredibile storia è tornata a rivivere nella performance attoriale di Giorgio Contigiani, grazie ad un progetto condiviso dalla illuminata amministrazione Comunale di Colmurano. Il testo finale del lungo atto unico è il frutto di   una radicale ma attenta e appassionata selezione del racconto autobiografico del Quarchioni. Dalle 87 fittissime pagine del quadernetto, contenente tanti spunti che se ne potrebbe fare in futuro un corposo lavoro teatrale a più voci, il nostro Contigiani ha scelto con grande amore e profondo rispetto i passi più indicati per dar vita ad un monologo che, senza facili ammiccamenti, potesse catturare l’attenzione del pubblico su una vicenda tragica e lo ha portato sulla scena con coraggio poiché oggi il pubblico ha un grande bisogno di evasione ed è perciò poco incline ad assistere a spettacoli dal contenuto altamente drammatico. Per l’esibizione ha attinto al suo notevole bagaglio artistico, impiegando vari registri recitativi, dal dialogato al recitato, dal «soffiato» all’urlato, dal «linguaggio» tipico della commedia dell’arte a quello quasi cabarettistico, sottolineato dal particolare look, pantaloni e camicia rigorosamente neri. Ha utilizzato con maestria quello straordinario strumento che è la voce umana, ma anche la mimica e il movimento corporeo hanno avuto il loro ruolo determinante.

unico varco il cieloContigiani è un attore-regista completo, di lunga esperienza e fin dalle prime battute il pubblico lo ha seguito in religioso silenzio, polarizzato dalle sconvolgenti immagini proiettate sullo schermo. L’apparato scenico, neanche a dirlo, è del tutto azzerato, sostituito da un ridotto ma efficace gioco di luci che ha sopperito egregiamente alla mancanza del sipario. Dalla consolle Angelo Andreozzi ha irradiato anche il raffinato   commento musicale, scelto con cura dallo stesso regista. I brani “Fratres e Cantus in memory of Benjamin Britten” del compositore èstone Arvo Pärt, apprezzato soprattutto per la semplicità dell’ascolto e la trasparenza emotiva delle sue opere, hanno supportato degnamente l’atmosfera evocata dal testo e dalle immagini. Non da meno sono stati “Elegie” di Dmitri Shostakovich e “In cerca di cibo” di Fiorenzo Carpi (titolo più azzeccato che mai!), nella struggente interpretazione di Gianni Coscia alla fisarmonica e Gianluigi Trovesi al clarinetto, uno strumento che conferisce al «pezzo» un vago sapore klezmer. Un lungo e meritato applauso ha salutato al termine Giorgio Contigiani, autore e interprete di una preziosa «chicca» teatrale che dopo la prima assoluta di Colmurano inizia una piccola tournée sul nostro territorio (Macerata, Monte San Giusto e Fermo) per far conoscere l’incredibile avventura vissuta da Nazzareno Quarchioni, modesto muratore dalle insospettabili doti di affabulatore. Allo spettacolo hanno assistito la vedova Anna Tesei, le due figlie, nipoti, pronipote e tenti amici.

Contigiani con la famiglia Quarchioni

Contigiani con la famiglia Quarchioni


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