“Matite contro fucili”
Il massacro di Parigi nelle parole
degli alunni della scuola multietnica
ATTENTATO IN FRANCIA - Dopo l’attacco alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, anche gli allievi della prima media portorecanatese si interrogano su quanto accaduto e fanno sentire la loro solidarietà. La preside Anna Maria De Siena: "La prima reazione dei bimbi è stata la paura"

La parola è la nostra arma, scrivono i ragazzi di prima media di Porto Recanati
di Alessandro Trevisani
“Je suis Charlie”. “Matite vs fucili”. “La parola è la nostra forza”. “I terroristi sparano e i giornalisti usano le matite”. Sono le frasi scritte alla lavagna dagli alunni della prima media di Porto Recanati, all’indomani dell’attacco alla redazione di Charlie Hebdo, a Parigi. Immediato, il bisogno di capire, reagire, discutere, tra i banchi. Ed è massiccia la presenza di alunni stranieri nelle scuole della città. «Siamo intorno al 30% alla scuola media, che oggi si chiama secondaria di primo grado, con punte del 50% alla primaria», spiega Annamaria De Siena, la giovane preside che dirige anche l’asilo Rodari di via Ancona. A Parigi, in nome della Jiahd, sono morti 4 ebrei per ciò in cui credono, e i redattori di Charlie Hebdo, per ciò che facevano con le loro matite: come spiegarlo agli allievi di una scuola tra le più multietniche d’Italia, con una forte componente di famiglie musulmane a popolare l’Hotel House, tra 2mila persone di 33 diverse etnie, con profonde disuguaglianze sociali ed economiche? «Basta partire dal loro vissuto – spiega De Siena – senza imboccarli coi dogmi degli adulti».

Uno slogan alla lavagna di un bimbo di 10 anni
Ma la prima reazione dei bimbi qual è stata? «La paura – dice la preside -. Si sono identificati coi bimbi rimasti orfani dei loro padri e madri. ‘Potrebbe capitare anche da noi?’, si sono chiesti alla elementare, senza fare distinzioni tra cristiani e musulmani: differenze che non esistono tra loro. Emergono dopo, tra gli adolescenti».
“Che cos’è Isis? Perché i terroristi uccidono? Chi sono i siriani? Che cosa c’è in Siria?”. Queste sono le domande dei 10-11enni, che il docente ha adoperato per costruire un giornale di classe, con le risposte formulate insieme cogli alunni.«Tutto parte dalle pagine sfogliate online sulla lavagna interattiva – dice De Siena – gli insegnanti hanno spiegato che Charlie se l’è presa con gli aspetti dogmatici e intolleranti delle religioni, non con chi ha fede in quanto tale». Alla fine ciò che conta è spiegare che “Se uno si sente offeso da un disegno non deve rispondere col fucile”, come è scritto sul giornale di classe. Una filosofia che dal 12 gennaio sarà ribadita dalla sei giorni di “Under the same sky, open minds and equalrights for all”, nell’ambito del Progetto Erasmsus Plus: un happening che coinvolgerà 14 insegnanti di Spagna, Olanda, Slovacchia, Polonia e Turchia, presenti al talk show di informazione dal titolo Uguaglianza, organizzato dall’associazione Lo Specchio per il 15 alle 16 all’auditorium Enrico Medi. Da questa esperienza nascerà un libro che analizzerà il concetto di uguaglianza sotto 6 aspetti, tra i quali il rapporto uomo-donna e la religione. Piccoli, importanti semi di pace, in tempo di guerra.

La scuola elementare Gramsci-Matteotti di via Alighieri
Riceviamo da Alberto Ardiccioni, ex preside dell’I.C. “E. Medi” di Porto Recanati:
Leggo con piacere che i bambini stranieri dell’I.C. “E. Medi” di Porto Recanati hanno espresso la loro disapprovazione in merito ai terribili fatti di Parigi. E’ il frutto dell’integrazione. Un’integrazione che è cominciata già nel 2001 quando, in qualità di Preside di quella scuola, ho visto improvvisamente salire la percentuale degli alunni stranieri dal 9 al 30%, tanto che l’Istituto diventò per questo fenomeno, come fu riportato anche dai quotidiani nazionali, terzo in Italia. Un’integrazione che si è potuta realizzare grazie ad un corpo docente di qualità, talvolta anche di notevole spessore, e ad una popolazione partecipe e generalmente molto attenta al problema.Oggi sono contento di sapere che ciò che era già cominciato e che ho documentato in un libro edito nella collana “I quaderni del Consiglio della Regione Marche”, continui con successo.Mi auguro che tutte le scuole possano intraprendere la stessa strada e che l’integrazione, quella vera, sia messa al primo posto come sta facendo ad esempio, da ciò che sento e verifico di persona, il prof. Ermanno Bracalente, dirigente dell’I. C. “E. Fermi” di Macerata.
Già, libertà di satira, ma attenti a scegliere bene l’oggetto della satira.
Noi, però, non corriamo i rischi dei francesi, sappiamo bene come regolarci e su chi fare satira.
(fonte:http://torredibabele.blog.tiscali.it/2015/01/08/satira-da-morire/ )