Partorisce in coma, il marito:
“Una fortuna che siano vive entrambe”
Salesi: “Temevamo di sacrificare la bimba”

TREIA - Mamma e figlia fanno progressi. La donna non ha ancora potuto vedere la piccola se non in foto. Il bebè prende già il latte e tra due settimane potrà lasciare la Terapia Intensiva Neonatale dove è ricoverata in una incubatrice. Il primario Fabio Santelli: «Eravamo pronti ad intervenire con un cesareo d'urgenza per salvare la paziente. E' stato un parto eccezionale». La 34enne aveva avuto problemi sin dai primi mesi della gravidanza. La bambina è stata chiamata Fatima

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il primario Fabio Santelli

il primario Fabio Santelli

 

di Marina Verdenelli

Sta bene e può bere già il latte ma non ha ancora visto la sua mamma. Prosegue nel migliore dei modi il decorso ospedaliero per la bambina nata ieri all’ospedale Salesi di Ancona da una donna di 34 anni, residente a Treia, che per tre mesi ha portato avanti la gravidanza in coma (leggi l’articolo). «L’abbiamo chiamata Fatima – dice il papà della piccola, Jbrahima Barry, 36 anni – come la mamma di mia moglie. E’ una fortuna che siano vive entrambe. Ho temuto di perderle». L’uomo è originario della Guinea. Fa l’operaio per un’azienda di Sambucheto e vive a Treia dal 2007. La moglie lo ha raggiunto dallo stato africano nel 2009 quando è nato il loro primo figlio. Nel 2012 è arrivato il secondo. «Per noi la famiglia è tutto – prosegue Barry – nelle altre gravidanze era andato tutto bene. Questa però fin dai primi mesi ha dato dei problemi a mia moglie. Entrava ed usciva dall’ospedale. Dicevano che era normale». Fitte alla pancia, vomito, debolezza. La donna, Rouguiatou Diallo, aveva tutti questi sintomi che non la facevano stare bene. «La situazione si è poi aggravata – continua il marito – fino al ricovero all’ospedale di San Severino avvenuta alla fine di settembre. Le sue condizioni non miglioravano. Mia moglie aveva perso anche la memoria, non ricordava più le cose e poco a poco ha iniziato a non muoversi più. Così è stata sottoposta ad una risonanza magnetica alla testa perché pensavano che avesse un disturbo neurologico. Ma l’esame ha dato esito negativo. Il 30settembre è stata trasferita a Camerino. I medici volevano mandarla all’ospedale di Macerata ma non c’era posto. Dopo la prima notte hanno deciso il trasferimento al Salesi di Ancona che per noi è stata una salvezza. Nessuno riusciva a capire cosa avesse». Per i medici del Materno-Infantile di via Corridoni il caso della 34enne è stato il primo seguito in quelle condizioni.

Il reparto di Rianimazione del Salesi di Ancona

Il reparto di Rianimazione del Salesi di Ancona

«E’ stato un parto eccezionale – conferma Fabio Santelli, primario del reparto di Anestesia e Rianimazione – una mamma in coma da tre mesi non era mai successo e la donna ha rischiato di morire. La paziente ora sta meglio, risponde bene alle terapie. Non parla ancora perché è aiutata nella respirazione ma si fa capire a gesti. Quando è arrivata avevamo molte perplessità che non riuscisse a portare avanti la gravidanza perché non era nemmeno di sei mesi. Eravamo pronti a fare un cesareo d’urgenza per salvarle la vita, sacrificando quella della bimba. Per fortuna non ce n’è stato bisogno». La mamma è ricoverata ancora nel reparto di Anestesia e Rianimazione dove il marito fa avanti e indietro da Treia per accudire gli altri due bambini. La 34enne ha visto la figlia solo in foto, scattata dal coniuge con il cellulare. Dopo il decorso post operatorio potrà lasciare il Salesi per una struttura sanitaria dove farà la riabilitazione nella speranza che riacquisti tutte le capacità motorie. Fatima è nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale, in incubatrice, dove rimarrà per almeno due settimane. Per la famiglia, che non ha parenti a Treia ma può contare solo su qualche amico, ora si pone un problema di gestione della quotidianità. «E’ dura con gli altri due bambini – dice il marito della donna – e mia moglie in queste condizioni. Io penso a portarli a scuola e a lavorare. Spero di poter cambiare casa perché quella attuale è su due piani e non andrà bene per Rouguiatou quando tornerà a casa. Ho già chiesto al Comune se ci aiutano per una soluzione». Solo al Salesi hanno capito che la 34enne aveva contratto un virus che ha dato origine ad una patologia simile, in campo medico, alla sindrome di Guillain-Barré che crea uno stato di paralisi del corpo.

L'ospedale Salesi di Ancona

L’ospedale Salesi di Ancona


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