Quando Garibaldi brindò al Capodanno
a casa del ministro Gentiloni

TOLENTINO - Era l’ultima mezzanotte del 1848. L’eroe dei Due mondi, inviato nelle Marche da Mazzini, il giorno seguente raggiunse Macerata insieme alla Legione. La festa per fine anno si tenne nell’abitazione tolentinate degli antenati dell’attuale responsabile degli Esteri
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Il ministro Paolo Gentiloni in un incontro nella chiesa di San Catervo, a Tolentino

Il ministro Paolo Gentiloni in un incontro nella chiesa di San Catervo, a Tolentino

di Maurizio Verdenelli

Alla mezzanotte di 166 anni fa, l’Eroe dei Due Mondi brindò in un affrescato salone delle Feste a Tolentino, al nuovo anno e alla vittoria considerata definitiva della ‘rivoluzione liberale’ che aveva infiammato tutto il ’48 in Italia. Lo storico brindisi avvenne in casa di …Paolo Gentiloni, attuale responsabile degli Esteri  del governo Renzi -dal 31 ottobre sostituendo Federica Mogherini, seppure ministro tuttavia lo fosse già nel governo Prodi.
Giuseppe Garibaldi aveva visto dunque giusto scegliendo quella illustre famiglia marchigiana che avrebbe dato i natali non solo al ‘progressista’ Paolo (con tessera Pd), nobile di Filottrano, di Cingoli e di Macerata ma pure sopratutto a Domenico quando essere liberale era un rischio gravissimo nel regno papalino e più tardi a Vincenzo Ottorino Gentiloni. Il quale, 64 anni dopo quei ‘lieti calici’ firmò nel 1913 a nome dell’Ueci, il patto con i liberali di Giolitti segnando ufficialmente l’ingresso dei cattolici nella vita politica italiana. Cin cin! Nel giorno di San Silvestro, dunque, Garibaldi era giunto a Tolentino diretto a Macerata. La sosta, programmata, era a casa del ‘fidatissimo’ del conte Domenico  Silvery. Il conte era un palafreniere del papa, ovvero guardia nobile pontificia, tuttavia era stato ‘contagiato’ dall’idea liberale che lo aveva costretto al ‘buen retiro’ nel palazzo avito di Tolentino ad una spanna dalla Basilica di San Nicola. Garibaldi con la Legione, in quell’inverno ‘cruciale’, era stato inviato dai maggiorenti della Repubblica Romana ad approvvigionarsi lontano dalla capitale, a Porto San Giorgio, o meglio come veniva chiamato all’epoca: al porto di Fermo. Faceva freddo quel 31 dicembre, come ricorda dettagliatamente lo storico Pietro Pistelli, maceratese, autore di “Garibaldi nelle Marche”: un libro che ha avuto grande successo di vendite e di critica, ormai pietra miliare per approfondire l’epopea dell’eroe nella regione adriatica.

garibaldi

Giuseppe Garibaldi

Dopo aver fatto visita, dunque, alla magistratura comunale tolentinate ed aver alloggiato la truppa nella caserma del Casarino, il Generale visitò la Basilica di San Nicola ammirando il Cappellone. Poi, insieme con gli ufficiali dello stato maggiore (Bixio, Mazzucchetti, Sacchi e Masina) venne accolto ed omaggiato a casa Silvery. Il Conte diede al suo celebre Ospite una generosa sovvenzione di parecchi scudi da destinare all’acquisto di indumenti e divise per la truppa che aveva dimostrato d’averne urgente bisogno data la stagione invernale.
A ricordo di tale storico passaggio, dopo la morte dell’Eroe, sulla facciata principale del palazzo fu poi innalzata una lapide ancor oggi visibile, vanto dell’intera collettività tolentinate. Al Conte, il Generale rivelò che l’indomani la Legione avrebbe marciato di buona lena verso Macerata dove la sosta sarebbe durata ben ventitré giorni nel corso dei quali Lui sarebbe stato eletto deputato alla Costituente romana. Il Silvery, che si era dimostrato tanto generoso, da Garibaldi ricevette come dono un’ “anima”. Un oggetto peraltro comune all’epoca: un bastone ‘animato’ da passeggio che celava al suo interno una lama di spada. Lo scomparso on. Roberto Massi Gentiloni Silvery, già deputato dc e sindaco di Tolentino, fino all’ultimo vice presidente della Fondazione Carima e della Fondazione Giustianini Bandini, ne andava fiero e mostrava il bastone ‘animato’, di color cobalto, nelle varie celebrazioni storiche cittadine. In una delle ultime, a palazzo Sangallo, mostrò sia a me sia al capitano dei Carabinieri, lo spadino. Con grande imbarazzo dell’ufficiale, di fronte allo storico cimelio che contrastava tuttavia con la normativa del porto d’arma…ma nel nome dell’Eroe fu comprensibilmente chiuso un occhio. Roberto Massi (padre di Francesco, consigliere regionale e coordinatore regionale Ncd) raccontò pure in quell’occasione come la sua antenata venne molto lusingata dal dono di Pio IX che dopo Garibaldi ‘stette’ a casa loro. Si trattava di un vezzoso ventaglio di penne di struzzo che la nobildonna usava all’incontrario: per evitare di consumare il ricordo che veniva dal papa, lo teneva fermo ‘sventolando’ viceversa il viso! E quando si liberarono gli affreschi delle ‘pietose’ fascine che alla bell’e meglio avevano coperto le nudità dei putti dipinti, nei saloni di palazzo Silvery, per riguardo al futuro Beato (Pio IX lo sarebbe diventato nel Duemila) che nel frattempo se n’era andato, la contessa protestò: “Ma che facciamo se il Santo Padre torna?!”. Fu rassicurata che non sarebbe stato un evento facilmente ripetibile: la visita del pontefice senigalliese  (anch’egli ospite per una notte) avveniva concretamente per ‘riparazione’ all’eretica ospitalità data al ‘bandito Garibaldo’.
In ogni caso l’idea liberale non sarebbe morta con Domenico nel casato dei Gentiloni che, abbiamo detto, ha dato tanto alla moderna democrazia e alla rappresentanza politica nelle Istituzioni. Un’idea liberale che allora Domenico Silvery (messo precipitosamente da parte) tuttavia allora a caro prezzo dopo la caduta della Repubblica ed il ritorno sul trono del Papa Re, il senigalliese Giovanni Maria Mastai Ferretti. Molti giovani tolentinati seguirono Garibaldi nella difesa di Roma ed uno di loro Antonio Pierdominici lasciò la sua giovane vita sul colle del Gianicolo, combattendo contro i francesi per la Repubblica Romana. Antesignana  della nostra attuale la cui Costituzione ricalca fedelmente in diversi articoli quella di Garibaldi e dei triumviri Mazzini, Armellini, Saffi.



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