Crollo al Masaya, incontro infuocato
tra sindaco e operatori
“Lei cadrà, ci vediamo in tribunale”

PORTO RECANATI - Sabrina Montali è stata attaccata duramente. Rodolfo Scalabroni (Abat): "Il progetto di ripascimento è tutto sbagliato". Il primo cittadino: "Deponete l'ascia di guerra". Intanto la struttura di Christian Gambelli ha subito ulteriori danni dalla forza del mare dopo il primo cedimento di ieri. Il titolare: "Farò causa al Comune"
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MASAYA 00

I bagnini dal sindaco

I bagnini dal sindaco

di Alessandro Trevisani

Si è trasformata in un confronto acceso con i titolari dei balneari quella che doveva essere solo una conferenza stampa convocata per stamattina nella sala consiliare dal sindaco Sabrina Montali, per parlare di erosione della costa a ridosso del crollo parziale dello chalet Masaya. Chalet che ieri mattina ha perduto la soletta anteriore della sua piattaforma, finita in acqua in mezzo all’ennesima mareggiata (leggi l’articolo). A tal proposito Rodolfo Scalabroni dell’Abat, l’associazione degli operatori balneari, ha tenuto a precisare che «Quella porzione del Masaya non è stata abbattuta dall’impatto diretto delle onde, ma è venuta giù per il progressivo erodersi della costa, che ha reso fragile la struttura in questi mesi».
Il sindaco ha esordito così all’indirizzo degli operatori, una decina, seduti nelle file del pubblico del consiglio comunale: «Non fatevi strumentalizzare politicamente, deponete l’ascia di guerra perché non ha senso mettersi uno contro l’altro, amministrazione di qua e balneari di là». Per Abat di nuovo Scalabroni ha messo l’accento sulle mancanze della Regione Marche: «Il progetto di ripascimento per 4,2 milioni a Lido delle Nazioni è del tutto sbagliato, tanto è vero che la stessa Regione, che il nostro Comune ascolta fin troppo, lo vuole strappare e fare daccapo, probabilmente temendo conseguenze penali».

Chriostian Gambelli manifesta tutta la sua rabbia all'incontro con il sindaco

Chriostian Gambelli manifesta tutta la sua rabbia all’incontro con il sindaco

Montali ha rinfacciato agli operatori di essere troppo appiattiti sulle obiezioni al progetto fatte dalla ditta appaltatrice, la Dicearco Costruzioni di Messina, che sulla base dei suoi rilievi da giugno in qua si è rifiutata di dare inizio ai lavori. Una critica che fa inferocire gli operatori. «Lei cadrà, lo perderà questo palazzo – grida uscendo dalla sala Christian Gambelli, titolare del Masaya – e comunque ci vediamo in tribunale».
Alla Montali si rimprovera di non aver autorizzato i massi per proteggere lo chalet che sta crollando gradualmente in mare. «Le ordinanze di questo tipo, attuate dalla precedente amministrazione, sono state revocate per l’intervento della Regione – dice il sindaco, che sventola una lettera con cui il Servizio Infrastrutture della Regione Marche invita il Comune a rimuovere i blocchi di cemento autorizzati con ordinanze 36 e 60 dello scorso febbraio, e a lasciare soltanto i sacchi di sabbia a difesa dello chalet la Rotonda – perché l’intervento coi massi nel lungo periodo può determinare interferenze con la dinamica costiera, con conseguente accentuazione dei fenomeni erosivi». Ovverosia: più spiaggia dietro ai massi vuol dire meno spiaggia tutto intorno. Si torna quindi alla politica, perché la vecchia amministrazione quei massi, sebbene sul filo della legittimità, li aveva autorizzati. «Senza blocchi in mare ora molti chalet non starebbero in piedi», protesta Daniel Pandolfi dello chalet la Rotonda. E la risposta di Montali è lapidaria: «Io massi a casaccio, senza l’ok della Regione, non ne metto. Del resto se a tizio cade la casa, non è certo il Comune che provvede a risarcirlo o a proteggerlo». Pacatamente interviene Andrea Marcelli dello chalet Barracuda: «Qui succede che se stai in piedi non fai notizia, se cadi giù invece fai notizia. Intanto però vediamo di non disperdere i 300mila euro per il ripascimento al nord, e a mettere 2-3 pennelli (rocce disposte in modo longitudinale rispetto al litorale, ndr) in più, nella parte più vicina al centro, dove è crollato il Palm Beach e potrebbe cadere anche il mio chalet». A questo punto Massimo Mancini, tra i gestori del Palm Beach crollato a maggio, chiede al sindaco un aiuto e una presenza maggiori. Alché Montali risponde: «Che aiuto avete avuto da chi c’era prima?».

Il sindaco Sabrina Montali all'incontro con i bagnini

Il sindaco Sabrina Montali all’incontro con i bagnini

Ma di nuovo è esplosiva la reazione dei bagnini, con Enzo Pandolfi che grida: «Io le ho fatte tutte per farti votare», e si porta via il figlio dalla sala. Christian Gambelli, anche lui alla riunione con la Montali, annuncia di voler intraprendere «Un’azione legale, e confermo che dopo le ferie mi vedo col mio avvocato, perché è la sola strada da attivare. Faremo una causa di risarcimento danni, faremo le perizie che occorreranno per capire chi sono i responsabili tra Comune e Regione. Stamattina dal parcheggio è caduto un albero dentro lo chalet, poi sono crollati altri due metri di pavimento e una porzione di tetto, mentre l’intera piattaforma si sta inclinando verso il mare». Gambelli in Comune ha portato la copia della sua richiesta del 25 novembre, dove effettivamente chiedeva di piazzare massi a protezione dello chalet. «Non ci sono state risposte scritte, è vero – conferma il consigliere con delega al Demanio Giuliano Paccamiccio – ma verbalmente in questi giorni abbiamo detto più volte a quelli del Masaya che non si poteva fare».

I vigili del fuoco all'interno dello chalet Masaya danneggiato dal mare

I vigili del fuoco all’interno dello chalet Masaya danneggiato dal mare

In ogni caso non è stato un buon anno per gli operatori balneari, e rimane perfino difficile, se non impossibile, augurare un buon inizio. Resta solo da attendere il voto del consiglio regionale sulla variante al Piano di difesa della costa, che finalmente sdoganerà scogli e protezioni rigide, e che dovrebbe cadere tra il 7 e il 10 gennaio.



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